Massimo Bottura diventa il riccastro che si lagna perché non ancora sazio

Lo chef modenese si era lamentato per i rimborsi del governo in tema COVID

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Massimo Bottura ha lamentato il disinteresse del governo italiano per il settore della ristorazione. Lo ha fatto durante la tavola rotonda organizzata mercoledì scorso da Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi). Lo chef dalla notorietà planetaria idolatrato dal ceto medio riflessivo si è indignato come mai prima.

Questa la frase chiave del suo intervento: “Per aver sostenuto le spese relative alla messa a norma dei locali tra macchine destinate alla purificazione dell’aria, mascherine, gel, scanner mi sono visto riconoscere una quota di 865 euro. Ma che rimborsi sono?”.

Altrettanto duri, se non di più, sono i toni del commento riservato oggi al gran modenese dal sito Huffington Post. Versione italiana edita da Repubblica, quella americana appena acquistata Buzz Feed.

Ammetterete che non è roba da tutti i giorni definire Massimo Bottura “RICCASTRO” (“Con i morti in aumento e i contagi sopra i 30mila, le lamentele dei riccastri proprio no”). Oppure “l’egoista e irritante” che si lamenta senza averne bisogno, e considera “l’aiuto dello Stato come un atto dovuto”.

In sostanza, nel suo ritratto al vetriolo, Huffington Post accusa Bottura, la cui attività “non è in crisi, è internazionalmente riconosciuta e genera profitti“, di aver indirizzato al governo parole “stonate”. Che considera: “uno schiaffo in faccia a tutti quei ristoratori cui l’aiuto governativo fa la differenza fra tenere la serranda aperta o chiuderla per sempre”.

Allo stesso tempo, il commento del sito diretto da Mattia Feltri è prodigo di dati sull’operato del premier Conte e dei suoi ministri. Il governo ha appena aggiunto “altri 7 miliardi di sussidi ai 100 già messi in campo per tamponare gli effetti nefasti delle chiusure dei locali necessarie per il contenimento della seconda ondata Covid”.

Massimo Bottura Gucci Osteria

Nella ricostruzione contabile degli aiuti vengono ricordati anche altri 10-15 miliardi. Sono quelli messi in preventivo dall’esecutivo per fronteggiare una possibile terza ondata invernale di contagi. Oltre alla copertura garantita dai sussidi già inseriti nella manovra economica per il 2021.

Senza dimenticare: “bonus, cassa integrazione, contributi a fondo perduto e garanzie sui prestiti“. Descritti come “una grande coperta di sussidi sia per le imprese che per i lavoratori”.

Ora, che il Bottura portavoce della ristorazione italiana si sarebbe esposto a critiche, anche feroci, era prevedibile.

Il settore fatto di 340mila imprenditori è cresciuto tanto da salire al terzo posto per giro d’affari in Europa, dopo Gran Bretagna e Spagna, con ricadute positive sull’intera economia nazionale. Ma resta troppo individualista, polemico e litigioso.

Come può sfuggire, per dire, che Bottura mette a disposizione dei ristoratori italiani in difficoltà il suo ruolo di cuoco, imprenditore e filantropo con una rassegna stampa quotidiana degna del presidente degli Stati Uniti?

Può darsi che dalle “5 soluzioni per salvare la ristorazione” proposte da Bottura al premier Giuseppe Conte in una recente lettera aperta, ne manchi una molto cara ai ristoratori italiani. Un patto solidale con i proprietari degli immobili in cui si trovano i ristoranti che riduca i canoni d’affitto.

Bottura ha costruito con ingegno il mito di sé stesso. Qui non sfugge. Ma non sarà esagerato definirlo, come fa Huffington Post, uno chef che ha fatto i soldi e che polemizza nonostante la pancia piena perché “evidentemente non è sazio”?

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