Il Molise esiste. E i vini Tenute Martarosa dimostrano che non è solo Tintilia

Tenute Martarosa, Il vino molisano reclama lo spazio che merita tra tradizione e territorio

Tempo di lettura: 11 minuti

Il Molise esiste. Mare, campagna, collina e alta montagna in 4.500 km2 (il Lazio ne ha oltre 17mila). Più una tradizione vinicola che risale ai tempi dei sanniti.

Quest’anno, per effetto del Covid, la regione è stata scoperta dal turismo estivo, che ha portato anche nelle cantine del territorio curiosità e presenze, fattore vitale per i vini molisani. Che si stanno finalmente prendendo i mercati.

Filari vista mare di Tenute Martarosa

Il Molise esiste, e se Tintilia è il vitigno che sta guidando la rinascita del Molise del vino (con una superficie vitata cresciuta del 110% dal 2000 al 2010, e produttori illuminati che hanno investito in marketing e comunicazione), non è l’unico da tenere in considerazione.

Il Molise esiste: i vini Tenute Martarosa

A Campomarino, in particolare, pochi chilometri nell’hinterland di Termoli, su un altopiano che guarda il mare, c’è Martarosa, la cantina di Michele Travaglini, vignaiolo di terza generazione che pochi anni fa ha deciso di far fare all’azienda di famiglia un salto di qualità.

Uve montepulciano a tendone Tenute Martarosa

La famiglia Travaglini già dal 1938 coltivava le uve tipiche della zona, soprattutto montepulciano e tintilia, ma anche fiano e moscato bianco. Viticoltura tradizionale, mirata al conferimento alle cantine sociali, eccetto una parte destinata al consumo domestico, vinificata direttamente nella piccola cantina di casa. Recentemente, però, Michele, nipote del fondatore, ha intuito che fosse il momento di uscire con un’etichetta propria, e oggi Martarosa è presente sul mercato con una batteria di 6 vini top di gamma, e due base (i Due Versure bianco e rosso, rispettivamente fiano e montepulciano in purezza).

Vendemmia a Tenute Martarosa

C’è un filo conduttore che unisce la produzione di Tenute Martarosa, ed è la piacevolezza di beva, oltre al rispetto per il territorio, che si concretizza in pratiche agricole non invasive. L’azienda non opera in regime di coltivazione biologica, ma la posizione e il clima favorevole abbattono in maniera sensibile la necessità di trattamenti. La filosofia produttiva, condivisa con l’enologo Alessio Bandinelli, punta alla valorizzazione di ogni singolo vitigno con vinificazioni in purezza, sia per i vini fermi che per l’ultimo nato, lo spumante.

E proprio da questo partirei, per procedere verso espressioni via via più intense e strutturate.

Il Molise esiste: Spumante Brut Rosé

Martarosa Spumante Brut Rosato di Tintilia

Il Molise esiste, anche tra gli spumanti. Tintilia 100% per la bottiglia che aspettavamo in tanti: uno spumante leggiadro e mariuolo, tanto bon ton nelle sfumature visive rosa-oro quanto intenso e caratteristico nel boquet.

Subito arrivano fresche al naso le note di rosellina, la fragolina dolce ed estiva e un accenno di ciliegia candita, che al palato acquistano spessore grazie una sapidità interessante e lievi sfumature di salvia, entrambe ritrovate poi, a vari gradi, nelle altre referenze assaggiate.

Spumante brut rosato di Tintilia

Si tratta di uno spumante charmat, prodotto con uve da un vigneto situato al di fuori della denominazione d’origine ed è l’unica Tintilia della casa non siglata Doc. Vengono vinificate in bianco, e il mosto fiore riposa sulle fecce per 5 mesi prima della messa in bottiglia.

Le bollicine si sentono, e sono abbastanza fini, e contribuiscono ad esaltare le note delicatamente fiorite e fruttate, che insieme all’evidente freschezza, rimangono nella memoria gustativa sorso dopo sorso. Sul nome magari si poteva lavorare un po’ di più, ma lo spumante è al suo debutto in società e c’è spazio per migliorare. Il prezzo al pubblico è di 11 euro.

