Alessandro Borghese: il giudice di 4 Ristoranti maltratta cuochi e kebabbari

Dopo aver riaperto il suo ristorante di Milano, il cuoco, in un’intervista spericolata, se la prende con alcuni suoi colleghi

Alessandro Borghese annuncia la riapertura del suo ristorante milanese (sfortunatamente battezzato) Il lusso della semplicità.

Il protagonista di 4 Ristoranti apre anche al battesimo di un secondo ristorante, ormai imminente nonostante la pandemia. Sempre in una città importante che stavolta, tuttavia, non è Milano.

Lo fa in un’intervista spericolata per il sito di Identità Golose. Loquace e irruento come spesso gli capita di essere, il cappelluto telechef se la prende nell’ordine con:

  • I venditori di kebab
  • Le dark Kitchen
  • I negozi di abbigliamento
  • I cuochi che non cucinano più
  • Quelli più giovani che non sanno fare un piatto di spaghetti al pomodoro.

Alessandro Borghese e i venditori di kebab

Andiamo con ordine. Cosa c’entrano i poveri venditori di kebab con un ristorante elegante e costoso come Il lusso della semplicità?

Direttamente nulla. Ma il governo, secondo Borghese, avrebbe fatto di tutta la ristorazione un fascio.

Alessandro Borghese: “Un’insegna fine dining non può essere paragonata al venditore di kebab sotto casa perchè è evidente che si tratti di due strutture differenti. Verificata l’osservanza delle regole anti-Covid, sarebbe stato opportuno lasciare aperti i ristoranti come il mio”.

Alessandro Borghese e le dark kitchen

Sistemati i venditori di kebab, si passa alle “dark kitchen”.

Ne abbiamo parlato spesso da queste parti. Con il termine dark kitchen si intendono cucine indipendenti, che non appartengono a un ristorante specifico ma preparano pietanze destinate solo alla consegna a domicilio. In epoca di boom del delivery, spinto dalle chiusure dei ristoranti dovute ai lockdown, ne sono nate parecchie.

Peccato che non riscuotano la simpatia del protagonista di Kitchen Duel, altro programma di cucina che il telechef romano conduce su NowTv.

Alessandro Borghese: “Ritengo che sia più sicuro venire a mangiare in un locale che rispetta le norme anti-Covid invece di ordinare una pizza fatta in una dark kitchen qualunque, preparata chissà da chi e con quali ingredienti e trasportata da sconosciuti”.

E i negozi di abbigliamento?

A questo punto siamo curiosi di capire per quali motivi Borghese se l’è presa con i negozi di abbigliamento. Anche stavolta il destinatario diretto delle sue parole è il governo, reo di aver trattato i ristoranti come tutte le altre attività commerciali.

I ristoranti non sono negozi di abbigliamento. Non è che, se oggi mi avvisi che domani non potrò aprire, io spengo la luce, chiudo la claire e i miei maglioni di cachemire restano sullo scaffale“.

In questo caso, al netto delle poco simpatiche discriminazioni tra attività commerciali –anche i negozi sono stati danneggiati dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni del governo– Borghese dice una cosa condivisibile.

In più occasioni il legislatore è arrivato all’ultimo minuto, ritrattando le misure assunte in precedenza. Mentre i ristoratori, nel frattempo, avevano reintegrato il personale in cassa integrazione e riempito i frigoriferi con la merce necessaria alla riapertura. Costringerli a gettare tutto perché la riapertura veniva posticipata è stato irrispettoso, come sottolineato da Borghese.

I cuochi che non cucinano più

Un’altra bordata, il popolare ristoratore la riserva ai cuochi che non cucinano più. Ma che, per dirla con le sue parole, “si limitano ad assemblare i piatti”.

Per non farsi mancare niente, Borghese tira in ballo anche i distributori, nel senso di fornitori dei ristoranti.

Oggi i distributori forniscono ai ristoranti anatre già starnate, spiumate, col petto pronto da cuocere, la conseguenza è che il cuoco non cucina il piatto, ma si limita ad assemblarlo”.

Ora, il cuoco figlio dell’attrice Barbara Bouchet è il più noto telechef italiano. Non ci piove. Ma essersi conquistato una grande popolarità in televisione non fa di lui uno chef di rango. La cosa non è automatica.

L’accusa rivolta ai cuochi di limitarsi ad assemblare gli ingredienti è ingenerosa. Ma Borghese ci tiene a rimarcare che nella cucina del suo ristorante “l’anatra arriva intera, con testa e piuma e va pulita, sezionata e lavorata con le mie tecniche e secondo le mie preferenze”.

Alessandro Borghese e i giovani cuochi

Impietosi anche i giudizi rivolti ai giovani cuochi che arrivano pieni di speranze nei ristoranti blasonati “da scuole che costano parecchio”.

Borghese li vede così: “Hanno set di coltelli da 5mila euro, sanno sferificare, affumicare, sferificare, cuocere a bassa temperatura, ma se chiedi di preparare un piatto di spaghetti al pomodoro, un tonno di coniglio piemontese, non sanno farlo”.

Questa, ricostruita in sintesi, è la strategia adottata da Alessandro Borghese per farsi nuovi nemici. Succede quasi in ogni intervista e anche questa volta, a occhio, è perfettamente riuscita.

2 Commenti

  1. Personalmente, trovo ogni sua osservazione condivisibile. Nulla di quello che ha dichiarato Borghese è scioccante o irragionevole, piuttosto si tratta di una riflessione su come i concetti di ristorazione e cucina siano cambiati e di come vi siano problemi e contraddizioni nella gestione della pandemia.
    L’articolo sembra trattare tali considerazioni con apparente sufficienza, come fossero critiche infondate, forse perché pronunciate da qualcuno non ritenuto credibile fino in fondo.

  2. Non capisco il perché del tono di questo articolo.
    Borghese non ha fatto critiche per farsi nemici, ma ha semplicemente detto cose vere che posso anche essere prese come spunti di miglioramento e non condannano i suoi colleghi.

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