Ricetta. La tarte tatin di pomodori e chèvre

Tempo di lettura: 1 minuto

Ingredienti per la pasta brisè  di Knam
280 gr. di farina
120 gr. di burro
2 tuorli
80 ml. di acqua

Ingredienti per il ripieno
8 scalogni
10 pomodorini datterini
50 gr. di zucchero
120 gr. di chèvre
Olio extra-vergine di oliva

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Preparazione

Impasta rapidamente tutti gli ingredienti, forma una palla, avvolgila nella pellicola e lasciala riposare in frigo per mezz’ora.
Nel frattempo, versa lo zucchero in una teglia di 18 centimetri di diametro con un paio di cucchiai d’acqua e metti la teglia sul fuoco, finchè lo zucchero è caramellato ed uniformemente distribuito sul fondo. Taglia a spicchi gli scalogni e falli dolcemente rosolare in un po’ d’olio. Taglia a spicchi anche i pomodorini e disponili nella teglia, con la pelle rivolta verso il basso, alternandoli agli scalogni. Cospargili con lo chèvre sbriciolato.

Stendi la brisè a mezzo centimetro di spessore, formando un disco leggermente più grande della teglia e, con questo disco, ricopri la teglia, “rincalzando” un po’ i bordi. Cuoci in forno caldo a 180°, per 30 minuti.

Mariella Di Meglio. Foto: Giovanna Esposito

14 Commenti

  1. Non capisco perché persone accorte di cose di cucina come Mariella (e tante altre…) si ostinino a banalizzare nomi di pietanze che hanno una loro specificità, contribuendo così all’impoverimento della lessicologia culinaria e creando ulteriore confusione in un campo dove non manca…C’è realmente bisogno di chiamare “Tatin” una torta ribaltata che non sia una torta dolce, fatta con le mele a partire da una ricetta addirittura depositata?
    Ma anche: c’è bisogno di chiamare “tartare” ogni singolo piatto a base di qualsiasi cosa tritata? La tartare è una pietanza anch’essa ben precisa…
    Potrei citare altri esempi di questa banalizzazione praticata sistematicamente in primis dai restauratori e chef francesi dagli anni ’70 in poi, nascondendo sotto la ridondanza di nomi preesistenti la povertà di immaginazione di una cucina che spesso senza reali motivi venne chiamata “nouvelle”…
    Questo non toglie niente, naturalmente, alla bontà di questa deliziosa torta di Mariella…

  2. ha risposto a Jean-Michel Carasso:
    JM, ricordo benissimo un tuo intervento di un bel po’ di tempo fa, proprio a proposito di questo argomento. In realtà, secondo me, si ricorre a queste denominazioni per semplicità, per rendere più immediatamente l’idea. Certo, avrei potuto dire “tarte enversè” o “torta rovesciata”, ma, dicendo “tartin”sono certa di farmi capire istantaneamente da tutti ( o,almeno, da chi un po’ ne sa di cucina..)

  3. molto bella questa, mariella; io amo assai le tatin salate

    eh ehe anch’io chiamo tatin ogni torta rovesciata…su, su, jm, istruiscici, ma con guanto di velluto :))

  4. bella ricetta Mariella!!!

    Io penso come JM che a volte non si dovrebbero usare alcuni nomi in piatti che non c’entrano molto con l’originale, giusto perché non ha molto senso.
    Ma questo non vuol dire che la ricetta non sia valida, anzi validissima e questo conta alla fine.
    C’è pure da dire che dicendo Tatin tutti pensano subito a qualcosa cotto in forno e rovesciato.
    :-)))
    Bastava che scrivessi “alla moda delle sorelle Tatin” e nessuno poteva dirti nulla.

    Quanto a JM ha solo detto con la sua spontaneità cose che in fondo hanno una loro logica secondo me.
    🙂

    E per finire mi sa che è “bbbbbona”!!!!

  5. Ma io non voglio fare il polemico o il maestrino, ma penso che quelli come noi che hanno la passione per la gastronomia dovrebbero contribuire alla preservazione del patrimonio lessicale gastronomico, che è un tesoro culturale. Sappiamo bene che col tempo le parole e i nomi si sfilacciano ad usarli in modo “utilitario”, indebolendosi fino ad indebolire anche il concetto che esprimono. In molti campi, lo “scivolamento semantico” ha poca importanza (anche se…), in cucina invece, secondo me, è grave…
    Ecco, dopo ‘sta menata vado a comprare gli ingredienti per fare la torta rovesciata di Mariella…
    :)))

  6. Il consiglio di JM mi sento di sottoscriverlo in pieno partendo dall’osservazione di come proprio i francesi abbiano saputo difendere la loro lingua dalla svogliatezza. Più che di contaminazioni linguistiche, spesso assistiamo a rese incondizionate di fronte al termine esotico che a molti sembra di maggiore presa. Come scrive Daniela, dicendo tatin si pensa alla torta rovesciata: ma scrivendo torta rovesciata si comprende qualcosa in più soprattutto se non si è “specializzati”. Poi anche dire torta rovesciata potrebbe significare poco se non si ha idea di un forno. Tra l’altro, torta in italiano indica un dolce. Quindi dovremmo parlare di torta salata (per contrapporla in realtà al dolce come portata finale di un pranzo) o meglio di tortino (per Devoto-Oli: pasticcio di vegetali o di latticini cotto in forno)? Forse dovremmo parlare di “tortino rovesciato con pomodori e formaggio di capra caldo”. Che faccio, cambio il titolo 😉 (PS Sarkozy ha voluto il concorso “Francomot” per trovare dei sostituti di tuning, buzz, newsletter, chat, talk – vuoi vedere che vincono la battaglia dopo ordinateur, logiciel e quasi quasi courriel?)

  7. ha risposto a Vincenzo Pagano: In effetti, per andare oltre alla cucina, gli italiani (e soprattutto i giornalisti) adorano usare termini stranieri, spesso in nun’accezione sbagliata. L’altra volta sentivo un giornalista di Repubblica (giornale specializzato in questo sport…) parlare di “reunion” per annunciare il ricongiungimento dei Litfiba, e mi sono chiesto che senso avesse usare una parola inglese al posto di quella italiana, se non il fatto di volere sembrare cosmopolita…Ma per chi, come me, s’è fatto un “mazzo tanto” per imparare rispettosamente la lingua italiana nella sua integrità, questa mania sà tanto di provincialismo. Com’era provincialismo francesizzante l’invenzione del famigerato “filangé” (parola che non esiste in francese) da parte dei cuochi dell’Ottocento, ma era l’Ottocento… Oggi non serve più dimostrare che si è “uomo (o donna) di mondo”. Bene o male lo siamo tutti.
    P.S. Courriel non lo usa praticamente nessuno in Francia, lo usano soprattutto in Canada. E’ orrendo!
    :)))

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