Il Molise esiste: Tintilia Rosato Doc

Tintilia rosato di Tenute Martarosa

Altra piacevole novità di quest’anno, il secondo rosato da Tintilia 100% della casa, anch’esso virato sui toni più delicati e tenui della gamma cromatica della categoria. Che i rosati siano sempre meno ‘rosa’ è un trend che il mercato sta premiando già da qualche anno, e a parte i cerasuoli d’abruzzo, ormai sembra essere uno standard consolidato. A maggior ragione colpisce quando vengono da uve molto colorate, come il tintilia, di cui solitamente viene accentuata (nelle vinificazioni in rosso) proprio la profondità. Ma anche qui, come vedremo, Michele Travaglini ha da dire la sua.

Tintilia Rosato è un vino decisamente gastronomico, con un carattere delicatamente fruttato e le note di erbe officinali che avevamo già riconosciuto nello spumante, qui più rilevanti nel complesso del profilo olfattivo. Equilibrato il sorso, tra una componente acida presente e ben gestita, una certa rotondità (siamo a 13,5°) e piacevolissime note finali di pompelmo rosa, che restano a lungo grazie alla spiccata salinità. Vinificazione lineare, che parte da una pressatura sofficissima a grappolo intero, salasso del mosto dopo poche ore, fermentazione in acciaio e bottiglia. Un prodotto che si fa amare subito, anche da chi non sceglierebbe mai un rosé. Prezzo al pubblico: 12 euro.

Fiano del Molise Doc

Fiano del Molise di Tenute Martarosa il Molise esiste

Il Molise esiste, e magari nel Fiano non ve lo aspettavate. Primo bianco della casa in degustazione, da vigneti che guardano il mare negli occhi, e affondano le radici in terreni sciolti e poveri, il Fiano Martarosa si presenta subito con entusiasmo. Intensi i profumi di frutta esotica, mango e passionfruit su tutti, stemperati da note minerali e da quella ormai nota balsamicità che è una caratteristica di tutta la produzione. Un bianco di buon corpo, dal sorso avvolgente e morbido, dal finale leggermente amaricante e spiccate sensazione marine che fa la sua figura sia accompagnando piatti di media struttura ma piacevole anche in apertura, con taglieri e patè.

Sicuramente una piacevolezza cercata a monte, e curata con attenzione a partire dalle vendemmie e vinificazioni, tre separate per ognuno dei vini dell’azienda, che a fermentazione conclusa contribuiscono in modi e percentuali diversi di anno in anno al profilo finale di ogni annata. Fiano in purezza, come ormai sappiamo, fermentazioni a temperatura controllata, 6 mesi di sosta sulle fecce in acciaio e poi la bottiglia, che si acquista per 10 euro.

Moscato del Molise Dop

Moscato bianco eccellente vino di Tenute Martarosa il Molise esiste

Il Moscato Martarosa è il vino che mi ha fatto attraversare l’Appennino per andare in azienda, a Campomarino. Con questa espressione di moscato bianco confesso che ho una sintonia particolare. Mi ha colpito fin dal primo incontro, avvenuto tra i banchi degustazione di Diamoci un Taglio, edizione 2018; l’impressione è stata poi confermata l’anno successivo nel corso di Beviamoci Sud, è un vino che riesce evocare l’uva di cui è fatto in un modo raro. Il moscato bianco, per quanto sia un’uva piuttosto diffusa e comune in tutto il centro Italia, difficilmente viene inserita nelle carte dei ristoranti, o richiesta nelle enoteche.

Moscati secchi in purezza se ne vedono pochi, in proporzione, anche agli eventi di settore, e a meno che non vengano da territori rinomati come Terracina, è un vino che i consumatori non conoscono, se non in uvaggi oppure nella versione dolce. Martarosa invece ha scelto di dare importanza al moscato del Molise, lavorandolo in purezza, e con attenzione a far sì che nessuna delle tante componenti del bouquet prevalga sulle altre.

