I vini delle isole ci piacciono perché di solito sono prodotti in condizioni estreme, mettendo insieme tradizione, fatica e fantasia. Perché attingono ai più svariati vitigni autoctoni e non, portando con sé mode di altri tempi e innovazioni contemporanee. Ma soprattutto perché hanno quella cosa che oggi tutti vanno cercando col naso dentro il bicchiere manco fossero cani da tartufo: la mineralità. Un’astuta compagna di calice tanto difficile da descrivere eppure in grado di rendere particolarmente piacevole la beva.

Ecco quindi la selezione dei migliori vini delle isole d’Italia assaggiati a Vinitaly quest’anno.

Saranno perfetti per l’estate!

1. Tenuta delle Ripalte – Isola d’Elba

Solo 15 ettari di vigneto, esposti a sud, abbracciati dal mare della “Costa dei Gabbiani”: qui, su terreni di origine vulcanica, si coltivano Aleatico, Alicante e Vermentino. Ma è soprattutto il primo, vitigno principe dell’Isola d’Elba, che dà le maggiori soddisfazioni alla Tenuta delle Ripalte: non solo in versione passito, ma anche in rosato e nella versione Aleatico brut rosé, intrigante mix di aroma, acidità e bollicine. I prezzi vanno dai 12 ai 25 euro.

2. Arrighi – Isola d’Elba

Arrighi è una di quelle aziende dell’Isola d’Elba che tiene insieme tradizione e innovazione con leggerezza. Vinifica vitigni autoctoni e identificativi del territorio come l’Ansonica e l’Aleatico, ma non si fa cruccio nell’affiancarci un vino come il Tresse, assemblaggio di Sangiovese, Syrah e Sagrantino. E già che c’è lo affina in anfore di terracotta, come da antica tradizione. Stesso affinamento per il Viognier, che qui fa emergere tutta la potenza della frutta. Le uve di Ansonica, raccolte a mano “sfruttando” anche gli incauti turisti, sono in qualche caso poste a “rinfrescarsi” 10 metri sott’acqua: un trattamento naturale di giovinezza che manco i migliori solfiti. I prezzi al pubblico vanno dai 15 ai 30 euro, più caro l’Aleatico passito, che ha una resa bassissima.

3. 1 Sorso – Sardegna (Sassari)

Quando il maestrale decide di soffiare forte le onde arrivano in vigna, nella tenuta di Sorso, affacciata sul Golfo dell’Asinara, nel nord della Sardegna. E il mare si sente tutto nei tre vini prodotti da questa azienda, che affonda le radici nell’800, ma oggi parla un linguaggio contemporaneo. Vermentino, Cannonau e Moscato di Sardegna sono tutti vinificati in purezza e la purezza è ricercata anche al naso e al palato. Il Vermentino Sorso è scattante ed elegante (all’opposto del “modello succo di frutta” in voga al momento), il Cannonau rifugge dalla “merlottizzazione” che ha fatto stragi sull’isola, mentre il Moscato è l’unico esemplare vinificato secco in zona. Mantenendo tutto l’aroma tipico dell’uva, con richiami di miele e frutta secca, si sposa molto bene ai crostacei. Prezzi dai 13 ai 20 euro.

4. Giuseppe Sedilesu – Sardegna (Nuoro)

Non vi aspettate il solito Vermentino perché Giuseppe Sedilesu fa altro. Recupera la tradizione, sapori e profumi di cui nemmeno ci si ricordava l’esistenza. In mezzo agli antichi filari di Cannonau (ne produce tre tipi diversi per età della vigna e per affinamento) ha ritrovato delle piante di Granazza, vitigno autoctono della zona di Mamoiada che veniva un tempo vinificato insieme al cugino Cannonau. Sedilesu lo ha individuato e ripiantato per conto suo in alcuni vigneti, da cui trae un paio di vini notevoli. Ma la perla della cantina è Perda Pintà, un vino unico, prodotto con le viti di Granazza ancora sparse tra i filari di Cannonau, con oltre 80 anni sulle spalle e in alcuni casi ultracentenarie. Leggermente abboccato, richiama sentori di agrumi canditi e fiori freschi. Assolutamente da provare: 23 euro al pubblico (se lo trovate).

