Trattoria della Fortuna è a Monterotondo, località alle porte di Roma ma nemmeno poi così vicino. E neppure su in alto, nel centro storico, che conserva un certo valore artistico e paesaggistico.
Ma alle spalle della zona industriale, fatta di capannoni e rotonde di nuova costruzione, e praticamente su strada. Non c’è “ampio parcheggio all’ingresso”. L’auto si lascia ai margini della carreggiata, tra la fine dell’asfalto e la striscia di terra battuta che si stacca dal terrapieno. Eppure la Trattoria della Fortuna è una scommessa vinta, e da ben quattro generazioni.

La storia della Trattoria della Fortuna affonda le radici nel 1944. Quando il fabbricato originario, allora conosciuto come Osteria della Fortuna, venne gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Il locale, frequentato abitualmente dai cacciatori della zona prima delle battute di caccia, deve proprio a questa tradizione il suo nome, considerato un simbolo di buon auspicio. Nel 1950 la famiglia Allegrini ricostruisce l’attività e dà vita alla Trattoria della Fortuna, una delle prime realtà ristorative di Monterotondo.
Sono oltre ottant’anni, quindi, che sfoggia l’invidiabile bandiera di riferimento per gli amanti della cucina romana autentica e della ristorazione di qualità. E nel panorama competitivo e affollato delle attività di ristorazione di Roma e dintorni, un locale defilato che può permettersi di aprire solo a pranzo 4 giorni a settimana (a cena solo il venerdì e il sabato è chiuso) la dice lunga sulla sua capacità di attirare e fidelizzare la clientela.
Il fattore “F”: Francesca Gervasi

Oggi il volto della trattoria è quello di Francesca Gervasi, chef e proprietaria, la quarta generazione. In cucina praticamente da sempre, insieme alle tecniche della cucina verace e pratica delle nonne (eh, sì, dobbiamo citarle stavolta) ha assorbito quella sollecitudine delle trattorie di famiglia per le specialità locali e la cura dell’ospite. Ma per Francesca la Trattoria della Fortuna è una scelta successiva. Un ritorno alle origini all’indomani della pandemia da Covid, dopo aver sperimentato nell’alta cucina, nella brigata di Riccardo di Giacinto da All’Oro (una stella Michelin).
Tecniche contemporanee, F&B management, gestione sostenibile del menu, attenzione all’accoglienza e alle presentazioni. Alla Trattoria della Fortuna Francesca ha saputo tradurre i canoni della cucina stellata in un format accessibile e comprensibile a tutti. Apprezzato dalla Guida Michelin è tra i Bib Gourmand. Ha ricevuto il premio Travellers’ Choice di Tripadvisor e la Regione Lazio l’ha dichiarata Attività Storica, per il valore culturale oltre che gastronomico.
La Trattoria della Fortuna non è solo tradizione

Uno degli aspetti più interessanti del progetto di Francesca Gervasi riguarda la sostenibilità. Interpretata non come semplice tendenza, ma come scelta concreta che coinvolge ogni fase del lavoro in cucina. La selezione delle materie prime privilegia ingredienti stagionali e produzioni del territorio, riducendo il ricorso a lavorazioni industriali e valorizzando filiere di prossimità. L’attenzione al prodotto fresco si riflette anche nella preparazione artigianale di molte specialità, dalla pasta ai dessert. Fatti in casa come una volta, e con grande cura dei dettagli.

Il menu alla Trattoria della Fortuna cambia seguendo il ritmo delle stagioni e propone una cucina che rispetta la tradizione romana senza risultare prevedibile. Accanto a preparazioni iconiche come carbonara, amatriciana e gricia, trovano spazio ricette originali nate dalla ricerca della chef e dalla volontà di esaltare ingredienti selezionati con attenzione. Il risultato è una proposta equilibrata, in cui il gusto si accompagna a una gestione consapevole delle risorse e a una particolare attenzione alla qualità.
Tra i piatti che meglio rappresentano l’identità del ristorante figurano alcune creazioni che reinterpretano la cucina regionale attraverso il filtro del fine dining, restando comunque nell’ambito di una cucina famigliare e riconoscibile. Questo singolare connubio tra la memoria dei gesti e l’addestramento nelle tecniche e nella sperimentazione rende la Trattoria della Fortuna un unicum tra le tavole romane.
Pranzare alla Trattoria della Fortuna (invito stampa)

A guardare il menu della Trattoria della Fortuna quella che si è divertita di più è la chef: c’è un po’ di tutto, da un po’ tutte le regioni, qualche incursione in oriente, pescaggi dalla cucina del sud e dalle specialità del nord Italia. Difficile non trovare qualcosa che stuzzichi la curiosità o la memoria, anche semplicemente per l’interpretazione proposta.

