Nuovo Dpcm Natale a spicchi: ristoranti e bar aperti, niente cenoni

Il nuovo Dpcm Natale potrebbe essere varato il 3 dicembre con misure meno restrittive per bar, ristoranti e pizzerie per salvare le feste

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Un nuovo Dpcm Natale per salvare le feste. Ed evitare che Natale sia come ferragosto. Non è possibile né ora né il 24 dicembre. Tutte le previsioni, gli indicatori e le anticipazioni degli esperti che contano (cioè quelli del Cts) combinate con le dichiarazioni dei politici restituiscono un solo risultato.

Le regioni che resteranno in zona rossa non potranno aprire bar, ristoranti e pizzerie.

Le regioni che saranno in zona gialla al 3 dicembre possono sperare in un Natale semi normale. E i residenti sedersi al tavolo di un ristorante.

La scommessa del nuovo Dpcm del 3 dicembre, data in cui scade l’attuale provvedimento a zone, è tutta qui. Portare le Regioni in zona gialla piegando la curva dei contagi e soprattutto quella dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi.

Raggiungere l’obiettivo zona gialla è la premessa perché qualsiasi deroga sia possibile.

Compresa la possibilità di cenare al ristorante (ora in zona gialla è possibile solo il pranzo) e spostare in avanti l’orario del coprifuoco dalle 22 alle 24.

Ne avevamo già accennato, ma ora i tempi sono maturi per la discussione sul tavolo del Comitato Tecnico Scientifico e del Governo.

Il viatico è stato offerto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante l’assemblea della Fipe. Quella in cui il rappresentante della Fipe ha bocciato sonoramente le famose lenzuolate liberalizzatrici di Bersani e Massimo Bottura ha detto che i rimborsi sono esigui.

Perché un nuovo Dpcm Natale

“C’è un disagio diffuso sociale e anche psicologico da parte di tanti cittadini e operatori economici”, è quello che ha detto Conte.

Tradotto, un Natale senza compere e cene non è una festa. Malgrado lui stesso abbia parlato in altra occasione di un Natale spirituale.

Le date del calendario che portano a un nuovo Dpcm Natale le leggete sull’articolo di qualche giorno fa.

Ma quindi, dov’è la novità.

Nella presa di coscienza che ci vuole una parentesi, economica e psicologica, a un lockdown leggero che continuerà fino a primavera o almeno fino a quando non ci saranno i primi effetti del vaccino.

L’intreccio dei se e delle probabilità è tanto elevato che la visione di un Natale a zone, rosso a Milano e a Napoli, giallo a Roma e Venezia, è quasi certo.

Il tentativo delle Regioni di dare un colpo di spugna ai 21 indicatori che stabiliscono il livello di gravità e la zona di assegnazione sembra fallito.

E allora dal merito scientifico la discussione si sposta sul piano politico. Il ministro dello sport Spadafora, nella puntata di ieri di Porta a Porta, è stato molto deciso. Le piscine non riapriranno a breve facendo intendere che l’orizzonte è spostato a primavera inoltrata. E probabilmente sarà così anche con teatri e cinema.

Dove comunque si può stare a distanza e con la mascherina indossata durante lo spettacolo.

Cosa che non accade ovviamente al ristorante. E se ricordiamo che nelle riaperture di maggio i ristoranti sono stati gli ultimi a riaprire, con l’eccezione delle discoteche, pensare ad aperture anticipate sarebbe un controsenso.

I limiti per evitare un nuovo ferragosto

spiaggia e dpcm natale

Di più. Se pure fosse possibile cenare al ristorante, il limite a tavola sarebbe di 4 o 6 commensali. Niente cenoni allargati ad amici e parenti. Misura obbligatoria per i ristoranti, raccomandata per i cenoni a casa.

Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, a SkyTg24 è stato chiaro: “Anche io sono abituato a Natale a fare il cenone con 20 persone, ma quest’anno non si può. Si riaprirà qualcosa, in alcune aree già dal 3 dicembre. Ma non possiamo fare un Natale da liberi tutti, abbiamo fatto un’estate da liberi tutti e abbiamo avuto conseguenze durissime. Quindi anche per lo shopping speriamo di non vedere quelle scene di resse nei negozi per accaparrarsi offerte, non ce lo possiamo permettere”.

Quello che bisogna evitare come la peste è la stessa situazione agostana quando il clima di vacanza e di festa ha fatto abbassare la guardia.

In quel caso, probabilmente, ci ha aiutato la vita all’aria aperta che ha evitato concentrazioni contagiose di virus.

Il che non accadrebbe a Natale con tutti imbacuccati alla ricerca del tepore dei luoghi chiusi.

Più che una luce in fondo al tunnel insomma sembra un vicolo cieco.

La concentrazione delle attività umane durante le feste natalizie è ò’ostacolo da superare.

Un aiuto lo fornisce solo la tradizionale chiusura della scuola che per un effetto paradossale di evitare gli assembramenti dovrebbe restare aperta anche con didattica a distanza fino all’ultimo giorno possibile.

Sarebbero un po’ di persone in meno nelle strade dello shopping.

Il nuovo Dpcm Natale a spicchi invece che a zone

dpcm natale a spicchi

E proprio sulla combinazione shopping + ristoranti che il nuovo Dpcm Natale potrebbe giocare una carta. Probabilmente assurda e assolutamente di parte. Ma necessaria per evitare che i ristoranti e i negozi siano aperti nello stesso momento.

Quindi fasce orarie e fasce giornaliere. Negozi aperti fino alle 18, ristoranti aperti dalle 20 a mezzanotte. O negozi aperti dall’8 dicembre al 19 dicembre, ristoranti aperti dal 20 dicembre al 2 gennaio.

Una turnazione che potrebbe coinvolgere altre attività, dai cinema ai centri commerciali segmentati per genere.

Un nuovo modo di convivere con il virus che non andrò in vacanza, come non lo è andato d’estate, e che richiederebbe uno sforzo organizzativo dei singoli.

Niente corsa agli ultimi acquisti, distanziamento interpersonale e capienza massima per i negozi, niente cenoni.

Ma la possibilità di regalare spicchi di normalità a tutti dividendo l’arancia del Natale. Che poi dovrebbe essere un giallo limone ma solo di colore. Che ad aspro già ne abbiamo a sufficienza.

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