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Vino
21 Gennaio 2026 Aggiornato il 21 Gennaio 2026 alle ore 14:06

5 vini naturali di Sergio Arcuri: la migliore Calabria da bere è a Cirò

Un affascinante viaggio tra i vini naturali di Sergio Arcuri in una Calabria che si racconta attraverso il tempo e le vigne con sincerità
5 vini naturali di Sergio Arcuri: la migliore Calabria da bere è a Cirò

Gli occhi di Sergio Arcuri brillano mentre è nella sua cantina di vini naturali, nel cuore di Cirò Marina. Siamo in un piccolo paesino della costa ionica calabrese che, finalmente, sta tirando fuori un po’ di grinta quando si parla di vino.

È giorno di festa e l’aria è intrisa dell’odore di camino. Sergio potrebbe prendersi il suo tempo libero e portarlo altrove. Invece è lì, in cantina con noi, ad accoglierci e raccontarci com’è nato il suo vino e cosa vede nel suo futuro. È un uomo sorridente, e si sa, in Calabria l’ironia è una specie di resistenza: se non ridi ti arrabbi. Io, che in quella terra ci sono nata, lo so per esperienza. La cantina è un grande garage a due piani attaccato alla casa di famiglia, senza alcuna intenzione di sembrare ciò che non è. Mamma Arcuri, dalla finestra che dà sulla strada, ci invita ad entrare quando non sa nemmeno chi siamo. La gentilezza salverà il mondo, penso.

Mentre camminiamo nel suo piccolo regno, Sergio snocciola una storia che forse a disegnarla renderebbe di più. Non tanto per i vini in sé, quanto per la resilienza che ha messo in atto per costruire e ricostruire quello che oggi è un piccolo tesoro del sud Italia. Per chi fosse scarno di informazioni, la Calabria è una terra amara, e tanto ti dà quanto ti toglie. Ti costringe a nascerci e spesso a lasciarla, e quando le chiedi di tornare non sempre ha la risposta pronta. Ma ogni tanto succede.

La storia dei vini naturali di Sergio Arcuri

Vini Naturali Sergio Arcuri Padre

Era il 1880 quando il bisnonno Peppe produceva vino, olio e grano sulle colline di Cirò Superiore, con il generoso aiuto di qualche asino e qualche mulo. Si vinificava nei palmenti di cemento costruiti in vigna e si trasportava poi il mosto nelle cantine. Tecnologie d’altri tempi e altri mondi.

Dopo la prima guerra mondiale Cirò si apre al mondo e al commercio e con lui una nuova geografia del vino, quella delle cantine vicino alla stazione. Le strade del Nord si fanno più vicine, e da una terra di grandi rossi, come il Piemonte, arrivano anche le prime richieste. Il Gaglioppo, da cui nasce il Cirò Rosso, era ricercatissimo. Veniva utilizzato per tagliare il Nebbiolo, perché era uno dei pochi in grado di accompagnarlo senza snaturarlo, sostenendone l’invecchiamento.

In quel periodo anche gli Arcuri costruiscono una cantina vicino alla stazione ferroviaria. Peppe insieme ai figli inizia una nuova fase della sua attività. Ma il gioco del destino è impietoso e così alla morte del bisnonno Peppe, come spesso accade, terre e attività vengono vendute. Nel 1974 però il padre di Sergio riparte da zero, e costruisce quella che è l’attuale cantina a Cirò Marina, allora ancora in mezzo alla campagna. Qui inizia a produrre vino sfuso. Per acquistarlo bastava suonare alla porta della signora Arcuri. E io, che mi sento più una da casa e cantina che da casa e chiesa, penso che nascere in un’altra epoca avrebbe giovato al mio stato fisico e mentale.

Sergio cresce tra le vigne, con le mani che profumano d’uva e salsedine. Quando lascia la Calabria per cercare un futuro diverso, lo fa come con una gamba sola. L’altra è sempre pronta a tornare. A 20 anni si trasferisce al Nord ma non salta nemmeno una vendemmia.

Il ritorno e il nuovo inizio

Fratello

Non è mai facile andarsene, così come non lo è ritornare, ma a volte è necessario. Mentre le vigne continuavano a chiamarlo come sirene, l’idea di un futuro possibile tra i filari matura lentamente, come un acino accomodato sulla vite. Sergio rientra in Calabria quando il papà ancora sostiene la famiglia col suo vino sfuso. L’obiettivo di Sergio era chiaro: imbottigliarlo, ridargli dignità e portarlo in giro per il mondo.

Nel 2009 Arcuri decide di provarci davvero. Insieme al fratello Francesco, inizia a imbottigliare, consapevole che Cirò è un nome conosciuto ma spesso sottovalutato, schiacciato da un’idea di vino “facile”. Più che una scommessa sembrava un tentativo disperato, a vederla bene.

Mentre camminiamo per le vigne, sotto la pioggia, mi rendo conto che il sorriso di Sergio, seppure già molto pronunciato, diventa ancora più vivace. I suoi terreni sono tutti vicini, ma profondamente diversi. Qui si cambia rapidamente tra mare, collina e campagna. Tra zone più ventilate e suoli più argillosi, spesso a pochi metri di distanza. Infatti, se il rosato nasce in zone vigorose, i rossi amano terreni aridi e ventilati. Ogni vendemmia non è mai uguale a un’altra. Sergio sembra essere sinceramente divertito da questa cosa.

L’ingresso dei vini Naturali di Sergio Arcuri in Triple A

Vini Naturali Milano Calici triple A

Probabilmente Arcuri stava già bene così, ma quando c’è anche solo il minimo dubbio che un mattone possa diventare almeno una stanza, allora bisogna continuare e costruire. Per Sergio Arcuri quella stanza ha un nome, e si chiama Triple A.

Quando Sergio Arcuri entra in Triple A nel 2015 non cambia nulla di quello che fa, i suoi vini sono forse più naturali di quello che pensava. Ed è forse questa la cosa più significativa. Le fermentazioni spontanee, il cemento, i palmenti, i lunghi affinamenti, l’assenza di scorciatoie, c’era tutto già prima. Triple A arriva come una certificazione morale, una stretta di mano tra persone che parlano la stessa lingua. Come lui stesso dice, non è un’etichetta da esibire, ma un riconoscimento di coerenza.

Qui il vino naturale è la conseguenza logica di un’agricoltura rispettosa e di una vinificazione senza scorciatoie. Non ha dovuto impararlo certo adesso Sergio, lo ha sempre saputo perché il vino lo ha sempre fatto così. Con una calma solo apparentemente bonaria, arriva come una sfilettata una frase che ci ha ripetuto spesso: “Il vino naturale non esiste, ma il vino chimico sì“. Ed è una frase che pesa più di mille disciplinari. Più o meno la stessa cosa dice il patron di Triple A, Luca Gargano: “Il vino naturale non esiste, esiste il vino normale, ed è l’unico che conosco”.

Sergio Arcuri si apre all’estero

Vini Naturali Arcuri vigne

Triple A sceglie Sergio Arcuri perché nei suoi vini naturali c’è una Calabria non addomesticata, lontana dalle scuole di enologia, e che ha il sapore della terra. Una Calabria agricola, concreta, fatta di vento, di mare cristallino, di suoli che cambiano nel giro di pochi metri. E soprattutto fatta di mani che sanno quel che fanno dall’inizio alla fine.

Da quel momento i vini di Sergio iniziano a viaggiare davvero. Prima il Piemonte – non a caso – dove il Gaglioppo viene assaggiato senza pregiudizi. Poi arriva l’estero, il Giappone, la California, mercati che cercano produttori prima ancora che pubblicità.

Triple A diventa anche una lente attraverso cui leggere il territorio ionico calabrese. Una zona climaticamente privilegiata, dove si fanno pochissimi trattamenti, dove la vite soffre il giusto, e il Gaglioppo, la sua uva principe, può maturare lentamente senza perdere tensione. Una terra che avrebbe molto altro da dire e da dare, ma che sbatte sempre più spesso e sempre allo stesso modo contro dei muri invisibili.

I vini naturali di Sergio Arcuri che abbiamo assaggiato a La Casalura

Sergio Arcuri ci ha portati, insieme alla sua famiglia, in una gastronomia/ristorantino per farci assaggiare tutti i suoi vini naturali. Il posto si chiama “A Casalura” che in dialetto calabrese vuol dire “La casereccia”. Qui, ho personalmente riscoperto sapori che avevo dimenticato ma che, assicuro, ho retto con grande dignità. Anche qui ho visto una Calabria che tenta il tutto per tutto, e che cerca di mantenere vivo qualcosa che rischia di morire piano piano. Il proprietario, Peppe Pucci, ha un diploma all’Alma ed esperienze in ristoranti prestigiosi in Italia e Francia, nonché al Noma di Copenaghen. Poi, con un coraggio che non è scontato è tornato nella sua Cirò e nel 2010 ha aperto uno spazio in cui non pretende di stravolgere i sapori calabresi, ma anzi li riporta alle radici, conquistando anche la preziosa chiocciola Slowfood. Se doveste trovarvi a passare di lì, usateci pure come raccomandazione e chiedete le sarde salate per favore.

Sono cinque i vini naturali che attualmente produce Sergio Arcuri. Un bianco, un rosato e tre rossi. Dire che li abbiamo provati tutti non è una cosa che devo certo specificare.

1. Libera i Sensi – Calabria Bianco IGT

Vini Naturali Arcuri bianco

È un bianco che sembra scritto nel vento dello Ionio. Greco in purezza, vinificato con una piccola macerazione sulle bucce (20% per circa 4 giorni) e fermentazioni spontanee. L’affinamento passa per cemento e successivi mesi in acciaio e bottiglia, con solforosa usata ai minimi termini. La sua sapidità ti fa venir voglia di ostriche in riva al mare. Ti fa desiderare l’estate ventosa della Calabria e le vacanze selvagge senza pretese.

2. Il Marinetto Rosato – Calabria Rosato IGT

Il rosato è forse la bottiglia di Arcuri che più traduce l’idea del mare vicino alla vigna. Vino da Gaglioppo al 100%, vinificato in rosato con diraspapigiatura, contatto con le bucce per poche ore e fermentazione spontanea in cemento, affinato negli stessi contenitori per mesi. È un vino immediato, gastronomico, e dalla bottiglia si sente l’eco del Gaglioppo che dice “Ehyyy sono qui per farti sorridere”. Ha quel carattere sapido e marino che riporta inevitabilmente lì, tra quelle colline e quel mare.

3. Aris – Cirò Riserva

Aris

Cirò Rosso Superiore Riserva, è il vino con cui Sergio Arcuri scava più a fondo. È la versione più intensa e consapevole del suo Cirò, che nasce da vigne vecchie e da una totale fiducia nel tempo. Nonostante il clima caldo e la vicinanza del mare questo rosso non si adagia mai. Con l’invecchiamento i tannini si fanno più sottili e il tratto tagliente, sapido, marino, del territorio emerge ancora di più. Questo vino ci fa capire che se il Cirò è lasciato libero di esprimersi non ha bisogno di aiuti da casa. Non come Sergio, che invece ne avrebbe avuto bisogno, quando a Londra, vittima di uno scherzo tra amici, da bendato non riconosce il suo stesso vino, ma almeno dice “È un vino genuino, senza cavolate dentro”. Sergio, la prossima volta chiamaci almeno per darti una mano a finirlo.

4. Più vite – Cirò Riserva

Vini Naturali Arcuri Piu Vite

Più Vite è l’evoluzione di Aris, è il vino in cui Sergio Arcuri concentra tempo, memoria e ostinazione. Nasce dalle uve di Gaglioppo provenienti dalla vigna più antica dell’azienda, circa settant’anni di età. Una vigna che ha visto passare stagioni, mani e generazioni. Le uve vengono raccolte a mano a fine ottobre, quando il calendario ha già perso importanza, e vinificate nei palmenti di cemento, con fermentazioni spontanee e macerazioni lunghe, come si faceva una volta e come Sergio continua a fare oggi. Più Vite resta quattro anni in vasca di cemento e poi ancora in bottiglia. È prodotto solo nelle annate che lo meritano davvero, perché non ha senso forzare un vino che nasce per durare. Anzi, Più Vite dà il meglio di sé quando viene dimenticato, quando ha il tempo di distendersi e spesso ben oltre i dieci anni.

Nonostante la struttura importante, Più Vite rimane un vino fresco, attraversato da quella traccia marina che Sergio riconosce come la firma del suo territorio. È il vino che meglio racconta la sua ossessione per la longevità, per i rossi che possono essere dimenticati lì. Tra i vini naturali di Arcuri è forse quello che, già per definizione, ha più da dire.

5. Vino Rosso Top

Vino Rosso Top è la proposta più immediata e conviviale di Sergio Arcuri. Un rosso da Gaglioppo giovane e deciso, pensato per accompagnare la tavola di tutti i giorni senza troppe complicazioni. Questo vino non porta il nome “Cirò” nella sua denominazione, ma cattura lo stesso spirito delle colline ioniche. Beva agile, struttura sincera, una sapidità che invita al sorso e alla compagnia. Rosso Top è il vino che ti ritrovi a versare più volte durante la serata, quello che rompe il ghiaccio, che rimane sul tavolo mentre si ride, si raccontano storie e si ripensa alla giornata tra vigne e pioggia.

Il nostro viaggio in Calabria e nei vini naturali di Sergio Arcuri, per ora, termina qui, come direbbero in un noto programma Rai. Ma il vostro può iniziare adesso. Perché, al di là delle mode e delle etichette, vale sempre la pena prendersi del tempo per scoprire altri luoghi, altri ritmi e altri vini. Vi avverto però: dopo, certi assaggi standard potrebbero risultare decisamente meno interessanti.

Azienda Agricola Sergio Arcuri. Via Vico Terzo Roma, 9, 88811 Cirò Marina KR. Telefono: 328 025 0255. Instagram

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