Riaperture. Il retroscena dell’accordo Stato Regioni raggiunto alle 3 di notte

Il rischio calcolato è la misura con cui lo Stato affida alle Regioni i provvedimenti per la riapertura delle attività di ristorazione

Le linee sulla riapertura di bar, ristoranti e pizzerie, oltre che di stabilimenti balneari e parrucchieri, sono state concordate alle 3:30 di stanotte.

I prudenti contro gli aperturisti per stabilire le regole della fase 2, quella in teoria già iniziata ma che vedrà il compimento tra il 18 maggio e il 2 giugno.

Altre due date di riferimento da inserire nel calendario dell’emergenza coronavirus italiana che, come quasi tutte le cose italiane, diventa il frutto di un accordo politico. Meglio, di uno scontro che si è consumato tra le due ali del confronto.

Da una parte il premier Giuseppe Conte che era riuscito a far convergere i suoi ministri, dal timoroso ministro della Sanità Roberto Speranza alla più fiduciosa ministra dell’agricoltura Bellanova, sulla linea del guinzaglio alle Regioni teorizzata dall’Inail e dal Comitato Tecnico Scientifico che volevano misure restrittive per le riaperture (i famosi 4 metri quadri per cliente al ristorante).

Ma non sono dello stesso parere i Governatori delle Regioni, guidati da Stefano Bonaccini, convinti di dover riaprire tutto senza troppi lacci e lacciuoli che renderebbero di fatto impossibili le riaperture.

È Giovanni Toti, il Presidente della Regione Liguria, ad avvertire su Facebook della trattativa: Siamo ancora in ufficio perché la Conferenza delle Regioni sta per riunirsi quasi all’una di notte per un confronto urgente con il Premier Conte e il Ministro Boccia. Il Decreto del Presidente del Consiglio che dovrebbe aprire da lunedì la nuova fase del Paese non corrisponde all’accordo politico raggiunto ieri. Le linee guida per la riapertura delle attività commerciali, concordate con le categorie, devono essere chiaramente recepite. Serve un’assunzione di responsabilità e coraggio. Sennò troppi pareri tecnici e troppi cavilli affonderanno l’Italia definitivamente. Noi non ci stiamo!

La battaglia giuridica diventa politica. Chi deve avere la responsabilità dei protocolli di sicurezza siglati dall’Inail?

Conte aveva disatteso l’adozione delle linee proposte dalle Regioni (quelle messe giù da Bonaccini) e non aveva modificato l’articolo 6 del Dpcm con il conseguente stop dei presidenti di Regione e il confronto notturno. Alla fine hanno vinto le Regioni: le linee guida sono state allegate al decreto.

come sono cambiate le regole
Infografica di Repubblica

Niente specifica sui metri in sede di decreto ma il rimando ai protocolli regionali come specificato dal Decreto Legge 16 maggio 2020, n. 33 (le 3 norme le leggete in fondo all’articolo).

Giuseppe Conte ha così partorito l’ennesimo bizantinismo della politica italiana: il rischio calcolato dalle Regioni che si assumono la responsabilità politica e sanitaria delle misure che verranno messe in campo. Un calcolo complesso che restituisce come risultato a quanta distanza dobbiamo stare da un altro tavolo al ristorante o dall’ombrellone del vicino al mare.

In pratica viene sconfessata l’intera linea del Comitato Tecnico Scientifico e dell’Inail che di fatto cessano le loro funzioni. Resta in piedi la task force di Colao che dovrà dire come sarà possibile far ripartire subito l’Italia e mettersi alle spalle la strategia ondivaga di aiuti e finanziamenti che alla maggior parte dei cittadini sono sembrate parole scolpite nel vento.

Una necessità politica, dunque, perché all’orizzonte c’è il tentativo di spallata delle opposizioni guidate da Salvini e Meloni che hanno messo in calendario proprio il 2 giugno quando tutta l’Italia sarà riaperta e sarà possibile circolare tra regioni ed arrivare dall’estero senza obbligo di quarantena.

Il modo più efficace per spegnere gli argomenti dell’opposizione in Parlamento che dovrà trovare nuovi temi per manifestare nelle piazze liberate dai vincoli.

Ma il sistema è lo stesso: rimandare in avanti la curva della protesta.

Sperando che alla data del 2 giugno il coronavirus non abbia fatto danni con la recrudescenza dei contagi.

Perché al solito il successo avrà tanti padri, mentre si faticherà a cercare la madre dell’insuccesso.

E non saranno i metri di distanza o le barriere di plexiglass a salvarci dal terzo incomodo al tavolo delle trattative: il coronavirus.

Cosa dice il decreto legge che riapre l’Italia

14. Le attivita' economiche, produttive e sociali devono  svolgersi
nel rispetto dei contenuti di  protocolli  o  linee  guida  idonei  a
prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento
o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle
regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti
nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In  assenza  di  quelli
regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati
a livello nazionale. Le misure limitative delle attivita' economiche,
produttive e  sociali  possono  essere  adottate,  nel  rispetto  dei
principi di adeguatezza e proporzionalita', con provvedimenti emanati
ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020 o del comma
16. 
  15. Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle  linee
guida, regionali, o, in assenza, nazionali, di cui al  comma  14  che
non assicuri adeguati livelli di protezione determina la  sospensione
dell'attivita' fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. 
  16. Per garantire lo svolgimento in condizioni di  sicurezza  delle
attivita' economiche, produttive e sociali, le regioni monitorano con
cadenza giornaliera l'andamento della situazione  epidemiologica  nei
propri territori e, in relazione a tale andamento, le  condizioni  di
adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del  monitoraggio
sono comunicati giornalmente dalle regioni al Ministero della salute,
all'Istituto superiore di sanita' e al  comitato  tecnico-scientifico
di cui all'ordinanza  del  Capo  del  dipartimento  della  protezione
civile del 3 febbraio 2020, n. 630, e  successive  modificazioni.  In
relazione   all'andamento   della   situazione   epidemiologica   sul
territorio, accertato secondo i criteri  stabiliti  con  decreto  del
Ministro  della  salute  del  30  aprile   2020   e   sue   eventuali
modificazioni, nelle more dell'adozione dei  decreti  del  Presidente
del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2 del decreto-legge n.
19 del 2020, la Regione, informando contestualmente il Ministro della
salute, puo' introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive,
rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2.

[Link: Repubblica, Corriere]

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