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6 Marzo 2026 Aggiornato il 6 Marzo 2026 alle ore 12:38

35 chef che hanno cambiato il modo di intendere le donne in cucina

Chi sono le donne chef che comandano in cucina come in pizzeria, in pasticceria e nel mondo dell'imprenditoria della ristorazione
35 chef che hanno cambiato il modo di intendere le donne in cucina

Chef donne qui lo intendiamo in senso ampio: donne capo, che comandano. C’è una verità da cui partire: le donne hanno sempre cucinato, gli uomini hanno imparato a essere chef. Prima delle stelle, delle guide, delle giacche bianche e dei format televisivi, la cucina era un fatto quotidiano. Ed era casa, famiglia, normalità. Un lavoro continuo, svolto in silenzio. Un lavoro necessario, portato avanti soprattutto dalle donne seppur senza visibilità o narrazione pubblica.

Quando cucinare è diventato una professione, non è cambiato il gesto piuttosto il valore che gli è stato attribuito. Nello spazio pubblico, cucinare è diventato status, carriera, prestigio. Da lì nasce la frattura culturale: lo stesso gesto ma due letture diverse. Gli uomini hanno trasformato il cucinare in un atto professionale riconosciuto mentre le donne hanno “solo” continuato a cucinare.

Il problema non è mai stato il talento, né la competenza. Il problema sono sempre stati il luogo ed il sistema. Le cucine professionali, le pizzerie, i laboratori sono ambienti costruiti su modelli di lavoro durissimi: orari infiniti, assenza dalla vita privata, festività lavorate, ritmi che rendono complesso tenere insieme lavoro e privato. Un complesso che pesa su chiunque, ma pesa in modo diverso sulle donne, soprattutto quando entrano in gioco maternità, famiglia, cura. Non è ideologia, è struttura del sistema.

Le donne e la cucina

Eppure, le donne non sono mai uscite dalla cucina. Oggi ci sono più che mai. Ci sono come professioniste, imprenditrici, fondatrici di progetti, costruttrici di modelli gastronomici, creatrici di imprese reali. Donne che fanno ristorazione, pizza, pasticceria, panificazione, vini come azienda. Nessuno storytelling, soltanto la realtà.

Quello che segue non è un elenco celebrativo, ma una serie di esempi concreti. Donne che hanno inciso sul settore attraverso il lavoro, i progetti, le imprese, le idee, l’impatto reale. Non c’è retorica ma struttura, sistema, presenza, continuità. Questa è la base da cui partire per raccontarle.

Il punto non è dare loro visibilità, ma riconoscerle come parte strutturale del sistema. Non servono categorie separate, premi dedicati, spazi protetti. Serve normalità. Serve guardarle per quello che sono: una componente fondativa del mondo food italiano, non una sua eccezione.

Le chef dove brillano le stelle (Michelin) in cucina

Feolde pinchiorri chef in cucina

1 – ANNIE FÉOLDE

Ha aperto la strada a generazioni di chef donne, dimostrando che la cucina di eccellenza può essere guidata con visione e sensibilità femminile. Fondatrice di Enoteca Pinchiorri, ha cambiato per sempre la percezione dell’alta cucina italiana portandola in una dimensione internazionale, unendo rigore francese e cultura italiana. Ha costruito un modello di ristorazione basato su eleganza, continuità e solidità imprenditoriale. La prima stella il ristorante l’ha ricevuta nel 1981, la seconda nel 1982 e la terza nel 2004.

2 – NADIA SANTINI

la chef Nadia Santini della cucina Dal Pescatore

Icona femminile della cucina italiana, a capo del ristorante Dal Pescatore. La sua cucina radicata nella tradizione lombarda ha fatto scuola, ispirando chef donne e uomini, e dimostrando che leadership e qualità sono compatibili con sensibilità e attenzione al dettaglio. Ha cambiato il concetto stesso di fine dining italiano dimostrando che rigore e rispetto della tradizione possono convivere con la visione imprenditoriale senza perdere autenticità. Quest’anno festeggia i 30 anni della terza stella conquistata nel 1996 (la prima ricevuta nel 1981).

Due stelle autentiche

Valeria Piccini chef della cucina del ristorante Da Caiono

3 – VALERIA PICCINI

Valeria Piccini, chef toscana, guida del ristorante due stelle Michelin Da Caino, ha portato la cucina maremmana in una dimensione contemporanea senza snaturarla. Il suo lavoro ha dimostrato che identità territoriale e cucina d’autore possono convivere senza compromessi. Ha dimostrato che l’eccellenza può nascere dalla cucina familiare, da una cucina emotiva e autentica, basata sulla semplicità consapevole. Con il suo approccio raffinato, ha reso il territorio grossetano un riferimento, consolidando l’immagine della chef donna come creatrice e leader in brigata.

