Birra artigianale. Sorella Doris la prepara nel convento di Mallersdorf

L'ultima suora a fare la birra in Europa è Sorella Doris, da cinquant'anni alla guida del birrificio del convento di Mallersdorf in Baviera

Birra

Sorella Doris che fa la birra a Mallersdorf? Anche l’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, ha celebrato la suora mastro birraio di Mallersdorf-Pfaffenbergpaesin, comune della Baviera, 6500 abitanti.

Al lavoro nel birrificio del convento da una cinquantina d’anni.

“Mastro” come da grammatica italiana, che riserva il maschile a una serie di lavori tradizionalmente esercitati dagli uomini, come il fabbro o il falegname.

Certo, le prime a produrre birra devono essere state le donne dell’antichità – “ma cosa sarà questa cosina qui che fermenta?” – ma il potere, anche linguistico, era in mano agli uomini.

E forse non ha molta importanza pensare a modifiche, sono ben altri i passi da intraprendere per arrivare a una reale parità donne-uomini, al di là della terminologia.

La birra e il convento

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«Era competenza della madre di famiglia provvedere al sostentamento, del quale facevano parte anche le bevande,» afferma suor Doris. «Subito dopo il pane nei forni veniva prodotta la birra, poiché in quegli ambienti caldi circolava nell’aria un residuo di polvere di lievito che facilitava la fermentazione. In Germania un detto recita: ‘Oggi inforno, domani faccio la birra.’»

Che in seguito la produzione artigianale di birra abbia trovato una delle sue sedi naturali nei conventi è abbastanza naturale. La produzione inizialmente avveniva nelle famiglie, e copriva il loro fabbisogno. Le comunità monastiche avevano necessità di dissetare se stesse, e i poveri e i pellegrini di passaggio: ecco che i loro laboratori aumentarono la produzione.

Fu comunque (ancora) una donna, Hildegard von Bingen, monaca, botanica e filosofa, diventata santa nel 2012, a scoprire le proprietà del luppolo, creando la birra come la beviamo ancora oggi.

«Penso che Hildegarda sia stata una donna intelligente e saggia. Ha avuto il coraggio di dire agli uomini ciò che è sano, certamente non aveva problemi di emancipazione! Era sicura di sé e ha fatto ciò che riteneva giusto».

La birra del convento di Mallersdorf

il convento di Mallersdorf in Bavira

L’abbazia è stata fondata dai Benedettini di Bamberg nel 1109, che hanno iniziato subito a produrre la loro birra. Già nel 1432 fu loro permesso di vendere la birra in botti. 

Dopo una lunga interruzione, la produzione riprese nel 1881, ma fu solo con l’arrivo di suor Doris che divenne un’attività regolare. 

“Sono una normalissima mastra birraia
e cerco, come ogni mastro birraio,
di produrre una buona birra.”

L’arzilla Sorella Doris (al secolo, Doris Engelhard), ormai settantenne, si alza ogni mattina alle 5,30 per seguire le funzioni del mattino, prima di entrare in laboratorio. Solo la domenica la sveglia è alle 3 (ma è dispensata dalle funzioni del mattino). Interessata al mondo dell’agricoltura, ha studiato birrificazione in convento. Nel 1966 è diventata suora, e ha preso in mano il laboratorio.

Quindi sono più di 50 anni si occupa del birrificio, ed è l’unica suora a farlo attivamente come mastro birraio in Europa.

La birra di Sorella Doris a Mallersdorf

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Ogni anno, il convento di Mallersdorf, o meglio Sorella Doris, con qualche assistente, produce circa 300.000 litri di birra. La produzione segue la stagionalità e prevede una Maibock, una Doppelbock, un Zoigl scuro e una Lager color rame.

«Gli ingredienti principali sono orzo, acqua, luppolo e lievito. Spetta al produttore di birra andare d’accordo con queste materie prime. È un mito che la birra fatta in abbazia al giorno d’oggi si basi su ricette medievali. Non riesco a immaginare che qualcuno possa bere questa birra, se è stata fatta con vecchie e tradizionali ricette abbaziali. Questo è ridicolo. Ogni anno l’orzo è diverso e deve essere trattato e trasformato in modo diverso. Noi oggi non abbiamo nemmeno gli stessi tipi di orzo che esistevano allora.»

Si tratta di una produzione limitata, disponibile solo a livello regionale e solo in Germania, dal momento che non si usano conservanti.

«È un prodotto fresco. Non si deve lasciare la birra lì ferma, seduta, cambia sapore. Sarebbe da bere il prima possibile.»

I profitti finanziano le attività del convento. «Ci sono 490 sorelle. Alcune lavorano come insegnanti nella scuola, nelle case per bambini, nelle case di riposo. Abbiamo anche cuoche, allevatrici di maiali e una panettiera. Facciamo tutto con le nostre mani.»

Birra d’abbazia

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Particolare simpatico: la fascetta che copre il tappo della bottiglia ritrae Sorella Doris. Particolare interessante e un po’ spiazzante, per me: non so come classificare queste birre, al di là delle tipologie. Non sono birre trappiste, poiché qui non ci sono frati trappisti. E mi sembra che non si possa nemmeno usare la dicitura “birra d’abbazia”, che dovrebbe essere riservata alle birre belghe e olandesi. Ma forse le denominazione è diventata più generica. E la nostra Mallersdorf? Chiamiamola birra artigianale, e basta.

Inutile precisarlo: non ci sono siti internet, né numeri di telefono a cui rivolgersi. Le birre si possono degustare alla Klosterbräustüberl Mallersdorf, la Birreria del Convento di Mallersdorf, nei pressi del birrificio.

[Link: The Atlantic; Osservatore Romano; BeeerMag; Il Blog della Birra; Prima Bergamo]

[Immagini: kna, mk-online, niederbayerntv, Wikipedia]

Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.