I Tigli. Mangiare Simone Padoan, eccellenza di pizza, anzi focaccia

Sono stata a cena a “I Tigli” di Simone Padoan. Il locale è stato appena ristrutturato ed è davvero bello. Diviso in 3 zone, gli elementi materici usati per creare metafore. Il linguaggio rappresenta i percorsi del grano che diventa farina e, finalmente, impasto.

All’ingresso, ecco il grande bancone e i tavoli in pietra (la macina). La seconda zona spicca per il tessuto che contiene la farina, in sacchi e, successivamente, avvolta in canovacci di tessuto quando si trasforma in impasto. Nella terza zona troviamo il legno, il banco da lavoro. Una grande parete di vetro permette l’accesso ad un terrazzo verde dal quale, finalmente, si riescono ad intravedere i famosi tigli 🙂

La cucina è a vista e subito si vede Simone e la sua brigata impastare focacce dall’impasto speciale: farine che utilizzano tutto il grano 100% italiano e lievitazioni lunghissime avvallate da lievito madre.

Non aspettate di mangiare una superba pizza napoletana, troverete qualcosa di completamente diverso.
Per come la vedo io Simone sforna prelibate focacce farcite con materia prima di altissima qualità e in chiave gourmet. Il risultato è ottimo, piacere puro.

Abbiamo chiesto un menu degustazione.

Tris di antipasti. Focaccia cotta al vapore con pomodoro e bufala; Focaccia romana con culatello cotto e stracchino (impasto e ripieno superlativi); Crostino di pane con lardo di Colonnata.

Pizza Pomodoro e burrataFocaccia impasto con biga, mazzancolle fritto all’italiana, maionese al bergamotto, funghi neri trombetta e chips di prosciutto crudo.

Pizza polpo, carciofi saltati e crema di carciofi.

Focaccia ripiena con tartare di guanciale di cinta senese di Paolo Parisi, spinacine al limone e crema all’uovo e senape.

Pizza con lombata di coniglio con caponatina (quella che mi è piaciuta meno).

Pizza frutta e verdura (divinamente) candite, gelato alle mandorle di Noto e cioccolato di Modica. Entusiasta :))

Ora riuscite a comprendere perché I Tigli di Simone Padoan sia un’eccellente pizzeria (non pizza, ho detto)?

O, guardando queste foto del menu degustazione, vi viene in mente qualcosa di diverso (e casomai siete stati da lui e anche in una pizzeria napoletana)?

I Tigli di Simone Padoan. Via Camporosolo 11 – 37047,  San Bonifacio (Verona). Tel. +39 045.6102606



giovedì, 11 ottobre 2012 | ore 9:06

22 commenti su “I Tigli. Mangiare Simone Padoan, eccellenza di pizza, anzi focaccia

  1. Queste foto sono meravigliose!! Non pensavo che la pizza potesse essere cosi’ bella! Naturalmente spero di assaggiare presto quella dei Tigli…

  2. Splendidi abbinamenti, splendidi deschi di focaccia, splendide materie prime (e splendide foto!!!): meritevole quindi di classificazione nella categoria ristoranti di, non pizzerie , e quindi in competizione con chef del calibro di Bottura, Iaccarino, Cedroni, Scabin, Cannavacciolo, Beck, etc).

      • Nel senso che visto che queste non sono pizze, ma piatti elaborati, strutturati e pensati e con ottime materie prime, vanno messi a confronto con gli chef stellati/forchettati non con pizzaioli spicchiati. A quel punto vediamo come va il confronto con le attuali 3 forchette……

    • perchè no? La pizza, secondo i dizionari, è un disco di pasta lievitata con sopra qualcosa. Ergo la “cosa” di Padoan può considerarsi una pizza. Altrimenti anche dei fusilli al curry e verdure non potrebbero essere considerati pasta, perchè fuori dai canoni della tradizione.

