Avete presente il Commissario Montalbano?

Il vino che gli serve Calogero sulla terrazza è probabilmente un Cerasuolo di Vittoria, o un Nero d’Avola o perché no, un Frappato, fresco, fiorito, perfetto per una giornata di sole e brezza di mare.

Da qualche anno di cantine siciliane si sente parlare con crescente entusiasmo, merito delle cure profuse dai produttori nella coltivazione delle uve prima e nelle procedure di vinificazione poi.

Vini puliti, sinceri, rispettosi del territorio, che meritano di essere segnalati, ma soprattutto, assaggiati.

Come quelli di queste cinque aziende, dalle coste meridionali di “Vigata”, la cittadina immaginaria di Camilleri in provincia di Ragusa, su verso le Eolie, da tenere presente se passate di lì quest’estate o se le incontrate sugli scaffali della vostra enoteca di fiducia.

1. Tenuta Bastonaca, Vittoria (Ragusa)

E’ frutto di una conversione questa piccola azienda, nata da pochi anni dalla passione condivisa di Giovanni, ex avvocato, e sua moglie Silvana (qui con il figlio Giuseppe), che ho conosciuto in occasione di una presentazione delle sue ultime uscite.

Tenuta Bastonaca inizia con 15 ettari nel ragusano, a Vittoria, dove viti ad alberello custodiscono fino alla vendemmia Nero d’Avola, Frappato, Tannat e Grenache, coltivati in regime biologico (la certificazione è ancora in corso).

Poi accoglie in azienda anche un ettaro in zona Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna, dedicato a Carricante, Nerello Mascalese e al Nerello Cappuccio. Era quello che mancava per riuscire a rendere l’idea della ricchezza e la complessità della Sicilia nei suoi vari terroir. L’esito, assai felice, si declina in diverse referenze, tra cui è davvero difficile scegliere.

Il Grillo Doc 2017 si presenta con un bouquet di fiori delicati, litches e mineralità, e una beva fresca e leggermente ammandorlata.

Il Frappato 2017, 100% da uve omonime e maturazione in acciaio, è un’esplosione di freschezza e frutta rossa croccante, arriva balsamico e speziato, e si conferma fresco e di lungo finale, fa pensare subito a carpacci di pesci grandi come tonno o spada, ma è molto piacevole anche senza abbinamento. Con il Nero d’Avola è un’altra storia: vinificato in purezza, in vasche d’acciaio, offre tutta la profondità del vitigno mantenendo inalterata la gioventù del frutto. Prugna, amarena, chiodi di garofano esaltati da un bel corpo e rotondità. Non è il solito Nero d’Avola denso e pesante, ma setoso e intenso.

Le vigne del ragusano, però, si esaltano con il Cerasuolo di Vittoria vendemmia 2016, Nero d’Avola e Frappato a metà. Anche questo vino tocca soltanto vasche in acciaio, dopo una macerazione sulle bucce di circa 12 giorni; le note fiorite, che arrivano intense come glicine, peonia e rosa si armonizzano perfettamente con sentori smaltati e lievemente tostati. La beva è morbidissima e perfettamente bilanciata tra tannini e acidità. Mediamente il prezzo di queste bottiglie si colloca tra gli 11 e i 15 €.

Sud è il biglietto da visita di Tenuta Bastonaca, l’etichetta importante dei vigneti di Vittoria: si tratta di un blend di Nero d’Avola (60%) da viti di trent’anni, Grenache e Tannat (entrambi 20%). Il mosto resta sulle bucce per 15 giorni, fermenta in acciaio, e poi riposa almeno 12 mesi in tonneau di rovere nuovi, e in bottiglia per altri 6 mesi. Questa 2015 è di temperamento sensuale; le note fruttate sono scure, mature e invitano alla riflessione, mentre guizzi balsamici si affacciano impertinenti ed evocano distese di cespugli sotto il sole, mirti, timo. Va giu liscio, morbido, con ricordi di noce moscata e cioccolato, ma ancora scalpitante. Una bottiglia da tenere in cantina per fare un figurone con appena 23-25 €.

Ma questo è anche l’anno del debutto, tra le referenze prodotte dal vigneto sull’Etna, dell’ottimo Etna Bianco Doc 2017, in questo caso da uve Carricante 100% che riposano 12 mesi in acciaio sulle fecce fini e altri 6 mesi in bottiglia. Molto elegante e fine al naso, con note agrumate e dolci, soprattutto di cedro e mango, minerali e un accenno di cenere di camino. All’assaggio si conferma un vino intenso, che la componente alcolica (14%) non doma affatto: il finale è lunghissimo e sapido, con una piacevole nota amaricante. Ne sono state prodotte soltanto 1200 bottiglie, cosa che influisce sul prezzo che si aggira intorno ai 30 €.

Le uve per l’Etna Rosso Doc 2015 (80% Nerello Mascalese e 20% Nerello Cappuccio) provengono da vigneti di circa 50 anni: vengono selezionate manualmente, e poi, una volta ammostate, restano sulle bucce per 18 giorni. Il vino matura dai 12 ai 18 mesi in botte grande da 25 hl prima di riposare in bottiglia per altri 6 mesi circa. Quello che arriva è un vero nettare d’uva, che si presenta al naso con una bella ciliegia scura, matura e calda, note di tabacco dolce e pepe nero. Al sorso questa 2015 si esprime con potenza, rivelando un corpo importante sostenuto dall’acidità, eleganza ed equilibrio. Costa circa 20 €.

Tenuta Bastonaca, Contrada, 97019 Vittoria (Ragusa). Tel +39 0932 686480

2. Poggio di Bortolone, Roccazzo (Ragusa)

Da una cantina giovanissima a una di oltre due secoli: in occasione di GoWine Sicilia, ho assaggiato i vini di Poggio di Bortolone, azienda che appartiene alla famiglia Cosenza dalla fine del Settecento e da allora si è tramandata di generazione in generazione fino all’attuale proprietario, Pierluigi. Dai vigneti, in posizione collinare, nascono uve Frappato, Nero d’Avola, Petit Verdot, Syrah e Cabernet Sauvignon, che entrano a vario titolo tra le etichette in degustazione. Dal 2005 ha ottenuto la DOCG Cerasuolo di Vittoria.

L’uvaggio tipico del Cerasuolo di Vittoria (Nero d’Avola e Frappato) torna qui in varie versioni: dal Rosachiara (9€,) un rosato ottenuto da salasso, molto fresco e ammiccante, dalle note di ribes e una spiccata sapidità, al Contessa Costanza Cerasuolo di Vittoria Docg (10€), stesso mosto, ma vinificato in rosso, con maturazione in acciaio per almeno 18 mesi. Profumato di frutti rossi croccanti è un vino da godersi nella sua freschezza, anche a temperature leggermente inferiori alle classiche di servizio per i rossi. Il Poggio di Bortolone Cerasuolo di Vittoria Docg (10€) invece ha il 60% di Nero d’Avola e il 40% di Frappato: si presenta già più scuro all’olfatto, nonostante anche questo vino non veda legno: prugna, ciliegia matura, mora i frutti dominanti, che tornano anche all’assaggio con un corredo tannico presente ma rispettoso. Para Para è la relativa Riserva, da viti di 20 anni che crescono sul greto pietroso del torrente Para Para; affina in tonneau di rovere francese per 10 mesi e il risultato è un vino morbido e molto piacevole, dalla beva accattivante (17€). Da uve Syrah e Cabernet Sauvignon sono l’Addamanera Terre Siciliane IGT e il Pigi Sicilia Doc (21€), di cui l’ultimo è praticamente la versione affinata in legno del primo. Il Pigi matura 18 mesi in acciaio e successivamente altri 10 mesi in tonneau, che ne mitigano le asperità: grande rotondità, un corpo importante, il frutto che c’è ma cede parte della scena alle note balsamiche e tostate. Ultimo, ma non per importanza, il Petiverdò (15€), ovviamente da uve Petit Verdot (in purezza), da vigneti con rese molto basse (45 quintali per ettaro). Matura solo in acciaio e l’esito è molto piacevole, fresco e beverino, con note erbacee che si combinano bene con altre più dolci, di caffè tostato.

