13 stili per scegliere la birra esattamente come piace a noi

Conoscere gli stili della birra è il modo migliore per scegliere quella su misura per i nostri gusti. Vi presentiamo le caratteristiche dei 13 stili principali

Tempo di lettura: 12 minuti

Perché conoscere gli stili della birra? In fondo, direte, la birra va solo bevuta. Chi lo fa non è interessato ai vostri sofismi.

Mica vero! Ma se anche fosse, non esiste modo migliore per scegliere la birra ad hoc per noi che farsi un’idea dei numerosi stili (e sottostili).

Cosa sono. Che sapore hanno. Che aspetto. Qual è la taglia etilica. E domanda: ce la dite una bottiglia per ogni stile da provare una volta nella vita. Anche più di una.

Avvertenza: avessimo dovuto rubricarli tutti, gli stili della birra, sarebbero serviti una decina di articoli. In questa guida dalla consultazione, diciamo, agile trovate i principali.

Ma sono abbastanza per capire la prossima volta, quale birra scegliere che sia su misura per voi.

Birra

Prima degli stili della birra le 3 macro categorie

Partiamo col dire che esistono tre macro categorie, prima ancora degli stili della birra. Ad alta fermentazione, bassa fermentazione e fermentazione spontanea. La classificazione in una o nelle altre categorie dipende dal tipo di lievito impiegato.

Sono birre ad alta fermentazione le Ale, per esempio le classiche anglosassoni. Sono birre a bassa fermentazione le Lager, tipo pils o bock, arcinote birre tedesche. Il Lambic belga, meraviglia senza paragoni per qualcuno, imbevibile per altri, è l’esempio delle birre a fermentazione spontanea.

(Di fermentazione ibrida o mista parliamo un’altra volta).

13 stili della birra

Stili birra lambic

Stili della birra: Lambic

Cos’è: Il Lambic (maschile, altrimenti gli sgamatoni vi guardano storto) è uno stile unico per merito (o demerito) del processo di fermentazione, spontaneo perché innescato dall’azione di lieviti selvatici.

Di cosa sa: O lo ami o lo odi, si dice del sapore, soprattutto per una caratteristica: l’acidità. Che significa in particolare un’asprezza a volte spiazzante.

Aspetto: Il Lambic ha in genere poca schiuma, un colore che va dal giallo chiaro allo spiccatamente dorato, benché il tempo tenda a ossidarlo e scurirlo.

Tenore alcolico: Medio basso, da 4 a 6%.

Sottostili: Il tradizionale Lambic, Faro (Lambic addolcito), Gueuze (assemblaggio di Lambic diversi per età), con aggiunta di frutta (Kriek, Framboise…).

Bottiglia da provare: Grand Cru Bruocsella di Cantillon. Tre le italiane: BeerBera di Loverbeer.

Stili della birra: Pils

Stili birra pils

Cos’è: Detto anche Pilsner o Pilsener, è lo stile delle birre chiare a bassa fermentazione e con grado alcolico contenuto. Il più simile all’idea comune di birra.

Di cosa sa: Sempre rinfrescanti, le Pils sanno di luppolo, e nella maggior parte dei casi si presentano speziate.

Aspetto: Abbastanza frizzanti, sono riconoscibili per un cappello di schiuma compatto e resistente. Limpide, hanno colore dorato abbastanza carico.

Tenore alcolico: Non esagerato, all’incirca 5 gradi.

Bottiglia da provare: Primo riferimento (non solo) italiano dello stile, la Tipopils del Birrificio Italiano.

Stili della birra: IPA

Ipa

Cos’è: La sigla sta per India Pale Ale, ma l’India è solo il Paese in cui le birre prodotte secondo questo stile singolare, dovevano essere esportate al tempo delle colonie inglesi.

Di cosa sa: Luppolo. Luppolo. Ancora luppolo. Conseguenza: se non vi va l’idea di un gagliardo sapore amaro, a volte veramente accentuato, benché appena smorzato dagli aromi fruttati, girate al largo.

Aspetto: Schiuma compatta, colore tra dorato e un intenso ambrato. Se chiedendo una IPA ricevete una birra torbida niente paura, è una versione non filtrata con dry-hopping, tecnica che prevede la fermentazione del luppolo.

Tenore alcolico: Dal 5% a crescere.

Bottiglia da provare: Fuller’s IPA. O per restare in Italia Ipash Indie di New Art Beer.

