La strada per raggiungere il paradiso è impervia e sterrata, ma il viaggio vale la vista dei vigneti che si affacciano sul mare, Cilento, Punta Tresino allo scorrere ultimo del centro abitato di Santa Maria di Castellabate. Zona Lago per chi volesse orientare il navigatore (fatelo, fatelo) per raggiungere la cantina dell’Azienda Agricola San Giovanni.
Santo da paradiso del cibo e del vino anche se più reale e meno fantasiosa è la citazione della chiesa che ha dato il nome all’azienda agricola di Mario Corrado e Ida Budetta. Una delle 35 donne di questo 2026 che hanno cambiato il modo di vedere il rapporto con la cucina. E con il vino.
Una storia vera

Non che sia una novità giacché il primo palo di vigna Mario Corrado e Ida Budetta l’hanno piantato nel 1999. Ben prima dell’avvento del digitale di massa che su questa terrazza naturale affacciata sul mare ti fa pensare a come il mondo virtuale sia ormai distopico. Va bene se scatti una foto con il cellulare, non serve a niente se ci costruisci un falso. Che per quanto d’autore possa essere, sempre falso è.

Qui invece alla cantina San Giovanni tutto è grandiosamente vero. A partire dalla ristrutturazione conservativa del manufatto del ‘600. Che ospita la cucina pronta a rifocillare i viandanti ciclisti o armati di bastoncini che si arrampicano fin qui.

Fatica molto ben ripagata dagli assaggi di vino che accompagnano salumi, formaggi, verdure.

Io sono venuto qui in amicizia condotto nell’auto che andava su per la mulattiera con panorama mozzatutto. “Vedrai che cantina”. La cantina non l’ho vista in realtà, né – confesso – mi sono inerpicato per vigneti distratto da mozzarelle e affini. Ma i vini della Cantina San Giovanni li ho assaggiati.

A partire dal Tresinus che è tra i miei Fiano preferiti ancor prima di conoscere Mario Corrado e Ida Budetta di persona. Persone squisite come il vino che imbottigliano dopo aver fatto una bella lotta con pastori e burocrazie dei servizi. Pensate solo che la loro cabina elettrica è al limitare dell’abitato di Santa Maria di Castellabate. E loro hanno portato il cavo fino in cantina e alle casette che punteggiano la tenuta (plus, si possono affittare) interrandolo per evitare inquinamento visivo. Così dal pianoro antistante il casale di contadina bellezza il vostro sguardo si perde nel mare e all’orizzonte senza avere l’intralcio di fili. E senza dover ricorrere a Photoshop.
Come arrivare alla cantina San Giovanni

Nel caso vogliate – dovete – raggiungere la cantina San Giovanni, sappiate che non troverete nemmeno l’ombra di un cartello. E le vostre possibilità di sbagliare strada (lo abbiamo fatto) sono esattamente del 50% al bivio anch’esso sterrato. Puntate sulla mulattiera di sinistra, quella del cuore, e affidatevi pure a Google Maps che vi riporta sulla retta via. Un po’ di utile virtuale ci sta. Almeno fino a quando sarete giunti in paradiso e magicamente il vostro telefono sarà muto per assenza di linea. Ma non entrate in ansia che c’è il wi-fi.



Tocca ritornare al vino che accoglie in cucina con una bottiglia di Paestum – Fiano da un vigneto di circa 45 anni con una piccola percentuale di Trebbiano e Greco. Mentre Francesco Costantino, organizzatore di Divina Food Experience sull’altra costiera salernitana (cioè l’Amalfitana), sistema giudiziosamente le alici sul burro o sulla mozzarella del caseificio Jemma.
La mozzarella e il Fiano


E poiché di mozzarella si parla, non fate sapere quanto è buono il Fiano Tresinus della cantina San Giovanni (100% da vigneto vecchio di un mezzo secolo) con le treccine di mozzarella di latte di bufala di Giuseppe Morese. Il fiano resta uno se non il migliore vino per accompagnare la mozzarella. E il Tresinus lo fa egregiamente (senza volervi annoiare sulla maggiore freschezza del 2018 o del 2017, ma se trovate una 2014 siete a cavallo).

Morese ha dalla sua anche le romanticottine che avranno pure un nome da storytelling per San Valentino (probabilmente dedicate all’amata), ma sono tremendamente buone.

Le ho accompagnate con del prosciutto spagnolo arrivato al desco cilentano per una strada di pizze e pizzerie, notoriamente anch’esse impervie. E formaggi in vario assortimento compreso uno di bufala “straniero” proveniente dal basso Lazio.
Il vino rosso della cantina San Giovanni

Siamo al rosso versato da Ida Budetta alla Signora di Castellabate e alla Signora degli Eventi che di Mario Corrado è la sorella.

Non ha fatto abbinamento con i ravioli peraltro delicati, ma tant’è non assaggiare il Ficonera, aglianico da altro vigneto che sulla carta di identità dice 50 anni, sarebbe stato un delitto.
E sì, abbiamo rotto gli schemi al grido dell’invocato assessore Cacciano e ne apprezziamo tono e vigore. Mentre in spregio a qualsivoglia manuale saltiamo all’Areus – sempre Fiano – per fare una puntata sul Castellabate (Aglianico con una percentuale di Piedirosso votato all’apparizione per via del vigneto più alto di tutta la tenuta).

E continuiamo con un poderoso Maroccia, aglianico. Che sotto la tettoia diventata stanza dei dolci appare in forma di Tyrrhenus, spumante brut rosè millesimato metodo classico. Sull’etichetta diventa Message in a Bottle ed è quello che affidiamo con la foto di rito di tutta la compagnia.


Che ha ancora il suo daffare con cannoli cilentani, fragole, graffe, babà e sfogliatelle.
Super – di dimensioni – moka di caffè e la strada del ritorno seppur impervia è in discesa. Verso gli inferi dei primi villeggianti che se la prendono con il meteo sul telefonino. Folate di vento che portano via leggeri i malumori del traffico pre-estivo. E pensare che a pochissimi chilometri di strada sterrata c’è il paradiso sceso su un pianoro vista mare.

La prossima volta, prometto, farò un giro in cantina e mi inerpicherò su su fino al vigneto di Piedirosso che offrirà una ancora più bella vista sul mare del Cilento. Sempre che non ci sia una tavola imbandita, sia chiaro.
Azienda Agricola e Cantina San Giovanni. Punta Tresino, 84048 Castellabate SA. Telefono: 393 274 9650. Instagram









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