Vietato scrivere vini naturali. Scatta la multa, come a Bulzoni a Roma

La notizia è di quelle che farebbero morire d’invidia un umorista fantasioso, invece è purtroppo vero.

Due ispettori dell’Ufficio Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole hanno contestato i cartelli “vini naturali” che campeggiavano sugli scaffali dell’enoteca Bulzoni di Viale Parioli a Roma. Alessandro Bulzoni si è visto consegnare un verbale che lo accusa di pubblicità ingannevole e frode in commercio che prevede tra le sanzioni addirittura una denuncia penale perché non tutti i produttori raggruppati in quegli scaffali sono certificati biologici o biodinamici. Al termine della visita sono stati prelevati anche diversi campioni dei vini presenti nell’assortimento.

Esistono norme precise sull’etichettatura dei vini e qualsiasi riferimento alla naturalità, trattandosi comunque di un prodotto alimentare, va attentamente calibrato ma l’azione di controllo del ministero potrebbe e dovrebbe molto più utilmente avvenire a monte. Etichette che riportano diciture come “ottenuto da agricoltura biodinamica” o “da agricoltura naturale” sono, a lume di naso, contestabili ma sfido chiunque a conoscere a memoria tutte le retro etichette dei vini italiani.

Sicuramente gli ispettori avranno qualche articolo di legge a sostegno della loro posizione però trovo eccessiva e pedante più che rigorosa la loro interpretazione per cui le scritte sul muro di un negozio possano costituire pubblicità ingannevole: come sparare a una mosca con un batzooka!

Sostengo da sempre, a differenza di Alessandro, che i vini naturali non esistono ma questa espressione ha avuto successo e per quanto generica e imprecisa ha acquisito un significato che nè Alessandro nè io riusciremmo ormai a modificare.

Resta il mistero sulla pericolosità di una scritta su un muro e sulle intenzioni dei dirigenti del MiPAF: cui prodest?



21 commenti su “Vietato scrivere vini naturali. Scatta la multa, come a Bulzoni a Roma

  1. Ma i cartelli sono stati sequestrati o è bastato un colpo di spugna :lol:

    Scusate, ma questa è peggio di una barzelletta: erano pure in due :lol:

  2. Una vergogna. Mi auguro che Alessandro faccia ricorso e lo vinca, e che se necessario vengono stabilite regole chiare per tutti. Se è illegale quello che fa lui da anni (tra l’altro facendo un lavoro di ricerca ed educazione non meno che encomiabile), allora lo sono anche le fiere???

    • Perché una vergogna… Se ci sono delle regole devono essere rispettate, se sono sbagliate, cambiate. Vini naturali esposto, può far pensare a dei vini piu sani e meno nocivi per la salute… Ma l’alcol c’è sempre…

      • Il riferimento all’alcol è fuori posto. Stando a quanto scrive lo stesso Bulzoni “L’oggetto della vicenda è che non si possono mettere in evidenza vini senza una certificazione. Solo quelli con i vari bollini di controllo si distinguono.” ( http://cibario.wordpress.com/2012/06/25/vini-naturali/ ).
        E’ probabile che questo zelo ministeriale coincida con l’entrata in vigore della normativa europea relativa al vino biologico (non solo “da uve da agricoltura biologica”, come fino a oggi). Dal prossimo 1° agosto cominceranno a circolare bottiglie che riportano questa dicitura (ovvero da quella data i produttori potranno avanzare una richiesta in tal senso, non so quale delle due).
        Per rispetto del consumatore, sarebbe auspicabile che i produttori che fanno parte dell’arcipelago dei vini naturali aderissero a una certificazione anche se non li soddisfa, dato che questo non li priva della possibilità di comunicare quello che fanno in più rispetto ai requisiti fissati dalla legge, ma finora non è stato così ed è facile prevedere che non lo sarà. Chi ci va di mezzo in questo caso è un venditore scrupoloso e appassionato che non fa altro che raccogliere e trasmettere il messaggio (a volte non certificato) di un insieme di produttori riguardo ai loro vini.

        • Il problema è metterli d’accordo… Le mille associazioni, gruppi e posse litigano su tutto e si scindono
          Con una velocità impressionante…

          • Quello che sembra mancare in questo come in tanti altri ambienti è il concetto di “minimo comune denominatore”: un minimo che tutti quelli che si riconoscono in un certo movimento accettano di fare, da lì in poi ognuno segue la sua strada.
            E’ un altro tratto tipico nascondersi dietro i piccolissimi: siccome la certificazione ha un costo per il produttore, ecco che il produttore “naturale” da svariate centinaia di migliaia di bottiglie rivendica la scelta di farne a meno perché… il piccolissimo non se la può permettere! Peccato che le associazioni servono innanzitutto a questo, a redistribuire a favore di chi ha poco in modo che si possa permettere tutto quello che è necessario.

  3. @ Carlo: le regole vanno sempre rispettate anche nella loro interpretazione, trovo surreale censurare uno scaffale! scusa la rima ma fa caldo
    @ Fabio: fiere manifestazioni trasmissioni radiofoniche e libri saranno i prossimi bersagli? a quel punto potremo iniziare a ridere fino a seppellirli!

  4. Sicuramente le regole sono regole, ma come mai un produttore dovrebbe pagare per certificare la “naturalità” del proprio vino?
    La questione è molto complessa, sempre più alla moda alla faccia di chi le cose le fa davvero per bene. Un produttore certificato bio, mi
    raccontò di non aver più rinnovato la certificazione quando gli offrirono un diserbante bio….secondo me questa la dice lunga.

