Task force di Colao: ristorazione a rischio medio-basso di contagio

Per la riapertura delle attività commerciali si seguirà uno schema a semaforo rosso, giallo e verde che indica la facilità di contagio

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Prima o poi bisognerà riaprire tutto, questo è certo.

Dopo oltre un mese di lockdown su tutto il territorio nazionale – la cosiddetta “fase “1” in cui a rimanere aperti sono stati solo quegli esercizi destinati ai beni di primaria importanza – ora occorre pensare attentamente alla “fase 2”, quella della riapertura graduale e ragionata di tutte le attività produttive, per rimettere finalmente in moto il paese.

Anche perché lo stop continuato di tutti i settori produttivi non può certamente andare avanti all’infinito, come riassunto chiaramente da Luca Zaia, governatore del Veneto, che proprio in questi giorni ha detto a chiare lettere che il problema è “decidere se chiudere tutto e morire in attesa che il virus se ne vada oppure riaprire e convivere, perché oltre a un certo limite non è più sostenibile”.

Riaprire, dunque. Ma con prudenza e cautela, per non rischiare di vanificare tutti i sacrifici compiuti in queste lunghe settimane di lockdown.

E proprio per arrivare a una riapertura ragionata e il più possibile sicura per tutti, la commissione guidata da Vittorio Colao dovrà prendere importanti decisioni riguardo alla rimessa in moto del paese alla luce di un “rischio integrato”.

Questo significa che ogni attività verrà catalogata secondo un indicatore di rischio che tiene conto di diversi parametri, quali la criticità delle mansioni svolte, la possibilità di esposizione al coronavirus o la sicurezza dei luoghi di lavoro.

Proprio come strumento di supporto alla commisione Colao, l’Inail ha già stilato una lista di attività, validata dal comitato scientifico, suddivisa per codici Ateco, dividendo i 97 settori produttivi in tre gruppi corrispondenti a tre colori diversi: verde, indice di basso rischio, giallo per il medio rischio e rosso per il rischio alto.

  1. Verde: rischio basso

A questo gruppo, il più popolato, fanno capo ben 49 settori sui 97 totali, e riguarda quindi quelle attività che potranno riaprire per prima rispetto a tutte le altre. Si tratta nello specifico del settore dell’agricoltura, della pesca, degli alberghi, delle imprese edili, tutto il settore manifatturiero , vale a dire non solo quello alimentare ma anche quello tessile, chimico, metallurgico, automobilistico, di fabbricazione computer così come il settore editoriale, quello per la produzione cinematografica, attività immobiliari, biblioteche e agenzie di viaggio.

  1. Giallo: rischio medio

Buone notizie per il settore ristorativo: mentre in un primo momento era stato catalogato come settore ad alto rischio, ad oggi, nella lista Inail, il settore è inserito nel codice giallo, vale a dire a rischio medio-basso. Una parziale buona notizia per un settore che è stato tra i più colpiti dalle conseguenze dell’epidemia, e che è stato letteralmente messo in ginocchio dal flagello coronavirus.
Nel settore a rischio medio-basso anche molti settori del commercio, le attività sportive, la scuola, l’istruzione e i trasporti terrestri e marittimi. Per quanto riguarda invece i servizi alla persona e i collaboratori domestici così come i lavoratori occupati nella manutenzione delle reti fognarie, nell’assistenza sociale residenziale e nelle ricevitorie, nei locali per le scommesse e nelle sale da gioco, il rischio viene classificato come “medio alto”.

  1. Rosso: rischio alto

Rischio alto tout-court invece per i settori del trasporto aereo e dell’assistenza sociale e sanitaria non residenziale, attività che sia per il livello di aggregazione sia per la pericolosità intrinseca, sono catalogati tra i settori a maggior rischio.

Una buona notizia per la ristorazione che fa sperare di evitare lo scivolamento nelle ultimissime posizioni per la riapertura.

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