cracco_paris_scatti

Parigi. E’ Carlo Cracco ad infiammare la platea di Paris des Chefs, l’evento giunto alla seconda edizione che si tiene in contemporanea con Maison&Objet a Villepinte. La platea gli tributa l’applauso più caloroso grazie al suo quaderno di pesce e ad un nuovo concept. Ma riavvolgiamo un attimo il nastro. La formula Paris des Chefs è simpatica: invitare uno chef e un creativo di un altro settore che abbia un legame con lo chef. Si esplorano, dunque, nuove forme di fusion e linguaggi di indagine tra i fornelli. Carlo Cracco è in compagnia della designer Sylvie Amar che, come dirà nel corso dell’intervista/performance (trasmessa in diretta web) a Sébastien Demorand di Omnivore, ha conosciuto durante il festival a Deauville di 3 anni fa (quest’anno si tiene il 22 e 23 febbraio).

cracco_amar_paris_chefs_scatti

La scintilla che ha fatto nascere l’intesa tra i due creativi è di quelle destinate a lasciare il segno. L’istrionico Sébastien accresce ad ogni battuta l’interesse del pubblico. “E’ lo chef che domanda al designer o è il designer che le pone allo chef?” Tenta l’allungo l’onnivoro per catalizzare l’attenzione e stabilire chi è la lepre, ma Cracco è spiazzante: “S’arrive”, come a dire qui non c’è uno che studia per l’altro. Ci si confronta e dal confronto nascono idee. Sì, va bene. Ma questa mattonella che fa la sua comparsa a che serve, si chiede l’uditorio. Creare un piatto significa sottolineare. E il piatto “fisico”, il supporto materiale è un oggetto già definito. E’ lì. Va pensato prima perchè non è modificabile al contrario del cibo. Cracco prende un chips e lo mostra al pubblico che cerca una spiegazione. “Ecco questo è un risotto. Qui un riso Venere, qui un Carnaroli”.

cracco_paris_scatti_risotto

Ora immaginate cosa può comprendere uno spettatore francese che alla voce risotto riesce ad inquadrare i chicchi di riso come mamma li ha fatti. Sébastian Demorand accenna a un “fou”, un folle e chiarisce subito il gioco delle parti. Lui farà da spalla perchè l’onda Cracco acquista vigore. “Come presento questo che è un risotto molto naturale?” Ecco il lavoro del designer è di valorizzare ciò che si prepara, rilancia Sylvie Amar. Insomma, scompare il piatto, il disco ceramico o di qualsiasi altro materiale fin qui provato e declinato in tutte le forme che la geometria spaziale può racchiudere. I due che si confrontano hanno dato vita ad una mattonella che si illumina e mette in evidenza il lavoro di ricerca dello chef. Lo studio è sulla luce, confermano Cracco&Amar. Mentre si consumava la trasfigurazione del risotto, Sylvie Amar inseriva dischi colorati in un altro “piatto” fornito di fessure.

cracco_paris_scatti_Amar

Da una parte l’idea di design, dall’altra quella gastronomica che si fondono nella filosofia della messa in evidenza di quello che ribadisce Cracco è un procedimento naturale che dà forma a un cibo semplice.

cracco_paris_scatti_3

Il concept mira a cambiare l’utilizzo e anzi a moltiplicare le possibilità di uso dell’oggetto piatto che dialoga in una maniera inaspettata con il cibo. L’interazione è completa: non c’è il cibo che deve adattarsi ad una forma, nè una forma limitata ad un solo stato. Cambia l’idea di stoccaggio, cambia l’idea di pulire il vasellame con possibili positive ripercussioni di impatto ambientale. Un velo di carta, un colpo di spugna ed è di nuovo pronto all’uso. “Il piatto come lo conosciamo noi esiste ed esisterà sempre”, spiega Cracco, “ma qui cerchiamo di costruire qualcosa di diverso. Il cameriere non deve parlare, ma solo posare il cibo che si mostra nella sua essenza”.

cracco_paris_scatti_piatto_carta

Un display che si accende e spara l’immagine colorata nella mente ad una velocità e con modalità completamente diverse.

cracco_paris_scatti_piatto2

Cracco rende ancora più chiaro il passaggio di innovazione con l’insalata russa. Una ricetta abbandonata per un piatto che ha perso il suo glamour ritorna alla moda in questa monoporzione da 25-30 grammi racchiusa tra due dischi di zucchero fusi con la fiamma. Sul supporto illuminato regala nuove sensazioni.

cracco_paris_scatti_insalata_russa

La platea è lì lì per gettare alle ortiche vasellame  vario e Carlo Cracco ritorna sull’utilizzo diverso, sul riuso, sull’evitare di fermarsi dove si è arrivati. E lo fa con i suoi “quaderni marinari”, il cahier de surprise a Paris des Chefs formato dalle pagine di pesce steso tra due fogli e spianato per diventare fogli da gustare. E’ il pesce di ottima qualità che veniva messo da parte per ragioni di taglio e che ritorna prepotente sulla scena. Il primo libro da conservare in frigorifero. “Pardon, vous etês fou, completement fou”, ride divertito il consapevole Sébastian. Il pubblico di Maison&Objet va in standing ovation. Incroyable, messieurs/dames, Carlò Craccò!

cracco_amar_demorand_paris_scatti

Foto: Francesco Arena

logo_ParisDesChefs2010_rvb

2 Commenti

  1. La tecnica della tavoletta illuminata sotto è gia usata dai fotografi di food. A volte la utilizzo anch’io, non solo per la trasparenza che regala al cibo ma perchè rende le preparazioni “sospese”. Il difficile è poter portarla in tavola senza fili (chiederò al mio elettricista)… mi sarei aspettata qualcosa di più sinceramente da uno come Cracco. Ma se stupire bisogna, ben venga

  2. ha risposto a alexandra: Il concept su cui hanno lavorato Cracco e Amar è un po’ più complesso. Ho visto sul tuo blog (molto belle le scelte di visual) Le Calandre. Che sono un ripensamento dell’accoglienza, se vuoi, ma sarebbe riduttivo definire così il progetto. Allo stesso modo Cracco sta lavorando sulla luce ma non per costruire un set fotografico. La direzione è quella di esaltare la consistenza stessa del cibo ed è chiaro che la lettura andrebbe fatta nel complesso dell’interazione tra piatto-cibo-commensale-ambiente. Guarda la naturalezza di quel disco che regge Cracco: è la spiegazione dell’essenziale che può essere illuminato perchè non deve nascondere alcunchè anzi vuole svelare ogni minimo dettaglio. Pensa come viene meno il senso, come lo definisci tu borghese, dell’impiattare per colpire la fantasia nel momento in cui i dischi sono inseriti nelle fessure dell’altro piatto concept. Trasparenze che si sommano sul cannocchiale per farti leggere il percorso gustativo. E ribadisco la forza di un piatto che non va lavato. Forse prima di ridurre questo studio a una tavoletta in grado di accogliere cibo per sospenderlo rifletterei un attimo. Il concept è piatto+ricetta e non cibo su piatto 🙂

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui