Festa a Vico 2010. Il racconto di Gennaro EspositoTempo di lettura: 4 min

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Il significato è nel nome. Una “festa” che nasce sei anni fa, questa è la settima edizione, come un’occasione di incontro, una vacanza per persone che fanno lo stesso lavoro in condizioni e territori diversi.
Niente convegni, quindi, nessuna tavola rotonda e nemmeno atti congressuali riassunti in poderosi tomi. Del resto se non fosse così, gioiosa, scanzonata ed informale, forse non raccoglierebbe adesioni e consensi e non susciterebbe l’interesse crescente in forma esponenziale di anno in anno.
Si comincia nel 2004 con la formula che poi non è stata più abbandonata: tre sere, di cui la prima è di accoglienza dei cuochi con assaggi di prodotti di eccellenza e delle pizze di Francesco Aiello, fratello di Vittoria, mia compagna. Nella seconda sera ospitata dallo stabilimento e ristorante “Bikini” della famiglia Scarselli, si cimentano giovani chef, spesso impropriamente chiamati emergenti, perché molti di loro hanno già un posto di rilievo nella ristorazione nazionale. L’ultima è la serata dei “big”, i grossi calibri che, gomito a gomito cucinano, si aiutano, si divertono, fuori da ogni contesto competitivo.

Quando pensiamo che quest’anno parteciperanno all’evento circa 150 cuochi da ogni parte d’Italia, non possiamo far a meno di ricordare che nel 2004, alla prima edizione, eravamo 11, senza un programma preciso, e senza neanche sapere se ci sarebbe stata una seconda edizione.
Ma fu proprio nell’anno successivo che, con l’entusiasmo dei pionieri e dei nuovi arrivati, si definirono le linee guida della “festa”.
Sembrò più interessante stabilire un tema, cui si ispirassero le creazioni gastronomiche degli chef, che, di volta in volta, si sono fatti affiancare da artigiani del “cuore”, quelli che abbiamo ribattezzato “le mani amiche” o hanno riproposto profumi e sapori della loro infanzia.
Quest’anno a chiudere un biennio di memorie, il protagonista sarà il cibo da strada, il cosiddetto “finger food”, gli spuntini da mangiare in piedi che attraversano culture profondamente diverse da Oriente a Occidente, da Nord a Sud.
E qui è indispensabile sottolineare che la “Festa a Vico” bandisce qualsiasi divisione, che non trovano posto le insulse, becere e rozze recriminazioni territoriali che inquinano le menti, da qualsiasi parte provengano.
Lo slogan di questi anni è stato spesso quello che ci sembrava più vicino allo spirito della “festa”: “facimm ammuina” vuol dire cantiamo, ridiamo, mangiamo e beviamo insieme come fanno gli amici quando si incontrano, capaci però, quando c’è bisogno, di smettere l’abito felicemente “tarantellaro” e di darsi da fare per rilanciare una regione che 2 anni fa ha visto il dramma dei “rifiuti”, ma anche la rabbia delle bugie, delle speculazioni e delle condanne sommarie e generalizzate.

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Se fin qui abbiamo parlato di “festa”, accenniamo ora ai motivi della sua collocazione a Vico Equense. Innanzitutto perché l’ideatore sono io, chef e patron della “Torre del Saracino” a Marina di Seiano. In secondo luogo perché l’ambiente, il panorama, la bellezza dei posti sono ideali per ospitare una manifestazione che, come dicevamo, profuma di vacanza.
Infine perché proprio la vocazione turistica della costiera sorrentina fornisce sia le adeguate strutture logistiche indispensabili per ospitare centinaia di persone che quel mix di esperienza, cordialità ed abitudine all’accoglienza necessarie in una situazione simile.
Ho lasciato per ultime alcune considerazioni che riguardano l’organizzazione: in questo ambito ogni anno si ripete un miracolo: pochi sponsor, mezzi economici ridotti, ma tante idee e tanto lavoro dei “volontari” delle Festa.
In prima fila Vittoria, inesauribile serbatoio di pazienza, poi Davide Aiello, computer vivente ed insostituibile coordinatore insieme a Giovanna Virgilio e Guido Ferraro, capaci di soddisfare e spesso prevenire e prevedere le esigenze di ospiti, albergatori, fornitori, artigiani e chi più ne ha più ne metta.
Infine obbligatori ringraziamenti e citazioni per Giovanna, Ciro e Francesco Aiello, madre, padre e figlio titolari del Ristorante “Il saracino”, location della serata iniziale, per Luigi Della Mura, proprietario del Moonvalley, l’albergo che ospita la conferenza stampa e sulle cui terrazze super panoramiche si gusta, il martedì, un eccellente buffet di piatti di prodotti regionali. Per Cristiana Scarselli, proprietaria del “Bikini”, meravigliosa struttura polifunzionale ad 1 metro dal mare, e per Antonio e Toti savarese, delle “Axidie” di Marina di Seiano, bellissima sede dell’ultima serata,
fascinosa e romantica, di fronte alle luci di Napoli.
Dimentivavo: vacanza è sinonimo di gita e quindi, dopo Sorrento, Positano, Monte Faito, Capri e Ischia degli anni passati, quest’anno, lunedì tutti a Ravello!

Foto: Francesco Arena

5 Commenti

  1. L’idea del cibo da strada è la dimostrazione che la manifestazione è in grado di rinnovarsi senza rinnegare se stessa. Inutile dire che questa è una delle facce più belle della Campania e Gennaro Esposito la rappresenta perfettamente. Gioiosa, spontanea ma capace di grande lavoro!

  2. che bella sorpresa, torno dal mare e leggo questo bel pezzo di Gennaro… Bravo Vincenzo Scatti è sempre più bello!
    Non vedo l’ora di stare con voi a Vico 😉
    Ciao A

  3. ha risposto a alessandro bocchetti: Speriamo che lo pensino anche i nostri 24 lettori 🙂

    Qui abbiamo iniziato a lavorare con grande lena. Chiusura affidata alle delizie della super-gelateria-pasticceria Gabriele di Vico Equense. I due fratelli in grande spolvero alla festa in spiaggia :-))

    Ovviamente prima c’è stata la tradizionale pizza al Saracino che si è un po’ allargata come tipologia :-)))

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