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Vino e tendenze: investimento, wine club, neuroselling

Investite in vini, vi associate a un lussuoso wine club, scegliete un vino grazie al neuroselling: sono le nuove tendenze nel mondo del vino

Vino

Perché il vino dovrebbe essere solo fiere e grandi eventi, masterclass, degustazioni e abbinamenti al ristorante? Andiamo oltre, osserviamo altro. Ci sono altri aspetti e tendenze in ascesa: il vino come bene da investimento, il vino come wine club per collezionisti, il vino che il neuroselling ci fa scegliere istintivamente. E non è materia, come qualcuno immagina, per maturi ed eletti connaisseurs. Anzi. Molti protagonisti di queste tendenze sono molto giovani e molto smart.

I vini di pregio come pleasure asset da investimento

tendenze vino investimento

Comprare per bere, comprare per non bere? Non è un paradosso, né il capriccio del collezionista che accumula casse e bottiglie in cantina per vantarsi con gli amici. Ma una delle tendenze nel mondo del vino.

Esiste un approccio finanziario al vino di alto profilo inteso come bene di godimento – pleasure asset per gli anglofili, ma d’altra parte è anglofono il mondo della finanza – che sottostà a regole, orizzonti temporali, intuizioni, proiezioni e strategie che difficilmente si improvvisano.

Ecco perché si affermano società specializzate nella cultura finanziaria del fine wine. Società come OENO Group, che si dotano di esperti MW cioè Master of Wine parecchio titolati nel ruolo di consulenti privati e di magazzini fiscali climatizzati paragonabili a caveau del vino.

tendenze vino grandi francesi vuoti

Questi signori studiano i vini autentici, intercettano i falsi (un mercato dalle dimensioni mostruose, se è vero che sono in circolazione 500 milioni di dollari) e disegnano le traiettorie del valore, costruito e preservato fino al momento di disinvestire. Cioè fino al momento di rivendere, mettere a disposizione della boutique londinese di OENOHOUSE o semplicemente bere il prezioso nettare. Nessuna delle tre è una brutta exit strategy.

Quali sono questi vini, oggetti del desiderio? Non solo Chateaux e grandi Crus francesi. Il nostro paese, al di là dei Supertuscan, ha un potenziale pazzesco di espressione di ulteriori vini di alta gamma, (come quelli dell’Etna), di crescita di investitori, di nuove forme di collezione comunque accessibili e dai contorni abbastanza rassicuranti.

Una dritta anti-falsari? Quando portate una grande bottiglia al ristorante, riprendetevi il vuoto.

oenogroup.com

Tendenze vino: i wine club come evoluzione dei resort di lusso

tendenze vino wine club Relais San Maurizio degustazione privata

In Italia esistono tantissimi wine resort, ma un wine club è un format che solo alcuni resort di lusso dedicano ai super clienti, anzi soci, che acquistano selezioni riservate e possiedono l’equivalente di una cassetta di sicurezza in cantina. Più un fine dining dedicato. E, in generale, un trattamento preferenziale in nome dei vini più preziosi.

A questo format sono arrivate, in modi diverse, alcune delle strutture più prestigiose nelle terre più vinifere. Dove spesso l’ospitalità è già una declinazione della produzione vitivinicola.

d'wine club Dievole

Ho visitato il wine club di Dievole nel Chianti Classico. Lì la cantina ha previsto, oltre alle celle riservate ai collezionisti, anche una sala dove organizzare cene e verticali a numero chiuso. Complice la cucina geniale della resident chef Monika Filipinska, che pratica in modo esemplare l’arte degli abbinamenti cibo-vino e olio extravergine.

Dievole

Beyond wine club Relais San Maurizio

Sono stata anche al Relais San Maurizio in alta Langa a Santo Stefano Belbo, ex monastero ricco di storia e di arte contemporanea. Giuditta e Arianna Gallo, giovane generazione della famiglia proprietaria, sono ideatrici del Beyond Wine club, i cui soci si abbonano a speciali invii di bottiglie e degustazioni private. La cucina stellata del ristorante Guido da Costigliole, accorpato al Relais, aiuta.

Relais San Maurizio

tendenze vino wine club Masseria Cuturi

Mi manca, ma vorrei rimediare, la Masseria Cuturi Wine club, a Manduria nella Puglia Messapica: si presenta strategicamente con un’offerta molto chiara dei servizi – ospitalità, formazione, degustazioni, selezioni di bottiglie, congierge dedicato et similia – offerti ai soci. Che possono essere soltanto 100 membri all’anno.

Masseria Cuturi

Una dritta? Attenzione alla dicitura “wine club”. Spesso si riferisce non a un luogo fisico, ma a un servizio di vendita su abbonamento. I migliori hanno un wine curator, altri sono un po’ tipo “club del libro”. È evidente che non è di questo che stiamo parlando.

Tendenze vino: il neuroselling che ci fa scegliere d’istinto

tendenze vino lezione neuroselling

Crediamo, che ingenui, di scegliere i vini razionalmente, grazie al nostro gusto e alla nostra cultura. Più spesso però la nostra scelta è pilotabile. Ce lo assicura Vincenzo Russo, Università IULM di Milano, parlando del potere del neuroselling e della vulnerabilità del nostro cervello più animale rispetto alle scelte che premiano i sensi, anche quando si parla di prezzi.

Basta saper premere i tasti giusti della comunicazione. Come la sinestesia e l’appello a stimoli emotivi. D’altronde “Le ricerche in neuromarketing hanno dimostrato che l’85% delle nostre decisioni d’acquisto sono subconscie.”

Italian Taste Summit pairing

Lezione imparata durante l’Italian Taste Summit di Joanna Miro, incontro internazionale che concentra produttori vitivinicoli italiani e buyer esteri e riserva sempre una giornata allo studio della materia.

E se il focus 2021 è stato l’experience design e la progettazione dell’enoturismo, quest’anno si è parlato soprattutto di alcuni falsi miti del terroir, che non è presente nell’uva ma si esprime nella conduzione vitivinicola dell’uomo (intervento di Maurizio Ugliano dell’Università di Verona) e appunto di neuroselling, anche a livello di contrattazione!

Ora. Se scegliamo con i sensi e tendiamo, per ogni tema, a scegliere la soluzione più soddisfacente, cambia il valore delle classiche schede tecniche preparate per buyer e consumatori? Forse.

Non cambia il piacere del pairing

Italian Taste Summit granseola Giacomo Sacchetto

Quello che resta e non cambia è il piacere dei pairing. Ricordo ancora con delizia due piatti: il raviolo ortiche asparagi fave novelle e germogli di Vitangelo Galluzzi e la Granseola e il suo guazzetto, olive verdi, uvetta e mandorle di Giacomo Sacchetto, chef con stella Michelin e stella verde de La Cru di Romagnano (VR) con bollicine adeguate.

Una dritta comunque? Fidarsi dei sensi. Ma studiare anche le schede. Anzi, studiare in generale.

[Immagini: IPhone di Daniela; OENO group; Allumesuse per Dievole; Emiliano Peluso per Masseria Cuturi]




Di Daniela Ferrando

Milanese, trent’anni di copywriting e comunicazione aziendale. Le piace che il cibo abbia le parole che merita: è cultura. Parlando molto e mangiando poco, non si applica nel suo caso il “parla come mangi”.