      Ovviamente sto radicalizzando la questione, ma per me anche quella è pizza

  3. E’ stata un’altra grande operazione mediatica (di marketing, se vogliamo). Infatti hanno guadagnato tutti. Simone Padoan (chi lo conosceva ?), il Gambero Rosso (rivista per addetti al settore), la Pizzeria Sorbillo (che ha guidato la rivolta). Hanno, come al solito, fatto una brutta figura i siti, i blog e quant’altri si affidano al primo venticello che spira su INTERNET senza controllare le notizie e senza sapere di cosa si sta parlando.

    • Buongiorno Carlo, devo dirti che, con tutto rispetto, dissento con te. Questa storia mi ha molto amareggiata, non è stato solo un venticello. Il Gambero Rosso non è solo una rivista per addetti, fa anche una guida e a livello mediatico (vedi anche TV) è uno dei punti di riferimento anche per semplici appassionati e non credo che in questo caso ci abbia molto guadagnato.
      Un saluto

  4. Se andiamo indietro nel tempo, all’origine della pizza napoletana, nel 1889, allora posso dire con certezza che Padoan, usando farine macinate unicamente a pietra e lievito madre, è quello che si avvicina di più alla pizza napoletana originale.
    Solo che ha preso la via della pizza gourmet, usando ingredienti molto ricercati ed abbinamenti raffinati, che poco si sposano con il carattere popolare della pizza.
    Mettiamola così, Padoan fa il vero impasto della pizza di una volta, e i napoletani usano i veri ingredienti poveri per le farciture di una volta. Si mettessero insieme a ragionare invece che a litigare, potrebbero regalarci la ricostruzione storica della vera pizza napoletana.
    PS: per chi avesse dubbi, cerchi il disciplinare della pizza napoletana verace stg su google, e veda che li dicono che la si deve fare con farina “00” e lievito di birra.

    • Buongiorno Edoardo, grazie del tuo commento. In effetti la storia della pizza, andando molto indietro dall’800, nasce come un impasto di pane, sicuramente macinato a pietra e con ingredienti poveri e di uso comune a Napoli come i piccoli pesci, i ciccioli di maiale ecc. Ricordiamo che il pomodoro è stato portato dalle Americhe ed è passato molto tempo prima che Napoli ne facesse di questo ingrediente una bandiera, non solo per la pizza ma anche per la pasta. Devo dire che fonte iconografiche del 800 ritraggono già una pizza sottile e con il tipico cornicione, un po’ come le vediamo oggi. Il concetto di disco di pane (focaccia, pitta, schiacciata ecc) mi sembra essere precedente. Del resto, anche in Veneto c’è la tradizione della pinza, che non era altro che una focaccia. Credo che oggi, parlando pure di pizza, non sia tutto o bianco o nero, le sfumature di grigio ci sono (e sono molto più di 50 ;). Poi è una questione di gusti e la cosa diventa personale!! Per me, sicuramente la pizza Napoletana è “la pizza” e la marinara è la mia preferita, ma ti confesso che sono impazzita per la pizza al metro mangiata a Castellammare, che adoro anche la romana che fa Bonci e che, da Simone, ho fatto un percorso tutto nuovo e, per me, è stato piacere puro. Per finire, amo moltissimo gli impasti di Renato Bosco, spaziali!! Buon we!!

  5. oh mamma quante seghe mentali!! e chissenfrega di cosa è!! Se è buona è buona punto! E’ come chi fa la guerra tra cucina tradizionale e cucina “innovativa”!! Concordo sempre col maestro Bottura: la cucina (e quindi anche la pizza) o è buona o non lo è! punto!!!

  6. Se si parla di pizza ,credo si intenda un lavorato di farina lievito sale acqua pomodoro e vari ingredienti ….allora anche quella di Simone si può chiamare pizza come quella napoletana…..solo che gli ingrdienti e la struttura assomigliano poco alla Napoletana assomigliano molto di più ad una focaccia farcita in superfice o all’interno .

    Io ritengo che il risultato meriti il premio assegnato ,ho provato e sono stato pienamente soddisfatto.

    • Buongiorno Francesco, sostanzialmente si. Cambia il metodo di lavorazione, i tempi di lievitazione, i tipi di cottura ecc. Condivido pienamente il tuo giudizio su “i Tigli” di Simone come ho già scritto nell’articolo. Ti auguro buon we 🙂

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