Un marziano a Roma/51 Una delusione chiamata Ragno d’Oro

Nuovo giro, nuova corsa. Sono rientrato nel tunnel e il mercoledì debbo occuparmi di Qwerty. Diamine, avevo smesso, ero riuscito a sbolognarlo, ma c’è poco da fare ogni tanto ritorna e quando ricorda che sulla mia terrazza si atterra bene, non c’è più niente da fare.

Oggi però sono organizzato, è da tanto che voglio provare una vecchia trattoria di quelle di una volta, romane. Il Ragno d’Oro è un indirizzo storico di Prati, che di tanto in tanto fa capolino in rete tra gli indirizzi certi per una cucina romanesca solida ed efficace, senza troppi fronzoli. Posti così mi hanno sempre incuriosito, ma per una serie di motivi non ci sono mai stato. Oggi mi sembra il posto giusto dove portare il nostro marzianino dagli appetiti trimalcioniani.

Squilla il telefono, riconosco subito il prefisso extracomunitario, rispondo e dico “ci vediamo direttamente in via Silla, ci vediamo là!”. Il nostro amico verde mugugna, gli piace atterrarmi sulla testa, ma oggi non se ne parla, vado di fretta…

La sala è rumorosa, lunga e disadorna. Il servizio viene svolto inspiegabilmente su carrelli, che percorrono il corridoio centrale nei due sensi. Chissà perché? Spesso portano solo un piatto che sarebbe più semplice portare a mano. Ci accomodiamo e ci arriva un menù fotografico, che annienta le nostre speranze. Sembra di stare seduti ad una gelateria di Rimini, al posto delle coppe gelato, le foto di improbabili piatti di matriciana e frittini. Inizio a tremare, ma come non era stato indicato tra i migliori carciofi alla giudia di Roma?

Mi dico tra me e me: non avere pregiudizi, non fare il gastrofichetto, tra l’altro in parecchi me ne hanno parlato bene. Magari il menù è brutto e turistico ma i piatti buoni ed efficaci. Un ragazzo sbrigativo, ma assai gentile, si avvicina per l’ordinazione. Bene, il menù è solo una scusa, qui si ordina a voce come una volta. I piatti sono quelli dell’ortodossia romanesca, ma “fatti bene” come ci tiene a precisare il nostro anfitrione.

Intanto ci arriva un piattino di gnocchi alla pescatora, gli gnocchi sono buoni, dolci e morbidi, vabbè sanno un poco di farina, ma il condimento è generoso e Qwerty se lo spazzola in un soffio. Iniziamo bene, ordiniamo.

Fritti. Il carciofo alla giudia se po’ fa, allegramente unto e croccante, certo poteva essere pulito un poco meglio le foglie esterne sono veramente troppo dure, ma è croccante e si lascia mangiare.

Il fiore di zucca è piacevole e ignorante, gravato da una pastella di garanzia, che sa di pizzerie di una volta. Il caucionetto sa di riscaldato. Supplì veramente di ordinario e un buon filetto di baccalà. Iniziamo così e così, senza troppe emozioni.

La matriciana è un due tre casino… Un tonnarello gigante fatto in casa intenso di farina, con un sugo rosso e qualche pezzettino di guanciale sparso. Vorrebbe essere una matriciana tradizionale sugosa e cotta, ma in realtà non sa di molto.

La gricia è ignorantissima e golosa, intensa di maiale e grasso, buona anche se continua il problema della pasta che rilascia una quantità di amido impressionante. Nel complesso il piatto migliore della giornata.

Pasta allo scoglio. Sempre lo stesso tonnarellone fatto in casa acqua e farina, condito con un generosissimo misto scoglio che sa di vacanze al mare di una volta, villeggiature e portapacchi con le valigie.

La coda è inquietante, già dal colore rosso vermiglio del sugo in cui sguazzano dei pezzettoni di carota e sedano che non sono un bel guardare. In bocca sa di poco, si mangia per fame, ed io non ho fame.

Il saltimbocca alla romana è grezzo e piacevole, gravato da una salsa densa e cremosa, che lo veste e lo lega. Il sapore non è male e si lascia mangiare.