Poggio di Bortolone, via Bortolone 19. Roccazzo (Ragusa). Tel. +39 349 3424507

3. Fausta Mansio, Siracusa

Salendo verso nord, sul versante orientale dell’isola, troviamo la dolcezza del Moscato bianco di Siracusa, di cui l’azienda Fausta Mansio si fa – giustamente – vanto, dato che molti coltivatori della zona negli anni Settanta hanno preferito estirpare i vigneti per convertirsi agli agrumi. Alla fine del secolo scorso invece Fausta Mansio reimpiantò le vigne di Moscato bianco, che oggi, coltivate in regime di agricoltura biologica, producono diverse etichette.

Naturalmente la versione più intuitiva delle uve Moscato è dolce: il Moscato di Siracusa Doc (14 € la bottiglia da 0,5 l) è prodotto dalla spremitura soffice di uve ben mature ma non appassite, cresciute su suolo argilloso. Fermenta e matura in acciaio e in bottiglia per complessivi 24 mesi. Al naso arriva con le note fiorite, di zagara e acacia, frutta matura che si ritrova anche all’assaggio, sostenuta comunque da una notevole sapidità. Da uve surmaturate in pianta e poi appassite all’ombra il Passito Sicilia Igt (14 € la bottiglia da 0,375 l), che resta sulle bucce per 24 ore e poi passa in acciaio (12 mesi) e bottiglia (6 mesi).  Naso intenso, piu scuro del precedente e piu complesso, molto rotondo al palato, in cui l’alcol (15%), zuccheri e acidità si compensano piacevolmente. Ho trovato particolarmente interessante, anche perché non è molto frequente in degustazioni collettive, il Micòl 2017 Sicilia Igt (10 €), sempre da uve Moscato bianco, ma vinificato secco: i profumi di fiori e frutta gialla tornano insieme a una certa mineralità e a sfumature burrose, mentre l’assaggio mostra inizialmente un certo calore che poi viene stemperato da una persistente sapidità: deriva dalla vicinanza al mare, mi dicono, che dista solo 6 km.

Fausta Mansio, Via Nausicaa, 10. Siracusa. Tel. +39 0931 744508

4. Valcerasa, Randazzo (Catania)

Si scrive Valcerasa, ma si legge Alice Bonaccorsi, proprietaria e agronoma di vigneti a terrazza sulle pendici dell’Etna, a circa 800 metri slm, in agricoltura biologica. Rame, zolfo, sovesci e inerbimenti spontanei le pratiche ammesse sui campi, ancora meno quelle in cantina: lieviti autoctoni e fermentazioni spontanee, spesso a vasche aperte. Siamo a pieno titolo nel territorio del vino naturale, e difatti era tra le aziende presenti all’ultima edizione di Vignaioli Naturali di Tiziana Gallo, a Roma, che si conferma sempre molto interessante.

Un piacevolissimo rosato di Nerello Mascalese questo Rosso Relativo 2017 ottenuto con fermentazione spontanea e macerazione sulle bucce per circa 36 ore, e poi tenuto 2 anni in vasche d’acciaio. Molto fiorito, fresco e minerale, che all’assaggio rivela anche sentori di macchia mediterranea e una leggera struttura tannica. Si trova in enoteca intorno ai 20 €: il vino naturale richiede molto lavoro ed è un’impresa ad alto rischio, i prezzi, un po’ più alti rispetto alla media, vanno considerati in quest’ottica, ma in fondo chi sceglie un vino naturale sceglie anche una filosofia di vita, non solo produttiva.