Rivoluzione e tradizione delle donne chef in cucina

Cristina Bowerman chef della cucina del ristorante Glass Hostaria

4 – CRISTINA BOWERMAN

Chef e imprenditrice, è punto di riferimento per giovani chef e professioniste in cucina. Con il ristorante stella Michelin Glass Hostaria ha portato Roma alla ribalta internazionale e reso la cucina romana contemporanea, libera, inclusiva. Ha rotto i confini tra tradizione e sperimentazione, portando visione globale, linguaggi nuovi e una leadership moderna. Ha cambiato il modo di pensare la cucina urbana italiana, introducendo multiculturalità, contaminazione e ricerca in una cucina italiana spesso autoreferenziale. Bowerman è protagonista di iniziative per la parità di genere.

5 – CATERINA CERAUDO

Caterina Ceraudo chef della cucina del ristorante Dattilo

Caterina Ceraudo ha trasformato un’azienda agricola in un progetto gastronomico completo. Cucina, terra, vino e impresa dialogano in un modello integrato. Con Dattilo ha portato la Calabria nell’alta cucina contemporanea con un’identità forte, sostenibile e profondamente territoriale, dando visibilità alla cucina del Sud. Ha È uno dei modelli più solidi di integrazione tra agricoltura, ristorazione e cultura alimentare.

6 – LUISA MARELLI

Chef autodidatta che ha saputo resistere alla perdita di 2 stelle Michelin su 3 (una nel 2013, l’altra nel 2020). Ha costruito un modello di cucina familiare di altissimo livello, fondato su cultura gastronomica piemontese. Nel ristorante Al Sorriso di Soriso ha creato con il marito Angelo un luogo solido e duraturo, diventato riferimento. Grandi piatti della tradizione ricostruiti in architettura e leggerezza; dunque, talento ed intuizione.

La nuova tradizione italiana che ha conquistato la stella

antonia klugmann chef della cucina del ristorante L'Argine

7 – ANTONIA KLUGMANN

Chef del Friuli, Antonia Klugmann è pioniera di una cucina personale e territoriale. Con L’Argine a Vencò ha costruito una cucina radicale, identitaria, intellettuale. Ha rotto i modelli classici dell’alta ristorazione italiana portando ricerca, profondità e pensiero critico nel piatto, influenzando un’intera generazione di chef. Ha reso la cucina uno spazio espressivo autonomo, senza compromessi commerciali. Autorialità vera.

8 – JESSICA ROSVAL

Jessica Rosval chef della cucina di Al Gatto Verde

Una voce influente tra le nuove generazioni di professioniste in cucina. Ha portato una visione internazionale nella cucina italiana, lavorando su contaminazione culturale, inclusione e formazione. Allieva di Bottura ed attualmente alla guida de Al Gatto Verde – all’interno di Casa Maria Luigia – ha contribuito a costruire un modello di brigata moderna, aperta e multiculturale e con coscienza del lavoro. La cucina come sistema, non come ego.

Le chef donna in cucina a Venezia e Perugia

Chiara Pavan chef della cucina del ristorante Venissa

9 – CHIARA PAVAN

Al timone di Venissa, sull’isola di Mazzorbo a Venezia, ha costruito una cucina che unisce tecnica, ricerca e sostenibilità reale. Il suo lavoro ruota su filiere corte, autoproduzione, rispetto degli ecosistemi lagunari e valorizzazione delle materie prime locali che le è valso stella Michelin e stella verde. In cucina è una chef di progetto: studia i processi, riduce gli sprechi, costruisce menu coerenti con il territorio. Un esempio di ricerca della solidità del pensiero gastronomico. Ha portato in Italia una visione contemporanea della cucina etica, concreta, misurabile, non ideologica. La sua visione ha trasformato la ristorazione in uno strumento culturale e sociale, ridefinendo il ruolo dello chef come figura responsabile e progettuale. Una visione politica del cibo applicata al lavoro quotidiano.