A cominciare dal Tramezzino alla veneziana (9 €), con carciofi alla cafona, stracchino delle valli Orobiche e prosciutto cotto affumicato. Viene proposto come antipasto (ed è la prima portata del nostro pranzo), ma per dimensioni e sostanza particolarmente generoso e gratificante.

Torniamo a dimensioni più famigliari con la crocchetta di pollo ai peperoni, croccante fuori e sugosa all’interno, rinforzata dalle salse ai tre peperoni (13 €).

Con l’involtino Italia-Cina (13 €) La trattoria della Fortuna coniuga cucina popolare d’oriente con la campagna romana. All’interno c’è il contorno agricolo e povero per eccellenza, la vignarola. Tanto stagionale quanto gustosa!
Primi piatti da chiocciola

Una buona parte delle ricette alla Trattoria della Fortuna prevede presidi Slow Food, nell’ottica di fare della tavola anche un momento culturale. Dare la possibilità a chi per formazione, abitudini, ritmi personali, avrebbe difficilmente accesso a sapori e prodotti la cui sopravvivenza è spesso minacciata dal cambiamento climatico e dalla sostenibilità economica. Anche questo è costruire memoria.
Tra i piatti piu richiesti, Chiocciola SlowFood, spicca la Cartellata, una pasta fresca preparata con 36 tuorli, ripiena di ricotta e limone candito e condita alla Nerano (17 €). E anche se forse si potrebbe lavorare ancora sulla presentazione, il gusto è esplosivo, pieno, gratificante e non piatto.

Segue un altro cavallo di battaglia della Trattoria della Fortuna. Sono le ruote pazze Benedetto Cavalieri con ragù di cuore, Ragusano e fondo di Montepulciano (16 €). Al di là del presidio, scelta coraggiosa quella del cuore, che si ispira alla tradizione popolare del quinto quarto, qui nobilitata dalla giusta tecnica per un esito di buon equilibrio e delicatezza.
Trattoria della Fortuna e i secondi green

Una buona parte del menu di Francesca Gervasi prevede l’uso di materie prime vegetali o comunque non cruente, per la gioia di vegetariani e vegani.
La cipolla di Cavasso bruciata con caprino, olio al porro e peperone crusco (14 €) sta lì a dimostrare che scegliere ogni tanto un’opzione vegetariana non significa rinunciare al gusto ne tantomeno alla sostanza.

Idem con il cardoncello spadellato bello croccante adagiato sul suo morbido cuscino di zabaione salato, sensuale e succulento: chi ha bisogno della carne?

Proposta questa fuori menù come la successiva: cappellotti alla mortadella di Prato del salumificio Mannori, spuma di stravecchio di Monticelli e polvere di rapa rossa. Qui la carne c’è, ma non è questo il punto.
Finale da spizzicare

Non delude il fine pasto della Trattoria della Fortuna: la pesca sciroppata all’anice stellato, servita con meringa italiana profumata alla lavanda e fiore di borragine è un dessert delicato che rinfresca e non appesantisce.

Segue una piccola pasticceria di frolline alla crema e frutta candita, di sfoglie ripiene di crema pasticcera, praline e frolle al burro, da piluccare tra una chiacchiera e l’altra.

La trattoria della Fortuna ha un innegabile vantaggio, accontenta tradizionalisti e sperimentatori, con un ottimo rapporto qualità prezzo: per 50 euro si mangia e si beve anche dalla interessante lista vini del locale, che annovera parecchio Lazio e non solo dei castelli romani.

Il nostro pranzo è stato animato dalle referenze della cantina Castello di Torre in Pietra, che si trova all’interno del borgo omonimo a nord di Roma. Oggi è gestita dall’ultima generazione della famiglia Antonelli (sì, quella del sagrantino e del Trebbiano Spoletino). L’azienda, nei suoi 50 ettari vitati, coltivati in regime biologico, valorizza le uve tipiche della viticoltura lazialle. Autoctone o naturalizzate, sono quelle che negli ultimi anni hanno dimostrato di competere per qualità e sostenibilità con territori più presidiati da marketing e comunicazione: cesanese, malvasia, grechetto, vermentino, montepulciano.
Scegliere il ristorante per un gruppo di persone può essere complicato per differenze di palati, di alimentazione, spesso per una maggiore o minore apertura a sperimentare gusti che sconfinino dai margini del consueto e rassicurante. Trattoria della Fortuna è un ottimo compromesso. E per gli irriducibili, carbonara, gricia e amatriciana sono comunque assicurati: sono fatti secondo tradizione, costano 15 euro, e le modifiche non sono ammesse.










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