Juan Carrito morto

Juan Carrito è morto: breve vita di un “piccolo” orso gourmet

Juan Carrito è morto, investito da un’auto. Addio al giovane orso goloso che amava le pasticcerie e il ristorante di Niko Romito

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Juan Carrito è morto. Ieri, nel dare la notizia corredata da una grande fotografia, Il Messaggero ha scritto in prima pagina “Addio a Carrito, l’orso ‘cittadino’ ucciso da un’auto”.

Nel corso della sua breve esistenza, l’orso marsicano noto come Juan Carrito ha più volte fatto notizia. 

Era famoso in quanto orso bruno appenninico, sottospecie gravemente minacciata di estinzione che sopravvive negli  Appennini. Una sessantina di esemplari in una zona che comprende tre regioni: Abruzzo, Lazio e Molise. 

Ma era anche un gourmet –ora che Juan Carrito è morto vogliamo ricordarlo così– o almeno un orso reso celebre dalle frequenti scorribande tra gli umani a caccia di cibo. Anche per questo lo stiamo piangendo dopo l’incidente stradale di lunedì scorso che ha messo fine alla sua vita. 

Star dei social

Juan Carrito a Roccaraso

All’età di 2 anni, Juan Carrito era diventato una star sui social per le audaci avventure  nelle stazioni sciistiche e nei villaggi di montagna. Sempre alla ricerca di cibo, anche rovistando tra i bidoni dell’organico, non proprio a prova di saccheggio.

Il direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Luciano Sammarone, ha detto al Messaggero del giovane orso morto “Juan Carrito era un animale esuberante. Lo paragonavo a una specie di James Dean degli orsi, bello e dannato”. 

Con l’avanzare dell’età l’orso diventava sempre più audace. Dopo aver saputo che Juan Carrito è morto, ci siamo lasciati andare ai ricordi. 

A novembre 2021 aveva conquistato le copertine internazionali per essersi introdotto in una pasticceria di Roccaraso. E per averla mandata all’aria ingozzandosi di torte e teglie di biscotti. Del resto, anche la madre di Juan Carrito, Amarena, era oltremodo golosa.

All’epoca, gli esperti del WWF avevano spiegato che il cibo era il carburante di Carrito. 

Tracciato con una collare radio e catturato due volte, il giovane plantigrado è stato riportato nella natura per smorzare l’eccessiva confidenza con l’uomo. 

“È per il suo bene”, hanno spiegato all’epoca gli esperti, sottolineando gli effetti nocivi dell’ingestione di cibo e rifiuti –tutto, dalle plastiche alle pizze avanzate– e il potenziale pericolo per le persone.

Si sperava così che l’orso marsicano si abituasse a mangiare cibi più appropriati: bacche, insetti, carcasse, miele.

Mascotte d’Abruzzo

Anche da morto l’istinto gourmet di Juan Carrito è stato censurato. 

Secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Protezione Ambientale, “molti pensavano a Carrito come a una sorta di Winnie the Pooh, un orsacchiotto, ma questo è sbagliato”. In altre parole, gli animali selvatici devono trarre nutrimento dalla natura, non è una situazione che si può alterare.  

Tuttavia, quando un orso impara a trovare cibo facilmente, non torna indietro. Ora che Juan Carrito è morto possiamo dirlo: è come se noi umani venissimo invitati in un ristorante stellato e lo chef ci dicesse che possiamo mangiare gratis.

Il nome scientifico dell’orso era M20, quello confidenziale si doveva a Carrito, il piccolo paese in cui l’orso marsicano aveva fatto le prime escursioni. 

Con il tempo l’orso morto è diventato una sorta di mascotte per l’Abruzzo: quando Juan Carrito, a settembre 2021, ha fatto irruzione in un alveare, l’apicoltore disse scherzando che l’orso amava i suoi prodotti. 

Juan Carrito è morto: triste anche Niko Romito

Niko Romito è Juan Carrito
Niko Romito e Juan Carrito

Il mese scorso, la prima volta che abbiamo parlato di Carrito qui su Scatti di Gusto, Niko Romito ha visto l’orso vagare nei pressi del Reale, il suo ristorante tre stelle Michelin a Castel di Sangro. Lo chef ha postato su Instagram una foto dell’orso diretto verso la cucina del ristorante.

Alcune stazioni sciistiche di Roccaraso, in difficoltà per la mancanza di neve nella zona, hanno pubblicato un’immagine di Juan Carrito, star dei social, fotografato mentre camminava sulle piste. Almeno lui una discesa l’aveva fatta.  

Gli incidenti stradali sono la causa di morte principale per gli orsi bruni appenninici, perché l’area in cui vivono è vicina a autostrade e strade non adeguatamente tutelate.

Purtroppo Juan Carrito è morto per un incontro con gli esseri umani. È stato colpito da un’auto su una strada che da Roccaraso porta a Castel di Sangro. Strada tristemente famosa perché nel 2019 un altro orso è morto nello stesso tratto.

Centinaia di italiani, e noi tra questi, hanno reso l’ultimo saluto al giovane orso gourmet sui social media. 

Ci resta una consolazione: Juan Carrito è morto da orso libero, autorizzato dagli uomini a vivere allo stato brado, invece che rinchiuso in una riserva.