Zorzettig, vini imperfetti per scelta con Tenaci e Myò

I vini Zorzettig vengono da un’azienda che non ha mai smesso di evolversi. Alla guida c’è Annalisa Zorzettig, figura centrale di un percorso che tiene insieme eredità e trasformazione, dove il passato non è un punto di arrivo ma una base da cui ripartire. Da qui il rebranding delle linee aziendali Tenaci e Myò, in senso ancora più identitario.
A Vinitaly appena concluso, ai dibattiti sui consumi in trasformazione che hanno rimestato il mercato degli ultimi anni, Zorzettig risponde con un approccio produttivo fondato sul buon senso, inteso come equilibrio tra sostenibilità agronomica, rispetto delle varietà e focus su singole zone.
L’identità dell’azienda si è costruita nel tempo, attraversando cambiamenti e momenti complessi. Ma mantenendo sempre un legame molto concreto con la terra e con chi la lavora.
È proprio da questo intreccio di esperienze che emerge una certa forma di “tenacia”, come ama definirla Annalisa Zorzettig. Tenacia che appartiene alla proprietà come a tutta la struttura aziendale, dalla vigna alla cantina.
Vini Zorzettig, imperfetti per scelta

Nel rebranding delle linee Tenaci e Myò l’azienda afferma il punto d’arrivo di un processo di ricerca che è iniziato molto tempo fa. Da qui la definizione di ‘imperfetti’, da un’imperfezione intesa non come ‘difetto’ ma il non sentirsi mai arrivati, l’avere ancora margine di evoluzione.
I vigneti si estendono su circa 120 ettari distribuiti in diverse aree dei Colli Orientali del Friuli — da Spessa, cuore aziendale, a Ipplis, fino a Prepotto e alle zone più vicine al confine sloveno. Ognuna con caratteristiche specifiche che influenzano direttamente lo stile dei vini Zorzettig. L’incontro tra componenti mediterranee e influssi alpini contribuisce a definire profili espressivi distinti, giocati su equilibrio, verticalità e profondità. Cui la ponca, suolo caratteristico di queste zone dalle alternanze marnose e calcaree, di stratificazioni dure e tenere, conferisce particolare struttura e finezza.
I vini Zorzettig all’assaggio

Una selezione delle annate in commercio è stata presentata alla stampa con proposte di abbinamento presso Etta, ristorante ed enoteca a Trastevere. Con le etichette delle due principali linee produttive, appunto Tenaci e Myò.
Tenaci, per restare

Tenaci rappresenta l’espressione più immediata e contemporanea, pur mantenendo un forte legame con la tradizione friulana. Ne è esempio il Friulano, varietà simbolo coltivata da secoli, interpretata con affinamenti in acciaio per preservarne integrità e leggibilità. Un vino riconoscibile nelle note di frutta matura, mandorla e una chiusura fresca e minerale, pensato per una beva diretta ma non banale.
Siamo partiti con il Friulano 2025 Friuli DOC, l’espressione più schietta dell’autoctono, che fermenta e affina in acciaio e bottiglia dopo una pressatura soffice. L’esito è dinamico sia al naso che al palato. L’impressione di rotondità e grassezza che si presagisce dal naso, complici note di frutta matura e spezie, al sorso viene sconfessata da una freschezza aggraziata. L’uva viene vendemmiata a piena maturazione, e si sente. Marzapane e mandorle dolci vengono in primo piano con la permanenza nel calice, senza alcun finale amaricante, nemmeno accennato (13,50 euro).

L’insalata tiepida di mazzancolle con verdure di stagione e dressing allo yogurt profumato agli agrumi sarebbe un abbinamento consono, se non fosse per l’eccessiva invadenza del cipollotto.
Myò, la storia nei vini Zorzettig

Accanto a Tenaci si sviluppa Myò, la selezione più identitaria dei vini Zorzettig, che nasce da un’esigenza più personale e narrativa. Qui i vini acquisiscono maggiore struttura e complessità, anche grazie a un uso saggio del legno e a tempi di affinamento più lunghi. Al nome è legato un aneddoto che Annalisa Zorzettig ama ricordare. Deriva da uno scritto custodito nel Duomo di Cividale, del 1380, probabilmente di un contadino, che ispirato da una donna la paragonava alla terra amata ripetendo con affetto “Mio amor” “mio tutto”, in rime tenere e intense, laddove il friulano è una lingua dura, non avvezza alle smancerie. E la linea Myò dei vini Zorzettig vuole essere espressione di condivisione, è il “mio” in cui ci si può identificare tutti.
Colli Orientali del Friuli DOC I Fiori di Leonie

