Orange Wine. 10 indirizzi per comprarli a occhi chiusi

Salta causa Coronavirus anche la fiera degli Orange Wine a Piacenza: i nostri consigli per comprarli e sostenere una filiera importante fatta di piccoli produttori

Tempo di lettura: 7 minuti

Ma perché comprare 10 Orange Wine a occhi chiusi?

Perché tutto era pronto, compreso me, per la Fiera di Piacenza dedicata agli Orange Wine. Si sarebbe tenuta oggi e domani la terza edizione se non ci avesse messo lo zampino la nuova ondata di contagi da Covid-19.

Nonostante gli sforzi dell’organizzazione per mettere su una manifestazione sicura e en plein air, l’evento è stato rinviato.

Ma non la mia voglia di consigliarvi 10 Orange Wine, soprattutto dopo che avete letto della loro origine.

10 Orange Wine da comprare subito

Orange wine

Fidatevi. Io ho già provveduto a “girare” qualche ordine tra i circa 50 vignaioli che avrebbero dovuto partecipare. E ve li segnalo anche se nessuna ulteriore scelta vi è preclusa. 

1. Podere San Biagio – Controguerra (TE)

podere san biagio
  • Un’azienda di cui Jacopo Fiore, curioso, appassionato, un po’ naif, fiero portatore dell’idea “naturale”, è l’anima “enologica”. Testimone appunto di un Abruzzo diverso, moderno eppur strettamente legato alla tradizione.

2. Filarole – Pianello Val Tidone (PC)

filarole
  • La passione per il vino di Barbara e Paolo ha trovato “casa” cercando di ridare vita ad un territorio che negli anni è stato sempre più abbandonato. Tutto è legato al territorio, nome compreso, visto che in dialetto piacentino i filari di una vigna sono i filarol e quando le vigne sono piccole e composte da pochi filari anche la vigna viene indicata con questa parola. 

3. La Poiesa – Carpaneto (PC)

la poiesa
  • Azienda posta sulle prime colline dell’Appennino Tosco-Emiliano, convertita all’Agricoltura Biologica dal 2013. È qui che Roberto, torinese di nascita e figlio di artigiani, abbandonato un lavoro d’ufficio poco soddisfacente, ha deciso di elaborare i suoi vini. 

4. Castello di Stefanago – Fortunago (PV)

castello di stefanago
  • 20 ettari di vigneto, sulle colline a sud del Po, tra i 350 e i 500 metri sul livello del mare, dove Antonio e Giacomo Baruffaldi producono i loro tantissimi vini senza concedere nulla alla modernità.

5. Tenuta Ca’ Sciampagne – Urbino (PU)

ca' sciampagne
  • Leonardo Cossi, il “tenutario”, e la moglie Paola elaborano con passione e cura i propri vini. Ah, nessuna paura di possibili ritorsioni d’oltralpe sul nome Ca’ Sciampagne, è solo il catastale registrato della località dove sono parte dei vigneti.

6. Cantina Giara – Adelfia (BA)

  • Giorgio Nicassio ne è l’attento ed appassionato patron, erede di una tradizione familiare iniziata a fine Ottocento. La sua attività si concentra nella produzione di vini naturali abbracciando i dettami della biodinamica. 

7. Abbazia San Giorgio – Pantelleria (TP)

abbazia san giorgio
  • È la creatura di Battista Belvisi, che, dopo anni di collaborazione con Gabrio Bini, frontman di Serragghia e uomo immagine della diffusione dello Zibibbo nell’interpretazione secca, decide nel 2015 di percorrere la propria strada.

8. Ferracane, Marsala (TP)

Ferracane
  • Fabio Ferracane, enologo, si occupa di 5 ettari di vigna (con altri due in arrivo) con il chiodo fisso di fare un vino autentico, ovvero di riuscire a far esprimere al massimo nei suoi vini il territorio di Marsala.

9. Insolente – Monteforte d’Alpone (VR)

  • È il progetto di Luca Elettri, pubblicitario, ma anche grande conoscitore del mondo dei vini al naturale. Suo principale intento quello di uscire dalla massificata espressività dell’area proponendo vini basati su varietali autoctoni.

10. Grawü – Cermes (BZ)

Grawü
  • Dominic Würth e sua moglie Leila Grasselli hanno iniziato a selezionare con cura una piccola cerchia di conferitori biologici con l’intento di proporre i loro vini, ben lontani dalle mode imperanti.

Cosa sono gli Orange Wine

Orange wine

La manifestazione di Piacenza sarebbe stata dedicata esclusivamente a questa particolare tipologia di vinificazione delle uve bianche. Uno stile antico e nuovo allo stesso tempo, che parte dal prolungato contatto con le bucce dell’uva prima con il mosto, poi con il vino o quasi vino, donando sapori e colori inusuali per un prodotto ottenuto da uve bianche. 

Una vinificazione che si usa per i vini rossi, con le bucce dell’uva che cedono le sostanze in esse contenute rendendo il vino molto più complesso sia al naso che in bocca.

Una tradizione antica, contadina, sparita o quasi con l’avvento delle moderne attrezzature di cantina. Una tradizione che resiste in Georgia, ma anche nelle campagne italiane, dove il vino contadino ha sempre sostato sulle proprie bucce più o meno a lungo. Friuli, Emilia, Veneto e Liguria tra i luoghi dove ancor oggi le uve bianche vinificate in casa sono tradizionalmente macerate.

Insomma un evento piacevolmente “piccolo”, dedicato ad una ben determinata tipologia di vini. Importante per appassionati, produttori e addetti ai lavori, avrebbe rappresentato l’occasione per ritrovare, dopo il “fermo” primaverile, un’occasione importante. Avrebbe riacceso quella matrice conviviale tanto cara a chi frequenta questa tipologia di manifestazioni, nelle quali poi è sempre più frequentemente possibile acquistare i prodotti dei vignaioli partecipanti.

I piccoli produttori

In questo articolo parliamo di piccoli produttori, spesso aiutati solo dalla famiglia o poco più, con numeri limitati di bottiglie. Tantissime volte addirittura one-man-show, non solo protagonisti in vigna ed in cantina, ma anche sulle strade italiane e, a volte, anche estere, a promuovere e vendere i loro prodotti direttamente.

E voi potete acquistare facilmente online sia nelle grandi città che in tutta Italia. E qualora si fosse “duri e puri”, ovvero contrari a qualsivoglia forma d’intermediazione commerciale, si potrà anche provare a contattare direttamente i produttori. Sono sicuro che ne saranno ben lieti.

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