Il risultato è (almeno per me) entusiasmante. Un vino fresco, giovane, non impegnativo, eppure ricchissimo di sfumature, dal gelsomino alla camomilla, dalle note dolci di agrumi (lime e pompelmo) alla frutta estiva e tropicale che tornano al palato sostenute dalla ormai nota sapidità Martarosa, dalla salvia, qui evidentissima, e da una lieve nota asprigna a sigillare un sorso che – ad occhi chiusi – rievoca perfettamente la sensazione dell’acino d’uva fresco sotto i denti. Lunghezza gustativa, equilibrio e accattivante facilità di beva, ditemi voi se si può chiedere di più a una bottiglia che costa – al pubblico – 10 euro.

Tintilia del Molise Dop

Tintilia del Molise Dop di Tenute Martarosa il Molise esiste

Avevamo detto di procedere per intensità e struttura, dunque è questo il posto del primo dei due rossi di casa Martarosa, il Tintilia, da vigneti a 450 metri sul livello del mare. Sì perché a differenza di altri produttori cui va l’indiscutibile merito di aver posto questo vitigno all’attenzione del mercato nazionale e internazionale, Michele Travaglini ha scelto di esaltarne le componenti più fresche e agili. La Tintilia Martarosa è un rubino scarico e trasparente, volutamente sbarazzino nelle sue note di frutti rossi aciduli di fiori freschi spontanei, di rosa canina, e di macchia mediterranea. Nel sottofondo, l’humus e i funghi attendono pazienti che nel calice si alzi la temperatura per emergere, ma sempre con molta delicatezza.

I tannini e l’acidità della tintilia risultano ben domati anche con un vino giovane, come questo, che passa in legno (tonneau di media tostatura) per il 25% della massa vinificata, e che matura quindi per la maggior parte solo in acciaio. L’elevazione in legno è una scelta più recente, dovuta alla necessità – immagino – di una prontezza di beva che probabilmente il solo acciaio non avrebbe garantito nel breve tempo di 2 anni. E’ un sorso vibrante, quello del Tintilia Martarosa, che con il tempo probabilmente acquisterà in saggezza e respiro, ma che già dalla messa in commercio può dare belle soddisfazioni. La bottiglia si compra per 14 euro.

Antico Podere, Molise Rosso Dop

Antico Podere Molise rosso Dop da uve Montepulciano

Antico Podere, Molise Rosso Dop, da vitigno Montepulciano in purezza è la bottiglia ‘storica’, quella prodotta con le uve con cui tutto è iniziato quasi cento anni fa. Un vino da viti cinquantenarie coltivate con il metodo tradizionale a tendone, che quest’anno ha dato una particolare soddisfazione all’azienda, conquistando il Wine Hunter Award 2020 come miglior vino rosso.

michele travaglini proprietario di tenute Martarosa Il Molise esiste

Le uve del vigneto storico non vengono nemmeno pigiate, vanno dalla diraspatrice al tino di fermentazione, dove macerano una decina di giorni mediamente con frequenti rimontaggi. Arriva in commercio a 2 anni dalla vendemmia, dopo un affinamento in tonneau di rovere di primo e secondo passaggio e poi almeno 8 mesi in bottiglia.

Dal colore, profondo e misterioso se ne intuisce l’intensità. L’approccio è deciso e pieno, con note di ciliegia matura e di prugna in primo piano, e le ormai familiari erbe officinali a seguire a ruota, esaltate dai guizzi di pepe e noce moscata. La moka e la nocciola tostata accarezzano l’olfatto e tornano anche al palato a chiusura di un sorso pieno e ancora scalpitante di gioventù, con qualche spigolatura che si trasformerà in maturità in qualche altro mese (e forse anche qualcosa in più) di riposo in bottiglia. Un Montepulciano ben fatto che si presta all’abbinamento con taglieri di salumi, sottoli, primi e secondi di carne o di media struttura, e chi – come me – non mangia carne, può optare per le squisite pallotte cacio e ova. Prezzo, come sempre, consumer friendly: la bottiglia di Antico Podere costa al pubblico 12 euro.

Tenute Martarosa. Via Madonna Grande 11. Campomarino (Campobasso). Tel. +39 0875 57156.

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