    • E perché i prodotti e i produttori che stanno in Slow Food pagano per salvaguardare i giacimenti? Sono le regole del gioco

  5. Quindi mi state dicendo che non posso più scrivere vino rosso o bianco se non ho una opportuna certificazione del colore da parte del ministero??

  6. Datemi una mano a capire: ho appena sentito alla radio lo spot di Estathè che parla di “gusto naturale”

    @ Fabrizio: certo, dovrai fare apposita domanda in triplice copia! :-)

  7. Mi vien da ride e certo non per Alessandro.
    Ma il marchio GDO Naturapiù oppure il gingle Valfrutta la natura di prima mano. Ora mi è venuto in mente che da noi l’acqua senza bolle si chiama naturale pensa che caciara.
    I credo che i controlli siano necessari, utili e, a volte anche determinanti.
    Non sono convinto che i controlli fatti in questo modo possono avere un grande sensa.
    Oppure demeter è diventata una partecipata statale?

  8. Io temo che la questione sia molto piu semplice… Le pratiche delle lettere anonime, delle segnalazioni di amici degli amici, sono all’ordine del giorno nel commercio romano. Gli uomini del ministero hanno fatto il loro lavoro, male come spesso capita, ma in mancanza di una norma chiara non si può pretendere altro… Una ordinaria storia di squallore cittadino, ma pure articoli su un disegno criminale contro il mondo del vino naturale, mi sembrano degni di Austin Power e il dottor male :D

  9. lo sai che io vedo il male ovunque.
    Chiedo scusa a tutti per il grande sensa (so che non è, ne sarà la cosa peggiore che ho scritto)
    Sono convinto che il controllo sia figlio di una segnalazione del tipo “c’e una ford fiesta parcheggiata male all’angola tra via galvani e via bodoni” (multa a testaccio x 100 vetture in divieto di sosta).
    Alemanno rieletto sindaco.

    PS. ma non c’è un angolo tra via bodoni e via galvani…..appunto

    :-)

  10. …quello del “vino naturale” è una gran baggianata, spero ne converrete, oramai; bella mossa di marketing sfruttando le psicosi collettive attuali da avvelenamento generalizzato, se ne stanno accorgendo anche in Europa. Il “naturale” o “biologico” sono diciture ingannevoli dove non dimostrate, con appartenenza a protocolli di produzione, onerosi, obbligatoriamente da essere certificati da Terza Parte. Altrimenti è fuffa, ognuno può cavalcare l’onda della moda salutista senza colpo ferire (pecunia), sfrutatndo il lavoro (e sforzi) di altri . Quindi roba da furbi, se ci pensate bene. Dopodichè, la dicitura addirittura diventa ingannevole e quindi si scade nel penale della frode in commercio dove si dimostrasse il contrario. So che il povero (povero?) Bulzoni l’ha forse fatto ingenuamente, ma dove lui pubblicizzasse caratteristiche non veritiere del bene proposto? SE ha fatto tutte le verifiche del caso sui produttori proposti, non ha nulla da temere; capisco , genericamente senza riferirsi al “nostro”, che il venditore di “patacche” griffate magari può essere oggetto di raggiro, ma garanzie e controllo vanno fatte diligentemente, anche per chi , da imprenditore, gestisce un esercizio commerciale importante.
    PS: inoltre, anche dal punto di vista della “concorrenza sleale” , è una dicitura che va regolamentata e dimostrata: ecchè , Monfortino, Riserve di Biondi Santi, Sassicaia, Masseti e Ornellaie, Etichette rosse giacosiane e Solaie varie sono vini non naturali e , per la legge degli opposti, nocivi alla salute e i produttori, piccoli e grandi che siano, impenitenti sofisticatori?

  11. Non mi sembra vi siano gli estremi perchè dal verbale si passi effettivamente ad una sanzione; non si può certamente scrivere NATURALE su un’etichetta di un vino ma nessuna legge vieta di scriverlo su uno scaffale, come altre diciture. Non bisogna però confondere il vino bio con il vino naturale. Dopo ed a seguito della recente approvazione del reg. cee in merito,( che ha dovuto mediare gli interessi dei vari Stati, compresi quelli non produttori, ma importatori di vino bio in cisterne e quindi interessati ad alti valori di SO2) avremo vini simil industriali con il bollino bio a pochi euro sugli scaffali della GDO. Il vino naturale, è vino contadino, lavoro artigianale, piccole quantità e piccole dimensioni, agricoltura organica biodinamica o biologica, certificata o autocertificata. Del resto è impossibile normare il lavoro del vignaiolo naturale; perchè questo sarà molto diverso se svolto in Trentino o in Sicilia e all’interno della stessa azienda sarà diverso di anno in anno. Quando si lavora con i ritmi della natura, non è possibile incasellare tutto in delle norme. Certamente si possono ( e si dovranno) fissare dei paletti, dei minimi comun denominatori (livelli SO2, lieviti indigeni, rifiuto addittivi, ecc), da riportare liberamente in etichetta, a seconda dell’annata e del luogo dove si produce. Se finora non si è fatto è perchè vi sono delle “Prime donne” che hanno diviso e frammentato il Movimento dei Vini Naturali per i loro personali interessi (basta leggere le ultime dichiarazioni di N. Joly o A. Maule…) Vi sono però molti produttori scandalizzati dall’uso del termine naturale, che abusano di altri termini, ancora più ambigui, come Tradizionale per indicare l’agricoltura Convenzionale, cioè della Chimica di sintesi…un pò di onestà intellettuale!

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