10 – ADA STIFANI

Originaria di Lecce, autodidatta di passione e tenacia, si è affermata a Ada Gourmet con una cucina che unisce tradizione umbra, influenza internazionale. La sua stella Michelin (2023) l’ha consacrata come prima donna in Umbria con tale riconoscimento, dimostrando che anche territori meno esposti mediaticamente possono generare cucina d’autore di altissimo livello. Ha rotto un doppio limite: geografico e culturale, affermando un modello di cucina femminile autorevole, lontano da stereotipi.

Le donne chef in cucina a Bologna e nelle isole minori

Aurora Mazzucchelli chef nella cucina del ristorante a Sasso Marconi

11 – AURORA MAZZUCCHELLI

Ha costruito un modello di cucina imprenditoriale moderna, dove territorio, accoglienza e visione gestionale convivono. Con Casa Mazzucchelli ha dato forma a un progetto solido che unisce tecnica raffinata e interpretazione personale dei prodotti locali. La sua cucina emiliana, elegante e precisa è punto di riferimento per chi cerca innovazione senza stravolgere l’identità gastronomica italiana. La sensazione di “casa” raddoppia con Mollica, il forno con ristoro accanto al ristorante. In cui ha creduto fin troppo modificando l’offerta del ristorante stellato e perdendo la stella. Che ha prontamente riguadagnato costruendo un nuovo percorso senza perdersi d’animo.

Martina Caruso chef nella cucina del ristorante Signum

12 – MARTINA CARUSO

Ha portato una nuova generazione nella cucina d’autore italiana. Giovane, tecnica, alla guida del ristorante Signum a Salina ha dimostrato che tradizione familiare e innovazione possono convivere nella cucina eoliana. Chef siciliana premiata, valorizza materie prime dell’isola con approccio contemporaneo e sensibilità personale. La sua cucina lavora su leggerezza, identità mediterranea e stagionalità, valorizzando materie prime isolane con tecnica e sensibilità. Martina ha portato le Eolie al centro della scena gastronomica italiana, dimostrando che anche i territori periferici possono diventare luoghi di alta cucina, centri di innovazione e ricerca culinaria.

Il territorio e le iniziative

La chef in cucina di Proloco Trastevere

13 – ELISABETTA GUAGLIANONE

Ha saputo restituire dignità contemporanea alla cucina romana con Proloco Trastevere, trasformando un’osteria in un vero presidio gastronomico urbano. Filiera corta, produttori laziali selezionati, studio delle materie prime, tracciabilità reale. Carbonara, amatriciana e quinto quarto diventano mezzi di precisione per liberare la tradizione dagli stereotipi e riportarla al centro del presente.

14 – ANTONELLA RICCI

Antonella Ricci chef nella cucina del suo ristorante

Ha lavorato sull’evoluzione della cucina pugliese rendendola colta, moderna, internazionale ma mantenendo identità e radici. La sua è una visione culturale e imprenditoriale. Ha reso la tradizione meridionale un linguaggio gastronomico moderno, esportabile e riconoscibile anche fuori dai confini regionali. Figlia dei fondatori de Al Fornello da Ricci, storico ristorante stellato, ha scelto insieme al marito Vinod Sookar di fondere la tradizione pugliese con le influenze esotiche in uno stile riconoscibile a Milano: nasce Ricci Osteria.

La chef donna nella cucina multitasking

15 – VIVIANA VARESE

Salernitana di origini, è la chef che ha conquistato la stella con Alice e l’ha mantenuta con VIVA Viviana Varese, il ristorante ospitato da Eataly Smeraldo. Ha dimostrato che la cucina è anche impresa, visione e managerialità. Cambiando l’immaginario del ruolo femminile nella ristorazione e rompendo i modelli tradizionali di leadership in cucina. Ma soprattutto rompendo gli schemi: ha scelto di chiudere lo stellato in favore di aperture più congeniali ad un mercato ristorativo in evoluzione con FAAK, sempre a Milano. Ha fatto sue le battaglie di genere in cucina con una serie di iniziative nel ristorante e partecipando attivamente a manifestazioni in diversi Paesi come Parabere Forum.

La trasgressione formato cucina della chef

isabella Potì chef della cucina del ristorante Bros'

16 – ISABELLA POTÌ

Chef e pasticciera italiana nata a Roma, cresciuta in Salento e oggi tra le voci più riconosciute della cucina italiana contemporanea. Head Chef e co-proprietaria di Bros’, aperto nel 2016 con il compagno e chef Floriano Pellegrino, nel 2018 hanno ottenuto una stella Michelin, prima per il Salento. Potì è un riferimento reale, ha cambiato il modo in cui viene percepita la donna nella ristorazione italiana contemporanea: non più figura di supporto, ma guida. Ha costruito un linguaggio proprio, libero, riconoscibile e credibile.

