Artifishal, il film che spiega i pericoli del salmone di allevamento

A Natale manca poco.

E sulle tavole italiane finirà indistintamente uno dei feticci delle feste: il salmone affumicato.

Selvaggio, cioè pescato, o di allevamento.

Ma c’è una differenza notevole e non si tratta solo di prezzo.

Ne va della salute di chi mangia salmone di allevamento e del salmone selvaggio. Che rischia l’estinzione.

Il salmone di allevamento non è arancione. È bianco. Anche se nelle vostre luccicanti confezioni appare arancione. Nelle reti in mare aperto, il salmone di allevamento non si nutre di gamberi e di krill come fanno i suoi cugini nati liberi. Mangia mangimi animali, antibiotici, ormoni, soia ogm che fanno diventare la carne grigia. E che va colorata altrimenti nessuno comprerebbe un salmone che non è arancione. Con integratori a base di carotene, ma soprattutto con additivi chimici.

Ma i danni sono maggiori e a rivelarlo è un film: Artifishal.

Il film Artifishal sui salmoni di allevamento

Artificial + Fish. Un gioco di parole realistico ma molto meno cruento di quanto sia la realtà di questi allevamenti, anzi, di coltivazione dei salmoni.

Che vivono per morire nel peggiore dei modi come denuncia nel film, disponibile su YouTube in versione integrale, Mikael Frödin, giornalista che si è immerso in una delle strutture circolari che popolano silenziose le acque di un fiordo islandese.

80-90 mila pesci, deformi, con la carne viva devastata dal pidocchio di mare nuotano in uno spazio angusto profondo 80 metri. Ciechi e in un’acqua intorbidita dai loro stessi escrementi.

Immagini mortali confermate dalla descrizione di Fridleifur Gudmundsson detto Frid, professione avvocato e attivista, intervistato da L’Inkiesta. Una vasca contiene fino a 200.000 salmoni, ma 50 mila muoiono prima di arrivare alla macellazione.

E da quelle reti che si bucano, scappano salmoni che provano a riprodursi e che alla fine danno vita a una genie che sta mettendo a repentaglio il DNA dei salmoni veri, quelli che devono saltare controcorrente per riprodursi. E ogni fiume è la casa di un DNA particolare. Di una biodiversità che rischia di scomparire in ragione di una popolazione di salmoni selvaggi che nella sola Islanda contava 1,6 milioni di esemplari e ora è ridotta a 500.000 unità. Contro i 70 milioni di salmoni di allevamento sparsi in tutto il mondo.

Ed eccolo allora questo Artifishal il film prodotto dal fondatore di Patagonia (l’azienda americana produttrice di abbigliamento tecnico che mette sulla stessa riga dei bilanci profitti e impatto sociale e ambientale), Yvon Chouinard, che disegna l’impatto di vivai e allevamenti ittici in acque libere e la grande quantità di denaro pubblico sprecata in un’industria che ostacola il recupero dei pesci selvatici, inquina i nostri fiumi e contribuisce al problema che invece sostiene di risolvere.

Ecco come è stato presentato

Dopo un lungo tour mondiale iniziato a marzo di quest’anno, l’illuminante e controverso film documentario di 80 minuti di Liars & Thieves! è disponibile sul canale YouTube di Patagonia.

Artifishal è il terzo film di Patagonia sui fiumi selvaggi e il suo scopo è mostrare come gli incubatori e gli allevamenti ittici creino rischi significativi per l’ambiente e per le specie di pesci selvatici, piuttosto che contribuire a integrare le popolazioni in diminuzione, come inizialmente pensato. Invece di aumentare il numero di pesci selvatici, l’uso diffuso dei tradizionali programmi di incubazione ha effettivamente favorito il declino generale delle popolazioni selvatiche, tra cui diverse specie di salmoni un tempo abbondanti, portandole verso l’estinzione.

Con questo progetto Patagonia si prefigge l’obiettivo di proteggere l’habitat fluviale selvaggio e di lavorare per un futuro in cui le prossime generazioni abbiano ancora l’opportunità di pescare e mangiare pesce. La campagna europea, che documenta le azioni dell’industria del salmone in Islanda, Norvegia, Scozia e Irlanda, chiede al pubblico di unirsi alla causa, firmando la petizione rivolta ai governi di questi Paesi per vietare la pratica dell’allevamento dei pesci in recinti di rete in mare aperto. Artifishal è una nuova tappa nella storia di oltre 40 anni di attivismo di Patagonia. L’azienda di abbigliamento e attrezzature per l’outdoor ha da sempre a cuore la salute degli ambienti esplorati dai suoi utenti e ha dedicato ingenti risorse per promuovere la protezione dei bacini idrografici e degli ecosistemi acquatici. Nel corso degli anni, il marchio ha donato oltre 20 milioni di dollari a più di 3,000 associazioni impegnate nella difesa dei fiumi in tutto il mondo.

