Spesa e Coronavirus: bottega e supermercato pari (non) sono

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Il dilemma mi attanaglia da qualche giorno, da quando cioè è stato promulgato il decreto del Governo che chiude tutto ad esclusione di supermercati, negozi di alimentari, farmacie (per la verità anche altre attività come gli indispensabili tabaccai e chiude i rinviabili parrucchieri). Ci sarebbe anche il delivery, le nostrane consegne a domicilio, ma qui la discussione è più complessa per la decisione del Governatore super incavolato della Regione Campania e la Municipale di Roma che chiude anch’essa incavolata.

Ma qual è il dilemma chiederete voi dopo tutto ‘sto pippotto introduttivo?

La spesa alimentare la facciamo al supermercato o alla bottega di quartiere?

Noi gastrofighetti non avremmo alcun tentennamento: bottega che fa molto più artigianale e meno di massa.

Vi fareste vedere voi non dico al Carrefour che ha scaffali ad alto solleticamento gastronomico ma aggirarsi tra i corridoi delle insegne meno à la page? Non sia mai detto.

Io vi confesso che al super ci vado e non solo perché devo comprare shampoo e bagnoschiuma. Il latte, per esempio, cos’ha che non va? E l’elenco potrebbe essere molto lungo, dalla pasta ai pomodori pelati ai surgelati (orrore, i surgelati così comodi in tempi di quarantena) allo scatolame (orrore le scatolette così comode in tempi di quarantena).

polli san bartolomeo

Ora io non so se dalle parti vostre il macellaio non si rifornisca dalla piattaforma comune a quella dei supermercati, ma da me sì. Certo se avete sotto casa Liberati o Feroci, la questione è diversa. Ma non penso sia sufficiente un frigo a vista con la carne e i cartellini della frollatura per giustificare un prezzo più alto della media dei super della zona.

Per riuscire a fare una spesa gastrofiga bisogna rimbalzare da una bottega all’altra spesso in quartieri differenti.

Cosa che al tempo del Coronavirus non è permessa dal raziocinio.

Quindi supermercato e bottega si equivalgono?

Non per Marco Pucciotti, founder di molti locali apprezzati dai gastronomadi capitolini. Si va dalla trattoria Santo Palato con la bravissima Sarah Cicolini alla trattoria Epiro, dall’osteria Eufrosino a uno degli ultimi nati, la pizzeria A Rota. E soprattutto Sbanco.

E qui devo rivelare il mio conflitto di interessi, come dice il capo, perché Pucciotti è anche Sbanco dove opera, non me ne voglia il Pucciotti, il vero genio della pizza de’ Roma: Stefano Callegari aka Mister Trapizzino. L’unico alimento che mi manca nemmeno se fossi in astinenza.

Il Virus mi ha reso polemico.BRANCO DI CAPRONI sono andato a controllare i miei locali e ho visto file chilometriche…

Posted by Marco Pucciotti on Saturday, 14 March 2020

Ecco, Marco Pucciotti dice su Facebook che non è la stessa cosa fare la spesa al supermercato invece che alla bottega di quartiere.

Vi copio-incollo.

Il Virus mi ha reso polemico.

BRANCO DI CAPRONI sono andato a controllare i miei locali e ho visto file chilometriche fuori i grandi supermercati cosi come ho visto i banchi dei mercati e le piccole botteghe vuote.
Ma che c’avete in testa la sugna?!?!

Non la potemo vince sta guerra…

Se non vi sembra chiara la posizione dovreste leggere i commenti inanellati sotto questo post.

In verità mi ero fatta un’idea un po’ diversa nel mio consumarmi tra #iomangioitaliano, vecchio hashtag del Mipaaf di un lustro fa riesumato per l’occasione del virus, #iocucinoacasa e #iorestoacasa. Abbracemose tutti dai balconi e sosteniamo autarchicamente l’Italia (chiudendo un po’ un occhio che abbiamo bisogno di import e di export come dice il mio illuminato capo).

Possibile che sia solo una questione metrica?

No, infatti Marco Pucciotti lo spiega meglio dopo aver litigato con qualche amico.

A questo punto penso di non essermi spiegato.
Fare file chilometriche che portano centinaia di persone in strada, per comprare prodotti dozziali, da multinazionali con le spalle piu’ larghe dei piccoli commercianti, per toccare migliaia di prodotti che hanno toccato centinaia di persone prima di te con il conseguenziale rischio di trasmissione del virus, ignorando e lasciando morire le piccole botteghe di quartiere per me e’ da “branco di caproni”, e ho cercato di essere gentile anche se pensandoci bene forse il tuo aggettivo e’ piu’ calzante.

L’aggettivo più calzante è “deficiente” rifilatogli da altro commentatore.

Mi sono fermata un attimo. Ma perché se perde il lavoro la cassiera del supermercato è meno peggio se chiude la bottega del quartiere?

Per me è un dilemma difficilmente risolvibile. E metricamente so solo che devo fare la spesa stando più vicino possibile alla mia abitazione. E chiudere tutti e due gli occhi se il negoziante ha la stessa carne del supermercato o i prezzi più alti. O il supermercato non ha il mio prosciutto crudo che mi fa impazzire.

Oggi va così, domani speriamo meglio.

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