5. Su’entu – Sardegna (Cagliari)

Più a sud nell’isola si entra nel territorio di Su’entu (tradotto: il vento), cantina a conduzione familiare che ha scelto di ridurre le rese in favore di una più alta qualità. Il Vermentino Su’imari porta con sé una bella nota agrumata e una freschezza che ti fa subito aspirare a un altro sorso. Il fratello maggiore Su’orma, affinato in legno, assume una notevole complessità e si sposa bene anche con piatti più complessi. Gli amanti del rosso apprezzeranno molto il Bovale in purezza, ammorbidito da una surmaturazione delle uve, caldo, morbido e carnoso.

6. Casa D’Ambra – Ischia

Casa D’Ambra è una delle più antiche aziende vinicole dell’Isola di Ischia. Nata alla fine dell’800 è oggi gestita da Andrea D’Ambra, nipote del fondatore, e dalle giovani figlie Sara e Marina. Quattro generazioni di viticoltori eroici, che portano avanti la tradizione del Frassitelli, Biancolella in purezza prodotto a 500 metri sul livello del mare, il vino più rappresentativo della casata. Fruttato, floreale, con sentori di agrumi e ginestra, è ben strutturato e dotato di notevole eleganza. Per gli amanti del rosso ci sono il Per’’e palummo (Piedirosso autoctono) e il Vigna dei Mille anni, sorta di cru dell’azienda, blend di Piedirosso, Cabernet Sauvignon e Aglianico, con un tannino ben marcato ma morbido e avvolgente. La cosa più difficile? Trovare i vini Casa D’Ambra fuori da Campania e Lazio. Vale la pena una gita in loco.

7. Tommasone – Ischia

Se cercate qualcosa di più particolare, sempre sull’Isola di Ischia, chiedete a Tommasone: vi farà provare l’unico Metodo Classico prodotto a Ischia, dosaggio zero a base di Biancolella o Aglianico per la versione rosé. Il 2015 è stata la prima annata, con una produzione di 1000 bottiglie. I risultati spingono ad andare avanti.

8. Caravaglio – Isole Eolie

Una trentina di piccoli appezzamenti a Salina per un totale di 20 ettari più un vigneto storico, a piede franco, a Lipari, un modello il più naturale possibile: questa è Caravaglio, azienda bio dalla nascita, nel 1989. A Salina nasce Occhio di Terra, Malvasia di Lipari 100%, secco affinato in anfora. A Lipari, in un cratere spento a 300 metri sul livello del mare, un fantastico Nero du Munti, Corinto nero in purezza, da vigneti a piede franco sopravvissuti alla fillossera. Da provare anche il passito.

9. Colosi – Salina

La palma alla Malvasia secca più scoppiettante provata a Vinitaly 2019 per me va a Colosi, azienda tra le più rappresentative di Salina, premiata quest’anno per il Salina Rosso, composto da Nerello mascalese e Nerello cappuccio in egual misura e affinato in acciaio. Da provare anche il Nero d’Avola, morbido, speziato e sapido.

10. Barone di Villagrande – Sicilia (Catania)

Del Barone di Villagrande a conquistarmi sono stati inizialmente i vini dell’Etna. Bianco superlativo e Rosso di grande eleganza, con note balsamiche soprattutto nella versione Contrada Villagrande. Ma con la Malvasia delle Lipari prodotta a Salina si raggiungono vette altissime: in perfetto equilibrio tra acidità, alcol, sapidità e dolcezza, spigiona tutti i profumi dell’Isola.

E voi, di che Isola siete?

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