Vado avanti con l’Etna Doc 2014, classico uvaggio Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio (80% e 20%) da viti ad alberello, che di anni in cantina ne fa addirittura cinque: 48 mesi in acciaio e 12 in barrique esauste, per restituire un vino comunque fresco, dal frutto croccante, dai tannini molto ben sviluppati e di beva intrigante (circa 20 €). L’altro bell’Etna Doc è il loro Crucimonaci, questa volta da viti vecchie di 80 anni prefillossera, quindi a piede franco. Il Crucimonaci resta a contatto con le bucce per 10 giorni in tini di legno aperti, per favorire la fermentazione spontanea con lieviti ambientali, e poi va a riposare per 4 anni in acciaio, cui seguono 1 anno in barrique e almeno un altro anno in bottiglia. L’esito è di grande pulizia ed eleganza, aggettivi che è raro spendere per un vino naturale, ma tant’è: intenso e dirompente, sia all’olfatto che al gusto, che parlano decisamente la stessa lingua. Bacche dolci e mirtilli, note balsamiche e sfumature speziate gareggiano in profondità con la struttura glicerica e i tannini (circa 35 €).

Il lavoro fatto dall’azienda sui bianchi non è da meno rispetto ai rossi: Alice Bonaccorsi Edizione Limitata 2012 (prodotto in sole 350 bottiglie, costa circa 50 ) viene da uve Carricante 100% che fermentano (spontaneamente) in acciaio e restano sulle fecce per quattro anni. E’ un vino profondo, in cui le note fruttate diventano più mature e dolci, mentre i lieviti lasciano sentori di crosta di pane e si fa avanti sul finale una sfumatura più selvatica, che si riscontra anche nell’altro bianco che ho assaggiato, il… Noir. Si chiama così in omaggio al genere letterario ‘crime’, e fa riferimento al suo colore decisamente giallo acceso, come le copertine dei vecchi Gialli Mondadori. Si tratta di un Etna Bianco Doc da uve Carricante provenienti da vecchi vigneti ad alberello e vinificate con fermentazione spontanea e lieviti indigeni, in vasche di plastica a contatto con le bucce per una decina di giorni, cui segue la maturazione in acciaio per 48 mesi più l’annetto consueto in bottiglia. E’ decisamente polposo, con un bel naso ricco, di agrumi e fiori di camomilla, minerale e salino. Si trova in enoteca a circa 30 €.

Valcerasa, Contrada Crocemonaci. Randazzo (Catania). Tel. +39 095 337134.

5. Cantine Colosi, Malfa, Salina (Messina)

Il mare è dentro e fuori i vini della famiglia Colosi, che sulle pendici brulle dell’isola di Salina vinifica da circa quarant’anni i classici del territorio: Inzolia, Catarratto, Nerello Mascalese e Cappuccio, ma soprattutto Corinto Nero e Malvasia delle Lipari. L’azienda in realtà acquista anche uve da produttori terzi, sempre nel rispetto del territorio, ma sui vigneti di proprietà produce le uve di tre referenze. Il Salina Bianco 2018 Igp (sui 13 €), un blend al 50% di Inzolia e Catarratto che fermenta in acciaio e si affina in bottiglia. Scarsa irrigazione ed esposizione soleggiata rendono le uve ricche e zuccherine che restituiscono note spiccate di frutta e fiori gialli, dalla pesca alla ginestra, foglie di mirti e timo selvatico. Il Salina Rosso 2016 Igp, (intorno ai 15 €) da uve Nerello Mascalese (50%) e Nerello Cappuccio (50%) che maturano 6 mesi in botte grande e altri 6 in acciaio e si presentano con un corredo aromatico fruttato e fresco, di ciliegia nera e mora, erbe selvatiche, e una piacevole morbidezza, scandita da anche da ricordi di carbone.

Molto pulito il Passito Doc da uve Malvasia (95%) e Corinto Nero (5%), appassite sui graticci e poi vinificate in acciaio per un anno e affinate in bottiglia per ulteriori 4 mesi. Le note di albicocca, nespola e miele si fondono con quelle di agrume candito, mentre l’assaggio conserva una piacevole acidità con finale di mandorla amara. Si trova sullo scaffale intorno ai 16-18 , nella bottiglia da 750 cl.

Cantine Colosi, Via Nazionale, 80. Malfa, Salina (Messina), Isole Eolie. Tel. +39 090 938 5549 

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