Dopo Cracco Peck, dopo Cracco, arriva in via Victor Hugo a Milano il nuovissimo Carlo e Camilla in Duomo.

Lo spazio dell’ex-ristorante di Carlo Cracco rinasce – per l’ennesima volta – dalle sue stesse ceneri, riaprendo sotto un’insegna che richiama quel Carlo e Camilla in Segheria ormai affermato nonostante la posizione non propriamente centrale, in via Meda.

E ricompare in cucina anche l’ottimo (su questo Cracco è d’accordo con me, oppure io con lui… ma probabilmente l’ho visto prima io) Gabriele Faggionato, che segue Cracco in questa nuova avventura, uscendo anch’egli dall’esperienza di Garage Italia, che lo chef stellato ha lasciato da qualche settimana.

Cracco ha presentato il nuovo locale in un’intervista a Mariella Tanzarella di Repubblica – l’inaugurazione è prevista per stasera.

La prima cosa che Cracco dichiara è il lato “sentimentale” di questa nuova apertura: questo è il luogo dove ha passato vent’anni della sua vita, dove ha cucinato e inventato i suoi piatti più famosi, dove ha ricevuto stelle e onori, anche dove ne ha persa una – e da dove è partito per il mondo, per gli studi televisivi, per il nuovo ristorante in Galleria. Ma dove aveva già in progetto di tornare, tanto da lasciare sul posto la cucina, di cui oggi riaccenderà i fornelli.

L’occasione per tornare è stata l’acquisizione di una nuova vetrina, il “retro” del bar di Peck: questo consentirà al locale di avere un ingresso vero e proprio (prima, una delle due vetrine era l’ingresso, ma dava immediatamente sulla grande scala che porta ai piani inferiori, e che occupa l’altra vetrina). E questo ingresso diventa anche un bar, con qualche tavolino: già dalla strada sai cosa c’è oltre le vetrate.

Siamo nella direzione “popolare” che Cracco vuole seguire qui in Victor Hugo. L’idea è riprendere il concetto di bistrot della Segheria – ma ai più anziani milanesi, agli imbruttiti doc, non sfuggirà che qui, fino agli anni Sessanta o Settanta, c’era un locale mitico, Scoffone, vineria aperta più di un secolo fa, diventata famosa come punto di aggregazione e di buona cucina economica.

“Ovviamente quello è irripetibile,” afferma Cracco. “So bene che questo è un posto storico per Milano, che è stato un locale frequentatissimo e che era un punto di aggregazione per persone molto diverse. E come omaggio a Milano vorrei proporre la stessa funzione, ma in chiave moderna. Un posto dove può venire chiunque e stare bene. È elegante, ma per esempio attorno al tavolo social ha dei gradoni, come in un anfiteatro, in cui ci si può sedere per bere o spizzicare. E alle pareti ha alcune opere di Eron, street artist riminese, che cambiano con il cambiare della luce. Ci sono lampadari e appliques di Venini che appartenevano agli androni delle case milanesi, sa, quelli di vetro sfaccettato, monumentali ma leggeri e luminosissimi. Un altro omaggio al volto tradizionale della città.”

Nero prevalente negli arredi, un locale “bello ma non ingessato”, tre ambienti diversi, uno con un tavolo social, una cucina “easy ma buona”.

“Tutto. A cominciare dall’impostazione dei menu, che saranno ironici, una garbata parodia di alcuni luoghi comuni milanesi, di situazioni e personaggi: ci sarà il menu Fashion Week, l’Imbruttito,  il Biodiverso, il Palestrato. Una cosa divertente, dissacrante. Piace a tutti, di solito proprio quelli presi un po’ in giro sono i primi a optare per il menu che li riguarda. I milanesi hanno il sense of humour e il gusto di giocare.”

Stasera, inaugurazione. E si svelerà il grande dubbio che già mi attanaglia: ma faranno la pizza? Potremo contare su un altro “caso“?

[Link: la Repubblica]

[Immagini: fotogramma, iPhone Emanuele Bonati]

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