Zona gialla. I ristoranti scrivono ai prefetti per aprire anche di sera

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Mentre sul tavolo del Governo è in discussione il nuovo Dpcm che prevede nuove restrizioni, 16 categorie di ristoratori hanno preso carta e penna e hanno scritto ai Prefetti.

In particolare ai Prefetti delle regioni che da oggi sono in zona gialla.

Il loro ragionamento, e la conseguente richiesta, è spiegare perché in zona gialla non sia possibile aprire anche la sera. Fino all’orario del coprifuoco, cioè fino alle 22.

Se l’indice di contagio Rt è basso, se la regione è in zona gialla e le attività commerciali sono aperte, perché i ristoranti non possono lavorare a cena? E perché non possono farlo nei fine settimana (su cui pende la tegola di un’indistinta zona arancione prevista dal nuovo Dpcm)

I firmatari sono convinti di poter svolgere la loro attività in sicurezza, come accade per un negozio o un ufficio.

Tni – Tutela Nazionale Imprese, che rappresenta 40mila aziende italiane del mondo Horeca (bar, ristoranti, alberghi), ha rivolto queste domande ai prefetti delle regioni che da oggi si trovano in zona gialla.

A loro, e per conoscenza ai ministri dell’Economia e delle Attività Produttive Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, la Federazione ha inviato una lettera chiedendo di fornire i dati che individuano i pubblici esercizi come luoghi di contagio e sulle cui basi sono state imposte dal governo le chiusure.

In mancanza di risposte i ristoratori apriranno anche a cena

Tni chiede inoltre ai prefetti “di liberare immediatamente le attività del comparto Horeca dai limiti fino ad ora vigenti che hanno ormai portato gli imprenditori del settore, i loro dipendenti e fornitori in uno stato di disperazione” e che “facciano da tramite per ottenere immediati risarcimenti per i danni subiti dalle chiusure”.

“Se entro giovedì non ci saranno risposte né indennizzi saremo costretti per la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori, a riaprire subito al pubblico i locali anche a cena”. Questa la promessa del portavoce di Tutela Nazionale Imprese e presidente di Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari.

“Sono dieci mesi che rispettiamo tutte le regole, ma stanno morendo centinaia di migliaia di aziende e abbiamo diritto di leggere i documenti che spiegano e dimostrano le evidenze scientifiche dell’obbligo di chiusura dei pubblici esercizi a cena e nei fine settimana. Il Governo, inoltre, ci deve risarcire. I ristori ricevuti fino ad oggi rappresentano mediamente solo il 2,5% del fatturato delle nostre aziende”. 

Ecco il testo della lettera.

La lettera ai Prefetti

Ill.mo Sig. Prefetto,

Le scriviamo quale rappresentante sul territorio del Governo e garante dell’unità della Repubblica per chiederLe giustizia.

Il comparto Ho.re.ca si trova in gravissima difficoltà. Le continue limitazioni all’attività di impresa stanno mettendo in ginocchio un settore che è uno dei principali motivi di orgoglio dell’intero sistema Paese. La qualità dell’enogastronomia e dell’accoglienza sono un patrimonio nazionale riconosciuto ed apprezzato in tutto il pianeta.

Tutela Nazionale Imprese rappresenta oltre 40mila imprenditori, un delicato sistema artigianale con costi di gestione elevati e margini operativi ridotti.

Il 2020 ci ha consegnato la fotografia di un Paese travolto da un’emergenza sanitaria ed economica senza precedenti in cui le categorie produttive sono state coinvolte in maniera diseguale e la disciplina del principio di concorrenza è venuta meno. Alcune aziende hanno visto aumentare ricavi e profitti in modo esponenziale, mentre altre stanno lavorando in perdita ed altre ancora hanno cessato l’attività o la cesseranno a breve, perché sostenute solo da piccoli aiuti non sufficienti.

L’accesso al credito, permesso dall’attuale governo per arginare la crisi di liquidità, ha di fatto aggravato l’indebitamento di società che, non potendo espletare la propria attività in maniera proficua per le ragioni ormai note, potrebbero essere impossibilitate alla restituzione delle somme ottenute. Questa situazione rischia di diventare irreversibile e di sfociare in fallimenti a catena.

Dopo il primo periodo durissimo del lockdown di marzo, aprile e maggio, prima ancora di aver avuto il tempo necessario per riorganizzarci, siamo stati costretti a nuove pesanti restrizioni lavorative ed oggi, avendo ricevuto mediamente come ristori solo il 2,5% del fatturato annuo, siamo ridotti alla disperazione, ci sentiamo discriminati, privati dei nostri diritti ed abbandonati. E’ doveroso precisare che mentre i ristori fino ad ora erogati sono andati effettivamente a beneficio delle imprese, nulla è stato previsto per sostenere noi piccoli imprenditori e le nostre famiglie.

