Ristoranti. 9 contagi spiegano i pericoli di poca distanza e aria condizionataTempo di lettura: 3 min

Una ricerca cinese sulle modalità di propagazione del Coronavirus in un ristorante di Guangzhou spiega quali sono le difficoltà per prevenire il contagio e le misure che bisognerebbe adottare per una relativa tranquillità.

Lo studio che sarà pubblicato a luglio sulla rivista dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) Usa, ha alcuni limiti ma il New York Times, commentando la ricerca rilanciata in Italia dal Corriere della Sera, afferma che “l’analisi serve per capire quali siano le sfide che i ristoranti dovranno affrontare quando tenteranno di riaprire. I sistemi di ventilazione possono creare schemi complessi di flusso d’aria e mantenere le particelle aerosol virali sospese più a lungo, quindi la distanza minima (2 metri) potrebbe non essere sufficiente per salvaguardare gli avventori”.

Imputati, come avrete capito, sono la distanza e l’aria condizionata. Unita nel caso concreto alla mancanza di DPI, i dispositivi individuali di protezione cioè mascherine e guanti.

Il pranzo è avvenuto il 24 gennaio in un ristorante cinese. La famiglia “A” era andata nel locale di Guangzhou ed era arrivata da Wuhan il giorno precedente. I cinque componenti della famiglia sembravano sani, ma una donna di 63 anni ha avuto febbre e tosse e all’ospedale è stata trovata positiva al COVID-19.

Tra il 24 gennaio e il 5 febbraio, altri 9 clienti del ristorante sono risultati positivi.

Di questi, quattro erano parenti della donna infetta e dunque avrebbero potuto contrarre il virus anche fuori dal ristorante.

Ma gli altri cinque sono stati contagiati quasi sicuramente all’interno del ristorante.

distanza tavoli e plexiglass al ristorante

Come si vede dallo schema, il ristorante di 145 metri quadri ospitava 5 tavoli.

Il tavolo della famiglia A era sul lato ovest in mezzo ai due tavoli delle famiglie B e C.

La famiglia B e la famiglia A, quella da cui è partito il contagio, sono stati a contatto per 53 minuti e tre dei suoi membri, padre-madre-figlia, si sono ammalati.

La famiglia C è stata a contatto con la famiglia A per 73 minuti e due dei suoi membri si sono ammalati.

I tavoli distavano tra loro più di un metro ed evidentemente questa distanza non è stata sufficiente ad evitare il contagio.

I contagiati del tavolo B e C si sono ammalati per il contatto al ristorante perché il coronavirus non si era ancora diffuso fuori da Wuhan e i funzionari cinesi hanno potuto individuare e isolare agevolmente gli ammalati concludendo che il focolaio si era sviluppato nel ristorante.

Le altre 73 persone presenti nel ristorante sono state messe in quarantena ma non hanno sviluppato sintomi.

Cosa è successo, dunque?

Il forte flusso d’aria del condizionatore ha fatto viaggiare non solo le goccioline respiratorie più piccole (<5 μm) oltre il metro di distanza, ma anche quelle più grandi (>5 μm) che in assenza di aria condizionata sarebbero rimaste nell’aria per meno tempo e dunque non avrebbero raggiunto gli altri commensali.

La conclusione è che se 2 metri di distanza tra i tavoli, come detto, potrebbero non essere sufficienti a evitare il contagio tra gli avventori, va sottolineato anche che mangiare allo stesso tavolo è un tipo di attività particolarmente “a rischio”: tanto tempo trascorso vicini, goccioline che possono essere espulse nell’aria anche semplicemente respirando e parlando cui va aggiunta la mancanza di mascherine.

“Per prevenire la diffusione di COVID-19 nei ristoranti, si consiglia di rafforzare la sorveglianza del monitoraggio della temperatura, aumentare la distanza tra i tavoli e migliorare la ventilazione”, concludono gli studiosi cinesi.

Meglio dunque mangiare all’aria aperta oltre ad assicurare una distanza di almeno due metri?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui