Imaginarium è il ristorante a Torino di Gabriele Gorlato, chef e patron classe 1989, che i lettori di Scatti di Gusto hanno già incontrato in un’altra sede.
E Imaginarium è un’insegna, una porta, un codice da digitare, ovviamente un indirizzo fisico. Ma codice d’accesso, via e numero ve li comunicano solo al momento della prenotazione di uno dei posti disponibili.
Posti contatissimi, perché il tavolo è uno solo, grande e lungo, pezzo unico, di marmo, pesantissimo. Lo spazio è un’unica grande stanza, dal décor variabile, con muri bianchi che servono da schermo per proiezioni immersive.
C’è un modus operandi anche per i posti al tavolo e il menu: fino a 8, se si tratta di sconosciuti. Fino a 12, se un gruppo. E bastano sei commensali per scegliere il menu di tutto il tavolo.
Le sorprese del ristorante Imaginarium non si limitano ai prezzi

I prezzi sono sorprendentemente democratici per una cena di questo livello: il prezzo va dai 60 agli 80 euro per 7 portate comprensivo di 3 abbinamenti al calice.
Lo vedete sul sito di Imaginarium che segue un calendario mensile.
Ricapitolando: non è uno speakeasy, ma ne mutua le modalità, anche se poi il menu è fine dining. Non si va a un rave, anche se tutta la segretezza sul dove-come-quando lo ricorda. Tranquilli, è in città a Torino.
Questo è Imaginarium, prendere o lasciare. Noi abbiamo preso, complice l’invito-provocazione dello chef.
Sabrina Colucci in sala ci ha accolti e guidati lungo tutta la serata. Con discrezione attenta e con il sorriso.

A Gabriele Gorlato piace bucare lo spazio-tempo. Piace trasformare le cose: il laboratorio sotto Imaginarium potrebbe essere quello di un profumiere. E piace sperimentare, come ai tempi delle uova soniche che è anche il titolo di un suo libro di ricette per Trenta Editore.
Infine gli piace dire che nonostante la spettacolarità, il ristorante è fine dining senza maschere. Ed è vero. Non è ingessato. Non è routine. Né è banale. Il logo, che appare sulla porta d’ingresso e torna in vari dettagli come i tovaglioli ricamati, combina uno scarabeo (sacro) portafortuna, l’occhio che tutto vede e la sagoma della finestra della Mole. Una cosa molto torinese nella città più esoterica d’Italia.
La nostra cena da Imaginarium a tema Alice in Wonderland

Alice in Wonderland versione Disney è la nuova scenografia e fil rouge della nostra cena stampa, anche cinematograficamente sulle pareti animate. Il menu in tema, a sorpresa, è frutto della creatività di Gabriele Gorlato. Io avevo richiesto pesce e non carne. Ed ecco il risultato.
Partenza titillante con Blanc de blancs Montesin. Cestino pane, generoso, con grissini scuri a base farina di semi di lino e riso nero (molto buoni), grissini chiari con curcuma e semi vari e due tipi di pane: scuro, di segale, chiaro di farina di grano 0.

Sullo sfondo delle pareti animate ecco il Minipanettone soffice e burroso sul dorso di un coniglietto, per aiutare il Gazpacho datterini-fichi, tartare di tonno obeso (obesi anche i pezzi), maionese al pompelmo. Confesso: il panettoncino me lo sono mangiato da solo senza aiutare niente e nessuno.
La realtà virtuale al ristorante nascosto di Torino

Pausa. Arriva un visore e mi ritrovo nella tana del Bianconiglio – realtà virtuale ok – sotto il livello del tavolo e c’è un convitato-fantasma, non il mio commensale (che prima ha sghignazzato del mio spaesamento, finché non è toccata a lui la stessa sorte).

Il secondo antipasto, a 5 punte, si chiama Stella marina: Tartare di scampi e cannolicchi, Leche de tigre, bisque di scampi, olio al timo, micro-uova di lompo, oro alimentare e mandorle tostate. Da gustare con uno spruzzo di Profumo alimentare vodka e datterini (“senti un po’ meno il mare”). Per me, piatto memorabile.

La Melanzana fondente su salmoriglio è il terzo antipasto: super consistenza e spessore gustativo grazie a riduzione di salsa BBQ, MoleCola, spolveratina di cacao amaro.

Accanto, Libeccio gin – Ciliegia e MoleCola che evoca anche un mondo di feste d’infanzia. Qui nasce un dibattito sull’accento MolèCola o MoleCòla, essendo la bibita della Mole. Non vince nessuno, ognuno continua a chiamarla come vuole.
I primi piatti del ristorante Imaginarium


Mentre nei calici io continuo con il Montesin, il commensale passa al rosso Château de Goëlane 2021 Bordeaux. E arriva un piatto signature Tubetti, telline, cipresso: la pasta è cotta nel brodo di telline, finita con burro al cipresso e cosparsa di polvere di spinacino e cipresso. Piatto gentilmente sapido, delizioso anche al naso, per me da ricordare. Nella versione onnivori prevede anche fondo di lepre e burro alle giuggiole.

Risottino vegetale, il piatto più difficile, nonostante l’apparenza, e presentato nella statuina di un personaggio. Tradotto: piatto importante. Questo risotto alle morchelle così profondamente profumato sembra più una minestra di riso che un risotto all’onda. E invece è proprio la presenza del liquido il suo bello. Il liquido bianco e lattiginoso che sostituisce i latticini è Mastika, la resina del lentisco!
Il secondo si mangia con il cucchiaio, il dessert si dipinge

Segue l’Ombrina di lenza CBT su beurre blanc di miso rosso e caviale di lompo. Sesamo tostato e olio aromatizzato ai porcini danno intensità. Ombrina e porcini, che coppia sorprendente. Un piatto da mangiare con il cucchiaio, per godere della parte più liquida, tanto anche il pesce è molto tenero. Grande delicatezza.

E se per il secondo è apparecchiato un cucchiaio, per il dessert c’è anche un pennello sottile. Serve per la Rosa della Regina di Cuori, una bavarese al bergamotto color avorio da dipingere con confettura di fragole. La rosa, presentata su uno stelo, viene spiccata/trasferita in un piattino. È una citazione della storia, dove la Regina di Cuori impone ai suoi giardinieri di dipingere di rosso tutte le rose del regno.

La bavarese poggia su una sottile frolla al lampone, per dare crunch (crunch lo dico io, Sabrina ha elegantemente evitato). E infatti evviva, per tutta la sera nessuno mi ha ossessionata né con il crunch né con il cremoso.
Imaginarium. Torino. Instagram









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