Nord e Sud

17 – MARIANNA VITALE

Una delle chef italiane più riconosciute della sua generazione. Nata a Napoli, nel 2009 ha aperto Sud Ristorante insieme al marito Pino Esposito, portando la cucina dei Campi Flegrei su scala nazionale con un linguaggio creativo e radicato nella tradizione. Nel 2012 ha conquistato una stella Michelin, prendendosi il primato come donna in Campania (e nel 2020 è stata chef donna sempre per la Michelin). Oltre Sud, ora chiuso, con progetti come Angelina e Mar Limone, ha consolidato il suo ruolo di riferimento nel panorama gastronomico italiano. Tanto da scegliere di dedicarsi completamente a questa tipologia di cucina più democratica.

18 – ALICE DELCOURT

Alice Delcourt chef della cucina Erba Brusca a Milano

Origini anglo-francesi e studi svolti tra Stati Uniti ed Italia. La chef Alice Delcourt con Erba Brusca a Milano sviluppa una cucina basata su cultura urbana e imprenditoria internazionale nella ristorazione italiana. Ha costruito modelli nuovi di ospitalità e consumo con un format ibrido tra cucina, cultura e socialità dimostrando che il food deve far dialogare produttori e consumatori. Ha influenzato la scena gastronomica emergente con un approccio moderno e attento alla sostenibilità ed alla stagionalità.

Il Cilento che ama il mare

19 – FRANCA FEOLA

La chef Franca Feola è il motore della cucina della Locanda Le Tre Sorelle, un luogo che coniuga autenticità territoriale e accoglienza familiare, diventando un riferimento locale per chi cerca cucina autentica, legata alla cultura e all’identità del territorio. Franca ha costruito una cucina di mare che parla di radici, stagionalità e semplicità consapevole, dando valore alla memoria culinaria senza rinunciare a precisione e cura. Ha reso la cucina tradizionale un patrimonio gastronomico vivo, e non semplice folklore. Sua anche la pasticceria Edeia con un panettone salato alle alici che ancora ricordiamo.

Le donne chef che comandano in pizzeria

20 – AMALIA COSTANTINI

Ha costruito un’identità precisa tra prodotto, territorio e visione imprenditoriale. Da Mater a Fiano Romano non rincorre mode: lavora sulla solidità del progetto e sulla continuità qualitativa. La sua forza è la coerenza. Ha dato un volto nuovo alla pizza romana attraverso una visione fatta di rigore, sensibilità e cultura del prodotto. Il suo lavoro parte dall’impasto, ma va molto oltre la tecnica: ricerca sulle farine, impasti evolutivi, attenzione alle fermentazioni, rispetto delle stagioni e dialogo costante con il mondo agricolo ed i suoi prodotti tracciabili. Amalia ha contribuito a costruire un’idea di pizzeria contemporanea, dove la pizza non è solo comfort food, ma linguaggio gastronomico consapevole.

21 – BARBARA BONIBURINI

Insieme a Massimo Giovannini ha costruito Apogeo come progetto gastronomico completo, un luogo in cui prodotto, atmosfera e gestione dialogano in modo coerente. Il suo ruolo è quello di regia silenziosa: relazione con i produttori e cura del dettaglio. È riuscita così a consolidare la pizza contemporanea toscana come realtà riconosciuta anche a livello internazionale.

La storia della fritta e della pizzeria che ha 30 anni

22 – TERESA IORIO

  • Dove: Teresa Iorio Femmena e Fritta
  • Indirizzo: Via Foria, 183, 80137 Napoli NA
  • Telefono: 081 344 6288
  • Cosa ha fatto: campionessa che si è rimessa in gioco

Teresa Iorio è figlia del popolo ed è la perfetta identificazione della pizzaiola che ama i clienti come se fossero figli. Popolana e ne va fiera con chi si rapporta. La sua non è solo una pizzeria, è un palcoscenico di un teatro in cui si recita a soggetto. Ma non è soltanto questo. Ha vinto il Trofeo Mondiale Caputo per la pizza STG e c’è la convenzione che chi vince la categoria della tradizione entra in una sorta di Hall of Fame. Campione a vita che non si ripresenta in competizione. Invece Teresa Iorio si è ripresentata all’edizione che per la prima volta introduceva la categoria Pizza Fritta. E l’ha vinta da campionessa. È lei che ha operato la rivendicazione della pizza che sempre hanno fatto le donne con il suo “La pizza è femmina”.