L’emergenza sanitaria e la crisi economica

In questi mesi abbiamo adeguato le nostre attività allo stato di emergenza sanitaria con ulteriori sacrifici economici e sforzi organizzativi: abbiamo adottato rigidi protocolli sanitari; eseguito complesse operazioni di sanificazione degli ambienti; adottato una drastica riduzione dei coperti disponibili; censito quotidianamente ogni avventore; accettato una drastica riduzione degli orari di lavoro ed una drammatica contrazione dei ricavi; favorito l’uso della moneta elettronica con un ulteriore aggravio di costi. Senza esitazione ci siamo resi disponibili ad ogni richiesta, con piglio collaborativo, senso di responsabilità e spirito di abnegazione.

Da ottobre sono trascorsi settantacinque giorni di ulteriori sofferenze, tra coprifuoco, chiusure forzate, incertezze e nuove restrizioni, eppure oggi tutti i dati raccontano in maniera netta che i nostri sacrifici non sono serviti a nulla! In questi mesi il numero dei casi totali (da 414mila a 2.236.000 circa) e degli attualmente positivi (da 126mila a 579mila circa ) è quintuplicato! La diffusione del contagio ha proseguito la sua corsa e le misure prese dal governo si sono dimostrate inadeguate o addirittura controproducenti.

Come aggravante, nonostante il parere espresso dal CTS documentasse come non fosse da addebitare al settore Ho.re.ca la discriminante del contagio, nessuna azione correttiva è stata tentata e nessuna capacità di analisi e programmazione è emersa dalle misure adottate dal governo, mostratosi sordo al grido di allarme di migliaia di lavoratori.

Il.mo Prefetto, alla luce di quanto enunciato, le chiediamo di aiutarci a comprendere le ragioni per cui a noi ed ai nostri dipendenti viene impedito di lavorare da ormai dieci mesi.

Siamo a chiederLe in particolare di poter conoscere quei dati scientifici in grado di individuare in maniera chiara ed inequivocabile i pubblici esercizi come luoghi ad alto rischio di diffusione del contagio e sulle cui basi sono stati emanati i DPCM ed i DECRETI vessatori che ci hanno imposto un insostenibile periodo di chiusura.

In particolare, siamo ansiosi di conoscere le evidenze scientifiche che consentono di imporre ai ristoranti la chiusura a cena, ma non a pranzo, anche in quelle zone in cui è ufficialmente riconosciuto un basso indice di rischio contagi (zona gialla).

Le richieste dei ristoratori

In mancanza di tali evidenze, Le chiediamo:

-di favorire l’immediato decadimento di tutte quelle norme che limitano le attività del comparto Ho.re.ca fino ad ora vigenti in maniera iniqua.

-di intercedere in nome e per nostro conto con l’Ill.mo Presidente della Repubblica affinché sia ripristinato al più presto il rispetto dei principi fondamentali della Carta Costituzionale cui da sempre si è ispirata la nostra azione civile e sia interrotta ogni azione discriminatoria nei confronti della categoria qui rappresentata. (Artt. 1, 2, 3, 4, 35, Costituzione della Repubblica Italiana)

-di farsi tramite tra la categoria Ho.re.ca ed il Governo per ottenere che allo stato di emergenza sanitaria faccia seguito, come già in altri Paesi dell’Unione, la proclamazione dello stato di emergenza economica con la previsione di immediati risarcimenti per i danni causati da chiusure e limitazioni (lucro cessante e danno emergente calcolati sulla base del fatturato annuale 2019).

Sig. Prefetto, il nostro il nostro appello riporta la disperazione di un’intera categoria che rischia di pagare un tributo altissimo alla crisi. Se non ci sarà un drastica inversione di tendenza, nel 2021 migliaia di aziende si troveranno nell’impossibilità di far fronte a scadenze commerciali, tasse, imposte, oneri e contributi. Centinaia di fornitori,

professionisti e consulenti verranno a loro volta coinvolti e migliaia di posti di lavoro saranno bruciati con conseguenze devastanti per l’intero Sistema Paese.
Nessuno può sentirsi al sicuro dall’avvento di un tale scenario ed è impensabile che mentre una parte del Paese sia sull’orlo del precipizio, l’altra resti a guardare. Solo un atteggiamento solidale e responsabile da parte di tutte le componenti della società civile potrà consentire un nuovo, promettente, inizio.

Confidiamo sinceramente in un Suo pronto intervento e attendiamo gli indennizzi promessi nel mese di dicembre. In caso contrario saremo costretti, per la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie, dei nostri dipendenti e dei nostri fornitori, a far valere i nostri diritti nelle modalità che riterremo opportune.

Le associazioni di ristoratori firmatarie

  1. Tni-Tutela Nazionale Imprese
  2. Acs Associazione Commercianti per Salerno
  3. A.I.O.S Palermo
  4. Ristoratori Lombardia
  5. Movimento Impresa Lombardia
  6. Ristoratori Veneto
  7. Movimento Impresa Puglia
  8. Ristoratori Campania
  9. Passione Ho.re.ca. Puglia
  10. Ristoratori Liguria
  11. Ristoratori Toscana
  12. RistorItalia
  13. Ristoratori Puglia
  14. Ristoratori Trentino
  15. Veneto Imprese Unite
  16. Ristoratori Lazio

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