Pizza | Sorbillo contro Brambilla. Quella vera è napoletana

Gino Sorbillo parte all’attacco e contesta duramente il Ministro del Turismo Maria Vittoria Brambilla. Motivo, il nuovo brand Patrimonio d’Italia che prevede quattro categorie (per l’arte e la cultura, per lo stile e la creatività, per l’incanto dei luoghi e per la tradizione) e ha elencato 34 eventi tradizionali che fanno bella l’Italia (abbiate la pazienza di scorrere le altre 2 pagine per vederli tutti). E attraggono turisti.

Solo che alla voce Pizza non trovi Napoli, le sue pizzerie, una delle sue manifestazioni, i 120 anni della pizza Margherita festeggiati nel 2009, l’STG ma una semi sconosciuta (checché arrivata alla 14ma edizione) Festa della Pizza di Salerno che si svolge a Pontecagnano. Che alle orecchie dei pizzaioli napoletani, i cui antenati hanno inventato la pizza appunto napoletana, è suonata come una bestemmia. Sarebbe come beatificare la copia cinese, anche se Pontecagnano, periferia a sud di Salerno non è dall’altra parte del Mondo.

Al Ministro Brambilla piace provocare (l’anno scorso giusto di questi tempi fece incavolare un po’ di gente con il suo elogiare la dedizione di Silvio Berlusconi per lo spot di Magic Italia mentre se ne stava in Provenza…), mettere fuorigioco eventi come il Palio di Siena, per i (presunti) maltrattamenti dei cavalli, o benedire il Palio di Lodi – Cursa dei cavai, “l’unico Palio dove i cavalli non si azzoppano” (e molti Italiani che non la conoscono penso sarebbero curiosi di conoscere quanti turisti siano attratti). A questo giro le è sembrato ideale promuovere la città del sindaco Ernesto Sica che gongola per la benedizione che lo mette alla pari con la Festa dei Gigli di Nola e il Carnevale di Putignano, il Festival Paleariza – Musica nel mondo della Calabria Greca e la Parata Storica dei Turchi di Potenza (per restare al sud) nella classifica di attrattori di flussi turistici che possono beneficiare del nuovo brand (non molto originale, a dire il vero e con qualche lacuna) cui sono destinati 1,5 milioni di euro per iniziare la promozione.

La strategia del Ministro non sempre è apparsa molto chiara in campo gastronomico. Basta pensare alla Commissione per la promozione e il sostegno del turismo enogastronomico che ha in Gualtiero Marchesi il presidente per finire all’annuncio del primo festival internazionale della Ristorazione a Milano il 27 settembre e transitando per iniziative come Capotavola, alla ricerca del piatto perduto. E questa della pizza salernitana potrebbe essere un bel boomerang (considerato che non l’hanno presa benissimo molte altre manifestazioni tradizionali come la Quintana di Foligno o l’Infiorata di Spello, mentre si sono salvate Genzano e Ventimiglia con la sua battaglia) per l’evidente “scippo” di una tradizione che salernitana certo non è.

“Ha voluto fare un piacere alla collega Mara Carfagna che è di Salerno e a un sindaco espressione del Pdl”, taglia corto Gino Sorbillo. “Ma che senso ha promuovere una manifestazione della pizza che è napoletana non a Napoli? Allora Pizzafest che si tiene alla Mostra d’Oltremare cosa ha di meno con i suoi 100 mila visitatori?”

Lo ha spiegato Maurizio Falcone, ideatore della festa di Pontecagnano al Corriere del Mezzogiorno intervistato da Gabriele Bojano: “Noi abbiamo espresso una professionalità diversa, non ci siamo fermati al solo evento che pure abbiamo espletato attraverso molteplici iniziative collaterali e momenti musicali di alto richiamo con i beniamini del momento ma abbiamo realmente esportato la pizza in quanto tale da Strasburgo a Salonicco fino al Festival di Sanremo. La ricaduta sul turismo è stata proprio quella, ecco perchè abbiamo ottenuto il riconoscimento ministeriale. Riconoscimento, che va detto, ci è stato prima conferito dai visitatori che hanno sempre affollato la nostra iniziativa e dalle stesse aziende (leggasi pizzerie, ndr) che hanno sempre collaborato volentieri con noi”.

Vorrà dire che tutti i turisti che scendono dalle navi di crociera e si riversano nel Decumano con le guide alla mano per conoscere finalmente la Signora Margherita dovranno essere aviotrasportati all’aeroporto di Pontecagnano per poter assaporare la pizza, ma solo dal 5 all’11 settembre almeno quest’anno. O forse potrebbero allargare alla Festa di Battipaglia. Lì almeno qualcuno ha inventato il panuozzo.



mercoledì, 3 agosto 2011 | ore 17:45

3 commenti su “Pizza | Sorbillo contro Brambilla. Quella vera è napoletana

  1. Potrebbe essere una pizza d’esportazione!!!! Ma la Brambilla non era esperta di pesci congelati?

    curiosità: che mozzarella usa sorbillo?

  2. Cose da pazzi…chi si permette di scrivere che il Panuozzo è stato inventato a Battipaglia? lo sanno anche le pietre che il Panuozzo è stato inventato a Gragnano (NA) da Giuseppe Mascolo ,pizzeria Mascolo Via M.Spagnuolo 121

    • Più che il panuozzo, la festa. Il pane dalla pasta della pizza non è una novità in costiera sorrentina e si faceva ben prima degli anni ’80, declinato più in forma di pane probabilmente. La specialità di “nuova tradizione” è nell’elenco ufficiale della Regione Campania del 2009 che recita:

      Il panuozzo è una specialità delle pizzerie di Gragnano e della zona dei monti Lattari, in provincia di Napoli; nato come cibo semplice, oggi è considerato una prelibatezza per gustare la quale si possono percorrere chilometri fino ai ristoranti e le pizzerie di Gragnano, Pimonte, Agerola, Santa Maria la Carità. È una sorta di grande panino, la cui pasta è costituita dallo stesso impasto di quella della pizza: farina di grano tenero, acqua, lievito di birra fresco, sale marino, lievitata due volte e cotta forno a legna. Il panuozzo e farcito a seconda del gusto personale, con ortaggi, salumi, latticini e formaggi. La preparazione si conclude con una ripassata in forno a legna, che permette al ripieno di riscaldarsi e fondersi con il pane. Le varianti moderne a questo prodotto antico sono molto numerose e concernono la varietà di ripieni e condimenti, che con il tempo si è ampliata e variegata.

      Il territorio di origine sembra più ampio di un numero civico e se dovessimo stare alla dizione “prodotto antico” l’origine nel 1983 sarebbe un po’ recente.

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