Strong Belgian Ale

Extraomnes

Cos’è: Mica semplice mettere a fattor comune birre di tipo diverso: Strong Golden e Strong Dark oppure Dubbel e Tripel. Mediamente frizzanti, a unirle è soprattutto la reputazione: sono probabilmente le birre belghe più amate dagli intenditori. La gradazione elevata non impedisce ad alcune etichette ben riuscite, di essere pericolosamente beverine.

Di cosa sa: Il sapore di malto è pronunciato, gli aromi fruttati e speziati prevalgono.

Aspetto: Colore che va da paglierino a dorato. Non nelle dark, chiaramente. Nel loro caso il colore varia dall’ambrato intenso al bruno. 

Tenore alcolico: Marcato, come il nome lascia intuire. Diciamo tra 8 e 10%.

Bottiglia da provare: Le famose Rochefort e Chimay rientrano in questo stile. Per tornare in Italia, e a una dimensione più artigianale, è consigliatissima la Tripel di Extraomnes.

Weisse

Stili birra weisse

Cos’è: Detto anche Weizen, è lo stile che connota le birre di frumento della Baviera ad alta gradazione. Non esattamente le birre per cui la Germania è nota nel mondo.

Di cosa sa: Di banana, vi diranno di getto gli intenditori, intendendo con ciò gli aromi fruttati. Sono birre molto spesso speziate, con nitidi aromi di chiodo di garofano e vaniglia.

Aspetto: Il colore è sempre chiaro, più o meno tendente all’oro a seconda dei casi.

Tenore alcolico: Medio alto, con una taglia etilica che oscilla tra 4 e 7%.

Sottostili: Berliner Weisse, Hefeweizen, Dunkelweizen, Weizenbock e Kristallweizen, cioè la versione filtrata.

Bottiglia da provare: Weisse Original di Maisel.

Bock

Birra spina

Cos’è: Lo stile delle birre lager (eppure forti e decise) a bassa fermentazione, originato a Einbeck, in Germania.

Di cosa sa: Di caramello, miele, quindi un sapore tendente al dolce moderato da una leggera vena amaricante.

Aspetto: Limpide, con colori che oscillano dal bruno fino al ramato chiaro in base alla miscela di malti impiegata, e una schiuma prorompente color crema.

Tenore alcolico: Da 6 a 7,5%.

Sottostili: Bock tradizionale, ovviamente, ma pure Eisbock, Maibock e Doppelbock.

Bottiglia da provare: Andate sul sicuro con una Bibock del Birrificio Italiano.

Saison

Stili birra saison

Cos’è: Uno stile che si identifica con birre ad alta fermentazione prodotte quando finisce la stagione fredda come tributo alla primavera, in una specifica regione del Belgio: la Vallonia.

Di cosa sa: Speziate, luppolo e malto si fanno sentire, come gli aromi di crosta del pane.

Aspetto: Frizzanti, opache per l’impiego di cereali non maltati, si presentano in una gamma di colori che vira dal giallo dorato all’ambrato carico. Esistono anche poche varianti brune. La schiuma è bianca, non molto densa.

Tenore alcolico: Medio alto anche in questo caso, tra i 5 e gli 8°.

Bottiglia da provare: Senza esitazioni: Saison Dupont.

APA (American Pale Ale)

Birra APA

Cos’è: Se la “I” di IPA sta per India (ma le birre nascono in Inghilterra per essere esportate in India), la “A” di APA sta per “American”. Cioè realizzate utilizzando acqua, lieviti e il resto degli ingredienti americani. Nel tempo, le differenze tra i due stili sono diventate più marcate.

Di cosa sa: Fresche e beverine, sanno soprattutto di agrumi (quali?, dipende dalla fantasia dei mastri birrai), ma con il contrasto di una vena sottilmente dolce.

Aspetto: Colore ambrato dovuto alla tostatura del malto, ai cui effetti ossidanti fa da schermo la schiuma, che diventa un filtro protettivo.

Tenore alcolico: Tra i 4 e i 6 gradi.

Bottiglia da provare: Gamma Ray, in lattina, del birrificio inglese Beavertown.

Stout

stout

Cos’è: Lo stile delle birre scure e cremose, ad alta fermentazione, contrassegnate da una decisa tostatura dei chicchi di malto.

Di cosa sa: Sapore fumé, leggermente amaro, con una gamma unica di note aromatiche che include caffè, cioccolato, liquirizia e frutta.

Aspetto: Tipiche nuance di colore che oscillano tra il marrone molto scuro e il nero, con una schiuma densa e duratura.