Si chiude con una piacevole torta di ricotta e amarena, che come ci tiene a precisare il ragazzo che ci serve, ha fatto la mamma. Sarà…

Finiamo parecchio delusi, ci aspettavamo un posto caciarone e goloso, invece siamo in una mangiatoia distratta, persino il nostro amico verde è deluso, e si che lui di solito è un entusiasta…

Ragno d’Oro. Via Silla, 26 – Roma. Tel. +39 06.3212362

Foto: Andrea Sponzilli



16 commenti su “Un marziano a Roma/51 Una delusione chiamata Ragno d’Oro

  1. Dbbo confessare che un poco godo all’idea che anche voi prendete fregature… Non solo noi mortali.
    Un nome che ogni tanto torna, in rete e tra amici furbi… Ora so come regolarmi.

  2. E quale sarebbe l’amico o gli amici della rete che danno del buono a questo ristorante? Come mai muovete accuse senza indicare gli imputati? Bocchetti, Bocchetti, così non si fa :-p

  3. ha risposto a Maurizio La Rocca: si, la birra era fresca…:D
    Cmq se alla fine dimentichi tutto il gastrofichettismo e pensi ala gente normale che mangia, alla fine se po’ anche fa’… ed è interessante vedere le caratteristiche di locali sempre pieni…

  4. ha risposto a Alessandro Bocchetti: E si, purtroppo il problema (se così vogliamo chiamarlo), è che questi posti sono sempre pieni…perchè la gente non sa mangiare, o non può permetterselo?
    Siamo pochi (per fortuna?) i “gastrofighetti” a cui piace mangiare bene…
    Ma credo che siano scelte di vita che rispetto…io rinuncio ad un paio di jeans da 150 euro e magari mi “regalo” un pranzo da Tassa…altri continuano a mangiare in questi posti…

  5. ha risposto a Fabrizio Vicari: boh, Fabrizio… Non credo che conti solo la variabile prezzo. Noi abbiamo speso 90 € in tre, bevendo birra alla spina, poco? Boh, neanche tanto, in linea con trattorie molto più interessanti… il problema è di scollamento tra il “nostro” mondo e il rtesto… fino a che non colmeremo questo gap sarà dura…

  6. ha risposto a Fabrizio Vicari: Ma sei sicuro che siano “loro” quelli da educare? Io mica tanto, credo che si dovrebbe gettare un ponte tra le nostre manie autoreferenziali e il loro generalismo…

  7. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Comunque mi fa piacere che scriviate di posti deludenti. Fra l’altro lì a fianco sta per aprire Roscioli e dietro alle spalle c’è Del Frate che di sicuro non ti avvelena. Va bene, stavolta avete preso una fregatura. Capita! ;-)))

  8. Stavo cercando di fare mente locale su quali fossero le trattorie-osterie romane, con una storia alle spalle, ancora valide, abbastanza economiche e non del tutto “posticce”. Tristemente, dal mio infinito elenco sono uscite fuori solo la Matricianella in via del Leone e da Enzo a via dei Vascellari, anche se il suo cuoco storico ha aperto Teo a piazza dei Ponziani, sempre a Trastevere. Un po’ poco. Vi viene in mente qualche altro residuato bellico tuttora degno del proprio passato?

  9. ha risposto a Riccardo I.: Beh, ma secondo me ce ne sono ancora: da Tonino a l governo vecchio, settimio al pellegrino, il cavalier Gino, la Sora Maria, lucia al mattonato, Domenico a via satirico e ovviamente l’immancabile Armando Er mejo! Volutamente posti molto diversi, i primi che mi sono saltati in mente, ma tutti più che potabili… Alcuni superlativi!

  10. spiegatemi una cosa, mi avete incuriosito, ma le foto ai piatti le fate a tavola e senza dire niente in giro? Cioè lo sapete che in Francia se vi vedessero una macchina fotografica vi sbatterebbero fuori a calci in alcuni posti? Oppure dite prima che dovete scrivere su questo blog? l’assillo mi tormenta….

  11. sono anni che non ci vado
    ricordo primi a base di pesce non tanto male e un ambiente, quello sì, veramente caciarone
    il menu illustrato non c’era a quei tempi

  12. ha risposto a ninetto davoli: Boh, io vivo tra Roma e Francavilla… Per cui so’ un po’ de paese ;) cmq a Parigi ho sempre fotografato senza alcun problema… Sarà che mi presento bene…
    Giochi a parte, chiediamo sempre il permesso e siamo molto discreti… Nessuno (ne clienti, ne ristoratori si è mai lamentato)

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