23 – ROBERTA ESPOSITO

Pizzaiola e imprenditrice che ha reinventato il locale di famiglia puntando sulla pizza, sull’impasto riconoscibile e sui topping esplosivi associati ad una gestione moderna della brigata e della classica conduzione familiare – non a caso La Contrada è prossima a compiere 30 anni di attività. Ha dimostrato che la pizzeria può essere impresa strutturata, non solo artigianato ed ha contribuito a ridefinire il ruolo della pizzaiola come figura culturale oltre che tecnica.

La biologa al forno

24 – JESSICA SORRENTINO

Pizzaiola campana che sta facendo parlare di sé per la sua capacità di unire tradizione artigianale e innovazione tecnico‑scientifica nella pizza. Laureata in Biologia, ha deciso di mettere il suo sapere al servizio della pizza nella pizzeria Ai tre monelli di Angri. Lavora su impasti classici ma anche su sviluppi contemporanei come versioni low carb, un progetto che coniuga il gusto e la salute nutrizionale. La sua sensibilità moderna la rende una voce femminile significativa nel panorama campano contemporaneo, capace di parlare anche al pubblico europeo più attento.

Le donne che comandano in pasticceria

25 – GIORGIA PROIA

Architetto di formazione, ha rivoluzionato la pasticceria italiana con Casa Manfredi a Roma, laboratorio dove la tecnica incontra estetica e artigianalità. I suoi cornetti e croissant, oggi “oggetti di culto”, hanno portato Roma a dialogare con gli standard europei senza perdere l’anima italiana. Si è formata con grandi maestri e ha portato a Roma colazioni dallo “sapore europeo” senza perdere l’anima italiana.

26 – NANCY SANNINO

Pasticciera e imprenditrice – giovanissima – che nella sua Pasticceria Celestina trasforma dolci e laboratorio in una esperienza sensoriale che attraverso profumi e sapori sa far ripercorrere ogni singola tappa della nostra memoria gustativa – una maga a conservare la storia mai a discapito dell’innovazione.

27 – BEATRICE VOLTA

Beatrice Volta, bolognese di origine, apre la Pasticceria Come Una Volta ad Olmi, Pistoia. Si è distinta per tecniche precise, selezione di materie prime e ricerca sensoriale. I suoi panettoni — classici, creativi e salati — l’hanno consacrata come una delle poche donne nell’Accademia dei Maestri del Lievito Madre. Volta è anche una voce innovativa che rende i dolci eleganti, riconoscibili e accessibili, contribuendo a dare nuova luce al ruolo femminile nella ristorazione e nell’arte bianca. Ha sostenuto la lotta contro la violenza sulle donne, dedicando il panettone Perla Rossa alla giornata del 25 novembre 2024.

Le donne e il mondo del vino

28 – IVANA CAPRARO

Sommelier dell’anno 2026 per la Guida Michelin, Ivana Capraro del due stelle Castel Fine Dining a Tirolo. Ha dedicato il premio a Mara Severin del ristorante Essenza tragicamente scomparsa per il crollo del soffitto del ristorante. Le parole basterebbero a descrivere la sensibilità della sommelier: “Sono quindi davvero felice che gli ispettori abbiano colto la mia “essenza”. È un riconoscimento che mi emoziona profondamente. Grazie di cuore”. Originaria di Foggia, è arrivata in Val Venosta quasi per caso nel 2008 semplicemente per fare una stagione. Ma poi è rimasta al ristorante dell’hotel Castel avviando un percorso di conoscenza e di sensibilità.

Le redini dell’azienda

29 – MARINA CVETIC

Ha trasformato una cantina in un brand internazionale. Ha preso le redini della cantina dopo l’improvvisa e prematura scomparsa del marito Gianni Masciarelli a soli 52 anni. E ha costruito un modello di impresa vitivinicola moderna, integrando territorio, qualità e visione imprenditoriale. È una delle figure femminili più influenti nel vino italiano contemporaneo. Amministratore unico di Masciarelli Tenute Agricole, ha guidato l’azienda nella valorizzazione dei vini abruzzesi su scala nazionale e internazionale. La sua linea personale, Marina Cvetic, è diventata simbolo di eleganza e riconoscibilità.