Tenore alcolico: 4-7% ma per le Imperial Stout dai 7% in su.

Sottostili: I principali, tra numerosi sottostili, sono: Imperial Stout, Chocolate Stout, Milk Stout, Sweet Stout, Oyster Stout e Oatmeal Stout.

Bottiglia da provare: La deliziosa Breakfast Stout di Hammer.

Porter

Porter

Cos’è: Uno stile di birre ricavate dalla lavorazione di malti dal colore scuro, rinato con la diffusione recente dei microbirrifici. Dalle Porter arrivano le Stout di cui sopra, esili le differenze.

Di cosa sa: Di caffè d’orzo e ovviamente cioccolato. Da qui, probabilmente, arriva la pretesa di qualche birraio, secondo cui le Porter sono birre che incontrano il gusto femminile. Esiste un gusto femminile?  

Aspetto: Poco frizzanti, hanno un colore che varia da marrone scuro a molto scuro, senza sconfinare nel nero. Come invece accade alle Stout.

Tenore alcolico: Leggermente più basso rispetto alle Stout, diciamo 4-5%.

Bottiglia da provare: Porter di Black Isle, primo birrificio scozzese completamente biologico.

Trappista

Birra trappista

Cos’è: Ne avrete sentito parlare, pur non essendo uno stile vero e proprio. È più una denominazione d’origine. Indica il luogo di produzione della birra e chi la fa, ovvero i monaci trappisti.

In altre parole: una birra trappista si produce solo in un’Abbazia trappista, e solo sotto il controllo dei monaci. Infine, il ricavato della produzione deve essere impiegato per atti caritatevoli. Oggi sono 14 gli impianti trappisti nel mondo, uno in Italia (Le Tre Fontane a Roma).

Circoscrivere tutte le birre trappiste in un profilo comune è un’operazione complessa, al limite del temerario. Hanno caratteristiche differenti.

Tenore alcolico: è invece comune una taglia etilica superiore al 5%.

Sottostili: Così come la definizione birre trappiste non indica un vero stile, è impreciso considerare le “birre d’abbazia” come un sottostile. Ma al netto delle faccende d’etichetta, erano “d’abbazia” le birre prodotte nei monasteri belgi e olandesi. Pur se in sporadici casi si rispettano antiche formule, oggi non c’è legame tra abbazie e birre, con le seconde spesso realizzate su licenza delle prime.

Bottiglia da provare: Senza se e senza ma: il mito Westvleteren, ovvero il birrificio dell’abbazia trappista di St. Sixtus, a Westvleteren, in Belgio, fondato nel 1838. Non sono pochi a etichettare la Westvleteren come la “migliore birra del mondo”.

Blanche

blanche de namur

Cos’è: Lo stile originato in Belgio delle birre crude, non pastorizzate, che mescolano ingredienti differenti come avena, orzo e frumento (o farro).

Di cosa sa: Di spezie e agrumi, visto che i birrifici usano sia le prime che gli altri per aromatizzare queste birre dissetanti e leggere.

Aspetto: Da birre non filtrate quali sono si presentano torbide, di colore che oscilla tra il giallo chiaro e il bianco, con schiuma compatta e cremosa.

Tenore alcolico: Modesto, comunque inferiore ai 5%. Aspetto che le rende un must per l’aperitivo.

Bottiglia da provare: la belga Blanche de Namur, riferimento assoluto dello stile. Tra le artigianali italiane, White Ginger, del birrificio abruzzese Birra Deb’s.

Barley Wine

barley wine

Cos’è: “La birra che vuol’essere vino”, si direbbe oggi, a sottolineare la parentela di queste “birre da meditazione” con il mondo enologico. Alta fermentazione, maturazione in botti di legno lunga anni, tiratura spesso limitata, taglia etilica robusta, come i prezzi.

Di cosa sa: Eleganti nel sapore e negli aromi di caramello, sono considerate l’alternativa a whisky e cognac da sorseggiare nei dopocena invernali. L’abbinamento con i dolci è quasi istintivo.

Aspetto: Da sorseggiare nel classico “balloon”, il bicchiere panciuto dei liquori, a temperatura ambiente, se non proprio di cantina. Il colore scuro oscilla tra ebano e rubino.

Tenore alcolico: Robusto. Da 9 a 15%.

Bottiglia da provare: Thomas Hardy’s Ale, la migliore Barley Wine britannica, e tra le artigianali italiane l’ottima Xyauyù Barrel di Baladin. 

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