Alessandro Borghese: bocciato il suo ristorante di Milano, il conto fa male

Recensione negativa sul Fatto Quotidiano: divertente la ricostruzione di un’esperienza “dolorosa”

Tempo di lettura: 4 minuti

Alessandro Borghese è un mostro di popolarità grazie ai (4) ristoranti degli altri. Con i suoi gli va meno bene, le critiche non mancano. È il turno di “Alessandro Borghese, il lusso della semplicità”, il ristorante dello chef-tv e imprenditore in via Belisario a Milano.

A somministrargli la stroncatura è Il Fatto quotidiano, con una recensione divertente, giusto un po’ lunga. Per questo ve la presentiamo destrutturata. Come fanno gli chef quando vogliono alleggerire un piatto corposo.

Ecco i passaggi salienti della recensione negativa del ristorante di Alessandro Borghese, organizzati per temi.

SULLA PRENOTAZIONE: “Per prenotare bisogna dare il numero della carta di credito e l’email, arriva l’email di conferma con questa frase: non vediamo l’ora di accoglierla“.

SULL’ESTERNO DEL LOCALE: “Non sembra l’entrata di un ristorante, mi ricorda di più un albergo“.

SULL’ACCOGLIENZA: “Entriamo, ci accoglie una signorina sexy, le faccio vedere la prenotazione sullo schermo del cellulare: “Ah, lei è il gentile Ricky Farina, prego accomodatevi”. In effetti sono una persona gentile.

SULLA SALA: “Facciamo le scale e arriviamo in una grande sala che assomiglia vagamente a un night club”.

SU TAVOLI E POSATE: ”Il tavolo è senza tovaglia, ci sono dei poggia posate e una scultura in ceramica. Le posate sono bellissime, quasi commoventi, verranno cambiate a ogni portata”.

SUL CAMERIERE: “Arriva un uomo con una giacchetta stravagante e dei pantaloni neri, si chiama Giampiero, ci consiglia il menù da 4 portate, 90 euro a testa, escluse le bevande, è il più economico”.

SUL BAGNO: “Andiamo a turno nel bagno, Ethel non riesce nemmeno ad azionare il getto d’acqua, si tratta di una semplicissima fotocellula. “La fotocellula non funzionava”.

SUL PIATTO DI BENVENUTO: “A me arriva una striscetta (quasi inesistente) di speck di tonno con puntini colorati che dovrebbero essere salsine di accompagnamento… Certo lo speck di tonno è così esile che passa quasi inosservato”.

SUL COCKTAIL DI GAMBERI: “Una rivisitazione di un classico anni Ottanta: cocktail di gamberi in salsa rosa. C’è molta cura: un ciuffetto di insalata, un ciuffetto di salsa rosa, e due cialde che racchiudono mezzancolle sgusciate, nude, tremanti, rosse”.

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Posted by Alessandro Borghese – Il Lusso della Semplicità on Wednesday, 5 August 2020

SULLA CACIO E PEPE: “È l’unico piatto che trasmette abbondanza e un senso di generosità, molto invitante e cremosa, sensuale, piccante al punto giusto, le manca un solo ingrediente per essere perfetta: Roma”.

SUL FILETTO DI VITELLA: “Non è memorabile, non è abbastanza gustoso e sensuale: non mi eccita, il palato resta ‘barzotto’.“

SULLA MERINGATA: “È accompagnata da un liquido marrone da bere a parte che sembra proprio Nesquik! Buonissima la meringata, ma il Nesquik no, no e poi no. Il Nesquik non è eccitante, non è sensuale! Infantilizza la meringata! Alessandro, mi cadi sul Nesquik!”

SUL CONTO: “Leggo: 267 euro. Le chiappe mi si stringono subito, ma ormai è già entrato tutto dentro il… conto”.

SUL VOTO AL MENÙ: “Mi alzo a chiappe strette. Ci viene chiesto di dare un voto al menù come nel famoso programma televisivo, alla location, al servizio e al conto: sorvolo“.

