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Vino
27 Gennaio 2026 Aggiornato il 27 Gennaio 2026 alle ore 08:51

16 vini da uva Nebbiolo che incantano: Barolo, Barbaresco e gli altri

In 16 assaggi, altrettante espressioni di sua maestà l'uva Nebbiolo, dai territori più vocati del Piemonte e della Lombardia
16 vini da uva Nebbiolo che incantano: Barolo, Barbaresco e gli altri

Se idealmente ogni buon vino è espressione del proprio habitat inteso in senso lato, quando c’è di mezzo l’uva Nebbiolo è particolarmente vero. Pochi altri vitigni (per quanto pregiati) hanno questa capacità di trasformare il territorio in racconto. Cambia timbro a seconda dell’altitudine, del suolo, dell’esposizione e della mano del vignaiolo, mantenendo comunque tensione, eleganza e longevità.

Alla XII edizione di Nebbiolo nel cuore, che si è tenuta a Roma, ne abbiamo avuto l’ennesima conferma, insieme alla percezione di un comparto con una visione condivisa. A prescindere dalle differenze stilistiche e geologiche dei diversi territori, c’è coesione nel ricercare caratteristiche di finezza, di freschezza e di bevibilità. In parte è dovuto ai cambiamenti nel mercato, ma in ogni caso la qualità media degli assaggi andava da buonissima a eccellente, tanto da risultare difficile operare una selezione. L’ideale per chi beve, un po’ meno per chi scrive.

Delle tante referenze assaggiate (molte premiate nel corso della manifestazione) quelle che seguono sono state selezionate di volta in volta per la qualità, ma anche per qualcosa che le distingue. Per un approccio particolare della cantina, una visione, un sogno. Quello che dal calice scende dritto nel cuore.

Langhe, dove Nebbiolo fa rima con Barolo

Panorama delle Langhe con vista su La Morra

Le Langhe per molti rappresentano il vertice espressivo dell’uva Nebbiolo. Suoli marnosi e calcarei, esposizioni perfette, areale protetto e una tradizione tramandata attraverso le generazioni hanno dato vita a veri monumenti enologici.

Il Barolo premiato con la Menzione d’Oro

Gozzelino, Barolo da uva Nebbiolo

Cantina storica in Castigliole d’Asti, tra Langhe, Monferrato e Roero, Gozzelino mantiene una lettura rigorosamente classica del Barolo, che produce nei vigneti di La Morra. Il Barolo 2020, premiato con Menzione Oro, si apre lentamente su rosa appassita, liquirizia, catrame e spezie. Il tannino è deciso ma ben integrato, la struttura solida e coerente. Un Barolo che richiede tempo e restituisce complessità.

Il Barolo che è un coup de cœur

Pio Cesare Barolo Ornato 2021

Una delle etichette iconiche del Barolo contemporaneo. Il Barolo Ornato 2021, insignito della Menzione Coup de Cœur, nasce da uno dei cru storici di Serralunga d’Alba. È un vino profondo, potente ma misurato, con tannini elegantissimi e una straordinaria prospettiva evolutiva. L’annata 2021 rivela equilibrio e precisione, e pur nella sua gioventù non ha niente di acerbo, ma si racconta al palato già con garbo. Una bottiglia che darà ancora di più con gli anni (per chi riesce ad aspettare). Si trova a circa 115 €

Il Barolo di Serralunga d’Alba

da uva Nebbiolo il Barolo Parafada di Palladino

Altra icona del Barolo, Palladino è una delle voci più autentiche di Serralunga. Il Barolo Parafada 2021, dall’omonimo vigneto, è stato premiato con il “Coup de Coeur” nella Guida Nebbiolo 2026. Quella percentuale di sabbia che caratterizza il terreno in cui cresce regala finezza e agilità di beva a una texture pure austera, minerale, profonda. Il lungo affinamento in botte grande ne scolpisce il carattere senza alterarne la purezza. È un vino che parla sottovoce ma si fa ascoltare.

Il Barolo della nuova generazione di produttori

I vini di Cristian Ferrero da uva Nebbiolo e Barbera

Con Cristian Ferrero conosciamo una nuova generazione di produttori consapevoli di Monforte d’Alba. Terza generazione di vignaioli, ma la prima che imbottiglia, ha idee chiare e un approccio senza fronzoli. Il Barolo Bricco San Pietro 2021 si distingue per equilibrio e struttura: profumi nitidi, tannino in evoluzione, ricerca la bevibilità ma senza forzare i tempi, questa bottiglia deve riposare ma promette grandi soddisfazioni. Una lettura moderna e al contempo rispettosa della tradizione.

Il Barolo di grande autorevolezza tanninica

Garesio Barolo DOCG

La cantina Garesio è una delle interpreti più fedeli di Serralunga d’Alba, territorio che dell’uva Nebbiolo esprime il lato più profondo, strutturato e longevo. Il cru Cerretta è tra i più iconici del comune: un anfiteatro naturale di marne calcaree compatte, capace di generare Barolo di grande tensione minerale e autorevolezza tannica. Il Barolo Cerretta 2021, insignito della Menzione Oro nella Guida Il Nebbiolo, riflette appieno il carattere dell’annata: equilibrata, precisa, con maturazioni lente e complete. Al naso si apre su rosa appassita, ciliegia scura, spezie dolci e una sottile vena balsamica. Il sorso è compatto e progressivo, con tannini ben scolpiti ma già armonizzati, sostenuti da una freschezza che ne allunga la traiettoria gustativa.

Il Nebbiolo delle Langhe

Langhe Nebbiolo 2024 di Renato Fenocchio

6 – AZIENDA AGRICOLA FENOCCHIO RENATO

Altra bellissima realtà, Renato Fenocchio è sinonimo di tradizione langarola pura. Siamo a Neive, in zona vocata per la produzione di Barbaresco. E Renato Fenocchio è famoso soprattutto per lo Staderi, splendida espressione di lunga vita. Ma anche nel Langhe Nebbiolo l’approccio è serio, senza scorciatoie. Il vino si esprime sulle note di frutti rossi, floreali e una freschezza viva, solo in parte dovuta alla gioventù. Una bottiglia premiata per la sua coerenza stilistica e identità territoriale.

Barbaresco, è di scena l’eleganza

Nonostante nascano dallo stesso vitigno del Nebbiolo e da zone limitrofe, il Barbaresco rispetto al Barolo tende a essere più elegante e morbido. Grazie a un clima leggermente più mite e terreni più fertili e ricchi di limo, le uve maturano prima, producendo vini con tannini meno aggressivi rispetto al Barolo. Inoltre richiede tempi di invecchiamento obbligatori più brevi, risultando spesso più godibile già nei primi anni di vita. 

Il Barbaresco che nasce dai gelati Grom

Mura Mura Barbaresco DOCG da uva Nebbiolo

7 – MURA MURA

Mura Mura, tra Langhe e Monferrato, è il coronamento di un sogno, che si è avverato coltivando la frutta per i sorbetti gelato di Grom, che ha garantito sostenibilità economica. I proprietari Guido Martinetti e Federico Grom si sono potuti dedicare al vino: oggi conta 30 ettari vitati tra langhe e Monferrato, con parcelle nei cru più prestigiosi. Il Barbaresco Iago 2022, premiato con Menzione Oro, da uve dei cru Starderi, Currà e Serragrilli (vinificati separatamente), si esprime con grazia e potenza insieme. Profumi floreali, frutto succoso, tannino già fine. Già piacevole, promette molto bene.

Alto Piemonte, il Nebbiolo del Nord

La chiesa di San Pietro a Gattinara. Foto Terre dell’Alto Piemonte.

L’Alto Piemonte rappresenta un quadro ancora diverso: le denominazioni storiche come Gattinara, Ghemme, Boca o Lessona si sviluppano su suoli antichi, ricchi di porfidi, graniti e sabbie di origine vulcanica o morenica. Uva Nebbiolo qui coltivata ad altitudini più elevate e climi più freschi, che contribuiscono a vini tesi, verticali, con acidità marcata e una trama tannica spesso austera in gioventù.

Erano 5 amici che giocavano con l’uva Nebbiolo

La Stradina, Gattinara DOCG 2022

Gattinara, piccolo comune ai piedi del Monte Rosa offre all’uva Nebbiolo esposizioni ideali, altitudine e un suolo di origine vulcanica, che ‘firma’ i suoi vini: austerità in gioventù, ma grande freschezza ed eleganza, e una lunghissima vita. Erano cinque amici che si sono messi a giocare col vino per hobby, grazie al vigneto ereditato da uno di loro, Piergiorgio. Si sono divertiti così tanto, che Piergiorgio cambia vita e si laurea in enologia, dedicandosi al Nebbiolo a tempo pieno. La Stradina interpreta la denominazione con un approccio fedele: note ferrose, spezie, frutto discreto e un bel sorso teso, di carattere. Un vino che cresce lentamente nel tempo.

Qui il Nebbiolo si chiama Spanna

Francesca Castaldi vini da uva Nebbiolo

Poco più a sud di Gattinara, i comuni di Fara e Briona detengono l’esclusiva del Fara DOC. Qui l’uva Nebbiolo si chiama Spanna, e già Plinio il Vecchio cantava le lodi del vino di queste zone. I terreni sono per lo più limoso-argillosi con presenza di ciottoli, in ordine sparso, il che rende la produzione molto diversificata in base ai singoli vigneti. Quella di Francesca Castaldi è una micro–produzione di grande personalità. Erede di una dinastia di vignaioli che si è insediata a Briona fin dal 1700, continua la storia di famiglia insieme al figlio Marco. Il Fara 2021 (70% Spanna e 30% Vespolina), Menzione Oro, unisce tradizione locale e precisione moderna, grazie alla cantina inaugurata nel 2011. Ha un carattere autentico, ma strizza l’occhio al palato moderno: al naso floreale e fresco, rivela la struttura al palato, con tannini già fini, ma percepibili, e un sorso scattante.

I vini da uva Nebbiolo che a Novara si chiama Boca

Barbaglia Boca DOC

Restiamo in provincia di Novara, con un’altra micro-denominazione, che è Boca. Barbaglia è una delle cantine simbolo del Boca. La produzione oggi è ridotta a poche decine di ettari, e portata avanti da cantine a tradizione famigliare. I terreni in queste zone sono per lo più rocciosi e argillosi, con presenza di porfido rosa in percentuali variabili. Il Boca 2020 di Barbaglia, insignito di Menzione Oro è profondo, minerale, con note ferrose e balsamiche, con una sapidità importante dovuta ai minerali presenti nel terreno. Un vino di grande longevità con una gradazione alcolica contenuta, di bella beva e versatilità.

14. Il Roccolo di Mezzomerico – Anfora

uva Nebbiolo in anfora di Roccolo di Mezzomerico

Il Roccolo (edificio tipico della zona) coltiva oggi 8 ettari tra uva Nebbiolo, Vespolina e Uva rara. Oltre alla vinificazione tradizionale, ha scelto di produrre una referenza in anfora di terracotta porosa. Lenta fermentazione alcolica, per accompagnare il Nebbiolo nella sua naturale evoluzione, dettata dall’annata. Gli esiti sono estremamente piacevoli: al naso emergono piccoli frutti rossi, erbe aromatiche, note ferrose e un humus di sottofondo che richiama il suolo. Il sorso è teso e salino, con un tannino vivo ma naturale, ben integrato. Non c’è ricerca di morbidezza a tutti i costi, ma energia e precisione. Costa 38 € e si acquista direttamente sul sito del produttore.

Canavese DOC, uva Nebbiolo autoctona

Il Canavese DOC è una denominazione di origine controllata del Piemonte, riconosciuta nel 1996, che include una varietà di vini rossi, rosati e bianchi prodotti nell’area tra Torino, Biella e Vercelli. Si basa su vitigni autoctoni come l’Erbaluce per i bianchi e Nebbiolo, Barbera, Freisa per i rossi, coltivati tipicamente a pergola canavesana.

L’uva Nebbiolo dimenticata

Maura Nen Canavese Nebbiolo

Siamo ai piedi delle Alpi, a Villareggia, e l’uva Nebbiolo cresce su suoli morenici di origine glaciale, in un clima fresco e ventilato che privilegia acidità e fragranza. Il Canavese DOC Nebbiolo Maura Nen (=Non Matura) di Luca Leggero viene da un clone tipico della zona, detto Picotener (il nebbiolo ‘dimenticato’) colpisce per intensità espressiva: al naso emergono lampone, ciliegia croccante, violetta e un delicato sottofondo speziato. In bocca è agile, scorrevole, con tannini fini e una freschezza che ne rende la beva dinamica e golosa. Una bottiglia che racconta con chiarezza come il Nebbiolo sappia essere profondo anche nella leggerezza.

Valtellina, uva e vino Nebbiolo di montagna

In Valtellina l’uva Nebbiolo – qui Chiavennasca – cresce su terrazzamenti granitici estremi, sostenuti da muretti a secco e lavorati quasi esclusivamente a mano. Il clima alpino, secco e ventilato, regala vini di finezza verticale, meno concentrati ma profondissimi.

Il Nebbiolo si fa uva e vini etici

Perlegia, Valtellina Superiore di Vita Nova

Vita Nova con i suoi 3 ettari di vigna ha saputo coniugare etica, territorio e precisione produttiva, tanto da essere insignita del riconoscimento di Migliore Cantina Etica nella Guida Il Nebbiolo. Sono missionari dell’Operazione Mato Grosso e oggi animano un importante progetto di cooperazione con l’America Latina, a cui trasferiscono i proventi dell’azienda agricola (vino compreso). Il Perlegia, premiato con Menzione Coup de Coeur (annata 2020), è un Valtellina Superiore che incarna perfettamente l’identità alpina: profumi sottili di piccoli frutti rossi, rosa selvatica, note ferrose e minerali. Un breve appassimento conferisce profondità e materia al sorso, che resta teso, essenziale, con un tannino che accompagna senza mai sovrastare. Piacevole e trasversale.

Il Nebbiolo più vecchio è del 2011

Le Strie, Valtellina Superiore 2011

14 – LE STRIE

Le Strie è una realtà profondamente artigianale, custode di uno stile classico e senza compromessi. La cantina lavora su parcelle storiche, con fermentazioni spontanee e affinamenti lunghi il giusto, prevalentemente in botti grandi. L’uva Nebbiolo che diventa Valtellina Superiore 2011 di Le Strie, insignito della Menzione Coup de Coeur (annata 2011), racconta una montagna severa e autentica: ciliegia matura, erbe alpine, spezie sottili, con una bocca asciutta e sapida, fresca e lunghissima, che lascia il tempo di pensarci e ripensarci prima del sorso successivo.

Uva Nebbiolo da viticoltura eroica

uva Nebbiolo per il Valtellina superiore di Alessio Magi

Alessio Magi è uno dei produttori più attenti alla tradizione dell’uva Nebbiolo valtellinese. Siamo a Teglio dove le viti crescono a un’altitudine di 4-500 metri, su pendii ampi e luminosi, ma comunque definibili a viticoltura eroica. Ha scelto fermentazioni spontanee, non chiarifica né filtra, e nei due mesi prima della vendemmia non tratta le uve, nemmeno con rame o zolfo. Il risultato? Il Valgella 2022, premiato con Menzione Oro, è l’espressione autentica della Chiavennasca, profumi floreali, buccia d’arancia, fiori e frutti rossi e una trama tannica finissima. È un Nebbiolo di montagna che coniuga precisione e bevibilità, senza rinunciare alla profondità.

Lo spumante dell’Oltrepò con uva Nebbiolo

I Doria brut rosé spumante da uva Nebbiolo

La cantina i Doria di Montalto (Pavia) nasce con l’idea di esplorare il vitigno in tutte le sue potenzialità espressive, senza snaturarne l’identità. Viene dal recupero di una varietà di uva Nebbiolo già presente in azienda e caratterizzata da una maturazione tardiva. Il Metodo Classico di Nebbiolo Rosé VSQ Brut 2023, premiato con Menzione Coup de Coeur nella Guida Il Nebbiolo, è il risultato di questa visione. Pressature soffici, vinificazioni attente e oltre due anni di affinamento sui lieviti, per domare l’uva Nebbiolo senza perderne il carattere consentono di vincere una sfida notevole. Al naso si apre su piccoli frutti rossi, melograno, agrumi e sottili richiami floreali; la bocca è verticale, tesa, sostenuta da una bollicina cremosa e da una chiusura asciutta, sapida, persistente. Nebbiolo insolito, ma da non farsi scappare.

La Guida Il Nebbiolo

Una schermata dalla Guida Il Nebbiolo

Per non farsi trovare impreparati, la Guida Il Nebbiolo, percorre in lungo e largo zone di vinificazione, denominazioni e cantine, per restituire un ritratto fedele della produzione oggi. Recensioni di aziende e di bottiglie la rendono uno strumento utile per chi deve scegliere un vino per un’occasione ma anche per crearsi itinerari enogastronomici da vivere sul posto. L’app Guida Il Nebbiolo è gratuita, in continuo aggiornamento e si scarica da Google o Apple store.

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