Con 4 metri tra tavoli chiude l’80% dei ristoranti e lo Stato deve aiutare 1,25 milioni di personeTempo di lettura: 3 min

Impossibile rispettare la distanza di due o quattro metri tra tavoli senza assistere alla distruzione del modello di ristorazione italiano

La misura ventilata dei 4 metri tra tavolo e tavolo spaventa tutti i ristoratori e gestori di esercizi commerciali legati alla ristorazione, dalle pizzerie alle trattorie.

Secondo la Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, se fosse applicata la distanza ipotizzata di 2 o 4 metri significherebbe distruggere il modello italiano della ristorazione fondato su modelli legati alla dimensione familiare e alla piccola impresa.

Di più, secondo il vicepresidente della Fipe Aldo Cursano se fosse applicata alla lettera la distanza dei 4 metri tra i tavoli significherebbe condannare alla chiusura definitiva l’80% di questo modello familiare.

“Pensare a 4 metri di distanziamento significa escludere dalla ripresa l’80% di questo modello. Cursano sottolinea il “senso di responsabilità avuto fin ora dall’associazione e dalla base associativa”, ma ora, afferma “qualcuno sta scegliendo la fine di un modello” ed “ognuno si deve assumere le proprie responsabilità”, come riportato dall’Ansa.

«Già ad aprile avevamo ipotizzato che 50 mila imprese non avrebbero più riaperto e 300 mila avrebbero perso il lavoro. Le nuove indicazioni significano la chiusura definitiva della maggior parte delle imprese. Dietro le nostre aziende non ci sono capitali ma c’è lavoro, amore passione voglia di condividere», continua il vicepresidente della Fipe con il Corriere della Sera.

Per la Fipe sarebbe sufficiente un solo metro di distanza tra i tavoli oltre ad alcune altre raccomandazioni che potete leggere nell’articolo richiamato in fondo.

Cosa vuol dire chiudere i ristoranti

“I casi sono due: o si riaprono i locali, dando ai ristoratori la possibilità di lavorare in sicurezza, con protocolli organizzativamente praticabili ed economicamente sostenibili, seppur con capienze ridotte, oppure è preferibile tenere tutto chiuso. A quel punto lo Stato dovrà in qualche modo aiutare 1,25 milioni di persone che dovranno vivere sulle sue spalle, almeno fino quando il Coronavirus sarà stato vinto”.

Così Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe , commenta le indiscrezioni uscite sulla stampa circa le misure di distanziamento tra i tavoli che il Governo sarebbe pronto a prendere prima di autorizzare la riapertura dei Pubblici Esercizi. 

“Noi ristoratori crediamo che si possa riaprire garantendo la sicurezza sanitaria dei nostri avventori e quella economica degli imprenditori senza le esagerazioni che circolano. Per questo abbiamo promosso un protocollo sanitario per il settore, redatto con il contributo di un virologo, e lo abbiamo trasmesso al governo. A distanza di 10 giorni non abbiamo ancora ricevuto nessun riscontro, anche se sollecitato. È inaccettabile questo modo di operare, sbagliato nel metodo, perché vengono imposte regole calate dall’alto, senza un costruttivo confronto con la categoria. E sbagliato nel merito, perché impone procedure lontane dalle realtà del settore che dovrebbe applicarle”.

Ma a questo punto occorre fare chiarezza perché consegnare la riapertura all’incertezza o all’impossibilità per i ristoratori di organizzarsi aggiungerebbe la beffa al danno calcolato dalla Fipe.

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