30 – IDA BUDETTA

Grazie a lei, Cantina San Giovanni è oggi esempio di impresa vitivinicola italiana che parla di qualità, radici e innovazione. Ida e suo marito Mario Corrado lavorano sul mare del Cilento per valorizzare vitigni autoctoni e metodi di produzione sostenibili, costruendo vini che esprimono territorio e identità. La loro gestione ha portato riconoscibilità e rispetto per la filiera corta, legando la produzione alla cultura del luogo. Una impresa agricola come progetto culturale.

Le donne che fanno impresa

31 – TERESA PALMIERI

Teresa è l’anima imprenditoriale, insieme ai fratelli Nicola e Annalisa, di Tenuta Vannulo, realtà che ha rivoluzionato la produzione casearia in Campania con il padre Antonio Palmieri che ancora li accompagna nel percorso. Con un approccio fondato su sostenibilità, benessere animale e qualità delle materie prime, hanno ancor di più spinto sull’acceleratore della diversificazione della storica azienda di famiglia. La loro visione restituisce alla mozzarella e ai prodotti del latte una dimensione contemporanea, etica e rispettosa del territorio. Non solo mozzarella (da campioni) e allevamento a metri zero delle bufale, ma anche cioccolateria, bar, yogurt, gelato, bottega della pelle, museo contadino, ristorante, visite guidate e una nuova costruzione che permetterà l’ospitalità.

32 – CINZIA PRIMATESTA

Manager e imprenditrice attiva nel settore dell’ospitalità e della ristorazione di alto livello. Cresciuta in una famiglia di ristoratori, ha co-fondato con il marito Antonino Cannavacciuolo Villa Crespi, oggi ristorante tre stelle Michelin e centro di una più ampia realtà che include hotel di lusso e format gastronomici. Primatesta gestisce gli aspetti amministrativi, di esperienza cliente e sviluppo strategico del gruppo, contribuendo a modellare l’eccellenza italiana nel turismo e nella ristorazione di qualità. Insieme a Villa Crespi, Cinzia gestisce anche Laqua Resorts, una catena di hotel di lusso.

Il pane quotidiano

33 – FRANCESCA CASCI CECCACCI

Ha riportato il pane al centro del discorso gastronomico come prodotto culturale. Lavora su grani antichi, filiera corta e fermentazioni consapevoli. Laureata in giurisprudenza e fondatrice di Pandefrà a Senigallia che è diventato punto di riferimento per chef stellati come Mauro Uliassi e simbolo della rinascita della panificazione agricola.

Pizza e comunicazione

34 – ANNA ROTELLA

Un riferimento vero nel panorama della ristorazione calabrese. Insieme a Roberto Davanzo – compagno di vita e di lavoro – hanno fondato BoB Alchimia a Spicchi, a Montepaone. Anna ha contribuito a costruire un modello di impresa moderno, inclusivo e fortemente legato al territorio e che unisce qualità, organizzazione e visione culturale. Il suo impatto va oltre la gestione del locale: ha valorizzato il territorio e promosso reti professionali attraverso cultura gastronomica e iniziative solidali, come il Bob Fest. Ma le Rotella sono due: c’è Silvia, sorella gemella di Anna nonché co-founder di Timo Studio Enogastronimico, l’agenzia di comunicazione creata con Alessandra Molinaro che si sta occupando di comunicare questa nuova era della Calabria. Anna e Silvia si completano (nel)la vita così come nel lavoro: perché le idee bisogna saperle comunicare, veicolare, farle arrivare.

35 – ORNELLA BUZZONE

Chef autodidatta in cucina che porta creatività e precisione nelle ricette di una burgeria, trasformandola in un progetto di qualità e identità distintiva – Public House è un punto di riferimento non solo a Caserta ma per tutta la Campania. Ha dimostrato che qualità, tecnica e visione possono vivere anche nella ristorazione informale, portando valore e riconoscibilità al format ed elevando lo standard di cucina casual.

La fuori quota

JOSEPHINE DI CHIARA

  • Dove: Michelin Italia

C’è una donna che sfugge alle classificazioni fin qui svolte, ma molto (o almeno in parte importante) legata al mondo della ristorazione. È Josephine Di Chiara da più di 15 anni in Michelin prima come Capo Ufficio Stampa e ora Responsabile Comunicazione di Michelin Italia. Insieme a Marco Do, il suo predecessore, ha guidato la rivoluzione della presentazione della Guida Michelin. In pochi anni trasformata da evento di presentazione ristretto al mondo dei giornalisti dell’auto e del food a appuntamento di rilevanza nazionale e internazionale.

Un ulteriore segnale che le donne sono fortissime e non solo in cucina.

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