Da questa linea i successivi assaggi. I Fiori di Leonie, blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon blanc “che vuole essere il tributo tra i vini Zorzettig delle espressioni di tre delle cinque varietà ammesse per il Colli Orientali”, afferma Annalisa Zorzettig. Raccolte tra l’inizio e la fine di settembre, nei vigneti di Spessa, Ipplis e Novacuzzo, le uve fermentano e riposano sulle fecce nobili in acciaio, e per il 30% in botti di rovere per almeno 24 mesi, cui segue l’affinamento di almeno un anno in bottiglia. L’annata 2022 si affaccia al calice con un naso già importante, che si affina con qualche minuto di permanenza. Le note speziate, di pesca, mela golden e biancospino lasciano emergere una speziatura leggera, note di anice stellato, liquirizia e sentori minerali. Molto coerente e piacevole l’assaggio, di ottima persistenza. Costa 40 euro.
Colli Orientali del Friuli DOC Pinot Bianco

Nel Pinot Bianco ritroviamo la cifra dei vini Zorzettig, quell’autenticità e schiettezza del monovarietale, in questo caso resa più complessa dalla lavorazione. Solo il mosto fiore delle uve (dal vigneto di Spessa) diventa Myò Pinot Bianco, esaltando al massimo le caratteristiche dei vigneti. Per Myo l’età media delle viti è mediamente 50 anni, in aree in cui l’escursione termica, con temperature elevate di giorno ma molto basse la notte, garantisce ricchezza aromatica e giusta maturazione. L’impatto è agile e allo stesso tempo intenso, in parte dovuto a un 10% di Sauvignon, che però non domina assolutamente. Al sorso è tondo, avvolgente, di ottima beva, gratificante. Si trova in commercio a 22 euro.

Entrambi sostengono con facilità l’abbinamento con i paccheri con scampi maggiorana e fiore di zucca croccante. Potrebbe essere un po’ più spinto, dati i vini in degustazione, che infatti tendono a dominare il piatto con la loro personalità.
La Malvasia secondo Zorzettig

Il percorso dei vini Zorzettig si sposta su altre varietà rappresentative del territorio. È la volta della Malvasia istriana, con il suo profilo più mediterraneo, fatto di note saline e aromatiche. Qui abbiamo il frutto di viti di oltre 100 anni, da una varietà a sé, non assimilabile alle altre più note. Il processo di vinificazione è simile. Mosto fiore in acciaio e parte (il 20%) in legno di rovere per circa 6 mesi, poi bottiglia per almeno un anno prima della messa in commercio. Cambiamo completamente il profilo aromatico, dall’ampiezza dei precedenti diventa sottile, minerale, con erbe aromatiche in sottofondo, estremamente elegante. Costa 22 €.
Lo Schioppettino dei Colli Orientali
Chiude la serie dei vini secchi un altro illustre autoctono friulano, lo Schioppettino 2020 dalle vigne di Prepotto. Il mosto sosta per almeno 6 mesi in botti di rovere e poi per altri 12 in legno più piccolo (tonneau), prima dell’imbottigliamento e dell’ulteriore affinamento per due anni. L’esito è un vino rosso dalla trama elegante e allo stesso tempo intrigante e fresco, capace di coniugare struttura e immediatezza. Frutta rossa di bosco, speziature, un fondo di leggera affumicatura e una beva setosa, fluida, carezzevole lavorano in sinergia per una generale sensazione di armonia. A scaffale si trova a 31 €.

L’abbinamento proposto, e la sfida per i due vini è il polpo rosticciato glassato al mosto con patata al cartoccio. Tolta la glassatura, piuttosto invadente, entrambi i vini hanno senso. Lo Schioppettino armonizza le sensazioni più strutturate del piatto, ma la malvasia e il polpo si capiscono a meraviglia, riuscendo a bilanciarsi con grazia.
Potere ai Picolit

Nel generale rilancio dei vini dolci, il Friuli può vantarsi di una varietà particolarmente versatile, che è il Picolit. Deve il nome alla dimensione dei grappoli, piuttosto spargoli per un difetto di impollinazione. Questa caratteristica fa sì che riesca a maturare e appassire naturalmente in pianta senza particolari rischi di attacchi fungini. L’esito è dolce ma non stucchevole e si presta a una certa varietà di abbinamenti, anche insospettabili. Il Picolit di vini Zorzettig, che chiude la degustazione, fermenta in tonneau per circa 20 giorni e poi riposa in botti per 36 mesi. Cui seguono ulteriori 24 mesi in bottiglia. Mandorla dolce, frutta essiccata, albicocca, dattero, e in sottofondo zenzero e vaniglia, e un sorso morbido e strutturato chiamano pasticceria secca, formaggi erborinati e stagionati. Costa circa 40 €.

L’abbinamento proposto prevede una interpretazione della romana “ricotta e visciole”. È concepita come un cremoso di ricotta con gelé di visciole racchiuso da un guscio di cioccolato bianco, con su una spuma di visciola. Forse non proprio il dessert più adatto per il Picolit, che avrebbe beneficiato di sapori più materici e terrosi, ma comunque molto buono.