L’intervista a Jasper Pääkkönen

Jasper Pääkkönen è Ambassador Patagonia Fly Fishing

Come esperto di pesca, quanto sei interessato alla salute e al benessere dei pesci?

Durante la mia ultima battuta di pesca in Norvegia, ho raccolto campioni da un pesce con una malattia simile a un fungo che aveva danneggiato gravemente la sua pelle. Li ho inviati alle autorità norvegesi che controllano la pesca perché volevo scoprire se si trattasse di un pesce scappato da un allevamento o di un pesce selvaggio infettato da un altro.

Senza dubbio, gli allevamenti di salmone Atlantico costituiscono una grave minaccia per la pesca. La maggior parte dei pescatori finlandesi di salmone si sposta in Norvegia per pescare, gli effetti ambientali dell’allevamento ittico sono già evidenti in quelli che consideriamo i fiumi di casa nostra.

Nel mio ristorante non proponiamo assolutamente salmone Atlantico, nonostante sia il più economico sul mercato e il più conveniente da servire. Abbiamo fatto questa scelta perché sappiamo che allevare questi pesci ha un effetto estremamente negativo sull’ambiente e sulle popolazioni di salmone selvaggio.

Mangiare del salmone Atlantico che sia selvaggio non è più possibile, le popolazioni sono state completamente distrutte negli anni e non possono essere pescate.

Gli allevamenti ittici stanno avendo un effetto evidente sulle popolazioni di pesci selvatici. È qualcosa di cui tu stesso hai potuto vedere gli effetti?

In Finlandia, abbiamo il lusso di avere oltre 187.000 laghi, quindi siamo in grado di catturare in modo sostenibile pesci selvatici. Ci sono tipi di pesce che ora vengono pescati, mentre in passato non erano parte della nostra dieta. Ciò fornisce un’alternativa all’ulteriore esaurimento delle specie ittiche predatorie e migratorie, che sono molto meno diffuse.

Il problema delle specie di pesci selvatici che vengono pescate eccessivamente è qualcosa di cui le persone sono molto consapevoli in Finlandia, grazie all’esposizione che ha avuto sui media. Per questo motivo, sta diventando sempre più diffuso mangiare questi tipi di pesci un tempo meno popolari: sono numerosi e le popolazioni possono essere pescate in modo sostenibile e rigenerate più facilmente.

Quanto è fondamentale per lo sport del fly fishing pescare un animale veramente selvaggio? La cattura di un salmone d’allevamento, ad esempio, potrebbe mai essere davvero paragonabile?

Per il bene della pesca a mosca e, cosa più importante, semplicemente per il bene della natura stessa, dobbiamo avere pesci selvatici nelle nostre acque, nei nostri fiumi e laghi e nel mare. Quindi, anche se, ovviamente, voglio che i miei figli e nipoti possano praticare questo fantastico sport che amo, si tratta di qualcosa di molto più grande.

Il fatto che stiamo distruggendo la stragrande maggioranza della pesca selvaggia del mondo è terrificante. Stiamo parlando di vasti ecosistemi e, quando questi iniziano a collassare, nessuno sa cosa possa accadere.

Pensi che ci sia poca attenzione nelle persone sulla provenienza del pesce che mangiano?

Proprio come avviene per qualsiasi fonte di proteine, tanti consumatori non fanno davvero attenzione alla provenienza. Tuttavia, vedo un barlume di speranza alla fine del tunnel: le persone stanno diventando più consapevoli dell’origine del pesce che mangiano – da dove proviene, come è stato catturato e quanto è sostenibile mangiarlo.

Il tonno pinna blu è un tipico esempio di miopia. La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che questa specie scomparirà nei prossimi due decenni se continueremo a mangiarla. È in pericolo come molti dei mammiferi che sappiamo essere a rischio, e tuttavia continuiamo a mangiarlo, semplicemente perché ha un buon sapore.

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