SULL’ESPERIENZA 1: “Le mie chiappe si rilassano, forse sono pronto per un’altra, per un’altra… come chiamarla? Meglio non chiamarla”. 

SULL’ESPERIENZA 2: “A parte il Nesquik e i 24 euro al calice, è stata una bella serata, un caro saluto chef, ma molto meno caro del conto. Che sapore ha la felicità? Torno a baciare Ethel per ricordarmelo”.

9 Commenti

  1. Salve,
    Trovo il commento di Ricky Farina molto egocentrico e già impostato fin dall’inizio su un commento finale negativo, già nel riportare che la sua amata Ethel non sa usare un rubinetto a fotocellula, un plus per l’igiene della clientela.
    La vera patetica e volgare nota finale sul conto è davvero incredibile e inaccettabile da un punto di vista della logica e buonafede; mi spiego meglio: ma se sai di dover pagare 90€ a persona per la sola degustazione, cosa ti si stringono le chiappe o chiappone se paghi 247€ con vino pregiato, acqua, coperto in un ristorante sicuramente distinto?
    Ma Ricky Farina, come eravate vestiti tu e Ethel da non poter fare a meno di aver da ridire anche sulla giacca del personale?
    Ricky Farina vai per locali per star bene e non per trovare da ridire si tutto e su tutti, e poi via un po’ meno di egocentrismo e volgarità gratuita… So che fa tendenza e becerume, ma via su un giornale come FQ, non vorrei davvero leggere le tue diciamo recensioni da bar.
    Grazie per l’attenzione.

  2. Diciamo che se un “giornalista” per scrivere una recensione simile deve fare leva su doppi (ma.nemmeno troppo) sensi, allora gia meriterebbe poco interesse. Di certo gli sfugge anche la matematica se rimane stupito dal conto. Insomma al FQ gia se la passano male, e forse tal riky è uno dei motivi.

  3. La carta di credito in fase di prenotazione ormai te la chiede pure “Peppe Er trojone” per tutelarsi da eventuali scherzi dell’ ultimo minuto; i calici iniziali NON sono MAI offerti: e qui si, i ristoratori potrebbero cambiare il modo di porlo, perché puntualmente si scadono in queste polemiche, più o meno giustificate. Sul resto… De gustibus. Probabilmente pensava di pagare moooolto meno e mangiare di più visto che il buon Borghese non ha neanche una stellina di negroni nel suo CV.

    • Personalmente, non credo di aver mai trovato il calice iniziale nel conto. Non è una statistica accurata, per carità – ma magari può servire a sgretolare qualche granitica certezza.

  4. Recensire un ristorante facendo copia e incolla da un articolo scritto da altri mi pare un modo di fare davvero poco professionale. Avevo già letto l’articolo di Ricky Farina, trovo sempre interessanti le cose che scrive. Ma questa vostra non recensione mi lascia davvero perplessa…

    • La nostra non è una nostra recensione: abbiamo riportato, con tutti i riferimenti del caso, una recensione altrui, uscita su una testata che non è la nostra.
      Diciamo che anche noi nutriamo qualche perplessità sulla tua professionalità di lettrice.

  5. Mi è piaciuta la recensione di Ricky Farina,se non altro perché,al di là della validità della cena,cosa sulla quale ,non avendo diretta conoscenza,non posso ribattere,si pone sull’accento su quanto siano ridicoli certi personaggi ed un certo modo di intendere la cucina. Eleganza,ricerca di nuovi gusti non hanno nulla a che fare con un certa affettazione che denuncia solo mancanza di contenuti ( come in ogni campo, d’altra parte).E poi ,se io entro in un locale pubblico come cliente pagante, posso essere vestito come mi pare( ovviamente sempre in maniera decente),ma ho tutto il diritto di criticare il servizio, incluso l’improbabile abbigliamento di un sedicente cameriere. Un ‘ultima osservazione: siamo in Italia,non abbiamo bisogno di cibi striminziti o privi di calore, mangiamo come abbiamo fatto sempre

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