Coronavirus. Il contagio di ritorno chiude bar e dimezza ristoranti a Hong Kong

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I bar e i ristoranti, lasciati in gran parte vuoti per settimane, avevano visto gli avventori iniziare a ritornare e a sedersi ai tavoli.

Hong Kong sperava di aver allontanato definitivamente i pericoli di contagio da Coronavirus e avevano ripreso una vita quotidiana quasi normale.

I dipendenti pubblici che lavoravano da casa erano stati autorizzati a tornare nei propri uffici seguiti ben presto anche dai lavoratori delle aziende private e così i pendolari avevano iniziato utilizzare di nuovo gli autobus e le metropolitane.

Negli ultimi giorni, questa parvenza di normalità è scomparsa. Il numero di casi positivi è aumentato molto più rapidamente di prima, preoccupando le autorità sanitarie. Il governo ha invertito la rotta rispetto all’allentamento delle restrizioni, chiedendo ai lavoratori di ritornare a casa, ha chiuso i parchi e le strutture cittadine e ha ribadito le misure di distanziamento sociale. Ha anche introdotto misure nuove e più severe, impedendo ai turisti e ai passeggeri in transito dall’aeroporto di Hong Kong, uno dei più trafficati al mondo, e mettendo in quarantena i viaggiatori autorizzati ad entrare.

Un gruppo di casi positivi è stato collegato a bar e locali con musica dal vivo per cui sono stati vietati le riunioni di più di quattro persone per le prossime due settimane.

Si è ritornati, insomma, in stato di emergenza e i ristoranti hanno dovuto ridurre la percentuale di occupazione dei tavoli la loro capacità e le altre attività di intrattenimento come i cinema hanno dovuto chiudere temporaneamente.

Una brutta notizia considerato che Hong Kong e Singapore sono stati guardati come aree che sono riuscite a contenere moltissimo il contagio da COVID-19 e hanno offerto spunti di comportamento rispetto alle misure preventive da adottare agli altri Paesi.

Milioni di persone che vivono con le restrizioni in luoghi in Italia, Gran Bretagna, Francia, e parte degli Stati Uniti, si chiedono come sarà la vita una volta che il virus venga messo sotto controllo e guardano proprio ad Hong Kong.

Queste nuove disposizioni restrittive spiegano il senso delle misure ad elastico da adottare per evitare che la pressione sulle strutture sanitarie sia insopportabile.

Un aprire e chiudere a seconda delle previsioni dei contagi e dei casi positivi registrati unitamente ai ricoveri in ospedale.

“Lo scopo di queste misure, come il distanziamento sociale, non è quello di portare a zero il numero di persone infette perché non è possibile”, ha spiegato Gabriel Leung uno degli esperti mondiali sulle epidemie di coronavirus che ha lavorato ampiamente sull’epidemia di SARS e ha guidato Hong Kong durante la pandemia di influenza del 2009. Piuttosto, sono uno sforzo per proteggere le persone anziane che hanno un rischio molto più elevato di contrarre il virus e morire, nonché per mantenere il funzionamento dei sistemi sanitari. “Nessun paese, nessuna popolazione, nessuna città può essere risparmiata dal COVID-19”, ha ribadito.

E questa affermazione con il conseguente comportamento a elastico delle misure di cautela sono una medicina molto amara. Ma necessaria. 

[Link: The Atlantic]

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