Filiera certa. I Gruppi di Acquisto Solidale

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“Quando compri, voti”. Non c’è slogan più azzeccato di questa memorabile frase del missionario comboniano Alex Zanotelli per capire cosa passa per la testa di un consumatore che abbraccia la religione del GAS. “I consumatori esprimono un voto per ogni prodotto che scelgono e segnalano alle imprese i comportamenti che approvano e quelli che condannano”, spiega il fondatore di Lilliput, faro del movimento no global. “L’acquisto può trasformarsi in un sostegno alle forme produttive corrette o in un ostacolo alle altre”.

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Sostenere e ostacolare: ecco cosa spinge una bella fetta dei 702 Gruppi di Acquisto Solidale censiti nella Rete G.A.S e degli oltre 120 mila consumatori italiani registrati, per un totale di 30 mila famiglie, a complicarsi un po’ la vita, unendosi in piccoli gruppi per acquistare direttamente dal produttore grossi quantitativi di merce, riunendosi periodicamente per discutere di prezzi equi, giurando fedeltà ad una manciata di fornitori locali selezionati (e controllati), mettendo a disposizione un po’ del proprio tempo per le inevitabili corvée e, a cadenza generalmente settimanale, a darsi appuntamento all’angolo di una strada, in un garage o nei locali di un’associazione per distribuire la mercanzia e dividere la spesa.

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Condomini festosi, no-global alle prese con le compere, radical-chic, proletari illuminati e buongustai di ogni tasca, tutti pronti per lo scarico delle cassette di ortofrutta, della forma di formaggio e della mozzarella buona. Con qualche variazione sul tema, per tutti comprare è votare. A favore dell’ambiente, del risparmio, del sapore, del chilometro zero, del biologico, dei produttori dei paesi in via di sviluppo. Contro la filiera lunga, la liberalizzazione degli scambi commerciali, i pesticidi, lo sfruttamento dei lavoratori, gli OGM e così via boicottando. La Bibbia per (quasi) tutti è quella “Guida al consumo critico” di Francuccio Gesualdi che nel 1996, svelando i segreti e le diavolerie del marketing messe in atto dalla Grande Distribuzione per influenzare la scelta dei consumatori, apriva la strada alla stagione del consumo responsabile, consapevole e orientato. Un consumo nemico del consumismo dove comprare è combattere ogni giorno una guerra: contro le multinazionali, contro il debito del Terzo Mondo, contro il lavoro minorile, contro lo sviluppo “insostenibile”. Di questo consumo critico i Gas sono certamente il braccio armato, non l’unico ma certo tra i più efficaci.

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Eppure oggi, a 16 anni dalla nascita del primo Gas in Italia, e a 13 dalla creazione di Rete G.A.S. per favorire lo scambio di informazioni su prodotti e produttori, questa Carboneria dello shopping (ortofrutta in primis, ma anche energia, tessile, prodotti per la casa e l’igiene personale) potrebbe diventare il trampolino di lancio verso nuovi orizzonti della distribuzione commerciale. “Una scelta pauperistica”, li aveva frettolosamente bollati l’ex presidente di Confcommercio Sergio Billè per liquidare il fenomeno. Che invece, almeno a giudicare dall’interesse delle associazioni di categoria, ha i numeri per arrivare lontano. Produttori a caccia di Gas e consumatori in cerca di fornitori di qualità: domanda e offerta, delusi dalla Grande Distribuzione, si cercano e si trovano, infatti, sempre più spesso. Nel salotto di un farmer’s market (i mercati dove il produttore può incontrare direttamente il compratore) o per il tramite di Coldiretti o AIAB. “Al numero verde di Bio sotto casa, (800 221 220 09)”, il programma promosso dall’Unione europea e dall’Italia per rafforzare il rapporto diretto tra produttore biologico e consumatore, “arrivano tantissime telefonate di persone che cercano produttori biologici”, assicura Fabio Ferraldeschi, dell’Ufficio Marchio dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica. “Attraverso la nostra rete regionale noi li incontriamo, li mettiamo in contatto con altre persone disposte a formare un Gas e con produttori biologici che abbiamo preventivamente vagliato e ispezionato”. Servizio completo, quindi, che comprende anche l’individuazione di un responsabile del gruppo di acquisto. E’ l’ultimo ritrovato in fatto di shopping solidale: Gas in cerca d’autore dove una volta tanto l’intermediario (l’associazione di categoria), invece che allungare la filiera, dà una mano a combattere quella lunghissima della Grande Distribuzione Organizzata.

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Tracciabilità e prezzi competitivi le leve non esclusive ma certo promettenti di questo sistema di acquisto. Soprattutto in tempi di crisi economica e di globalizzazione del gusto, mentre i margini dell’agricoltore si fanno sempre più esili, poter comprare prodotti tracciabili a buon prezzo (per il consumatore) e vendere con margini di guadagno decenti (per il produttore) è un bel salvagente. Sugli scaffali del negozio TuttoUnAltroStile, nel quartiere Collatino di Roma, dove il sabato si danno appuntamento per la consegna i membri del GABO omonimo (il GABO è un Gas biologico) e dove abbiamo incontrato Dante Pomponi, ex assessore alle Periferie del Comune e fautore dell’economia equa e solidale, abbiamo trovato polpa di pomodoro (confezione di 400 gr.) a 90 centesimi, olio della Sabina (confezione di 750 ml.) a 6 euro, composta di frutta (320 gr.) a 2,56 euro, tutto rigorosamente biologico. Come biologiche sono la carne, scaricata una volta a settimana (le fettine di vitellone stanno a 16,50 euro il kg) e la verdura (7 euro una cassetta di 5/6 chili), prodotta dalla cooperativa sociale Fattoria Solidale del Circeo.

Certo, il sistema non è privo di qualche difetto. Dimenticatevi la spesa ad ogni ora, in ogni dove, di ogni primizia. La rosa dei fornitori può apparire angusta e anche l’attesa settimanale dello scarico è un po’ troppo francescana. Ma il futuro potrà venire in aiuto se, come assicura Ferraldeschi, un sistema di Gas più capillare incontrerà l’e-commerce (“noi ci stiamo già lavorando”). “Pensiamo ad un’organizzazione in cui sarà possibile per il Gas comprare prodotti di qualità da fornitori più numerosi, non necessariamente locali, scegliendo da una vetrina virtuale e in cui una piattaforma logistica di consegne ad hoc limiti l’impatto ecologico del trasporto”.

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Aspettando il futuro, l’istantanea dei Gas è un’immagine piuttosto variegata. Ce n’è per tutti i gusti: Gas vegan-vegetariani o specializzati in commercio equo-solidale; Gas dei quartieri alti, di Greenpeace, degli amici di Grillo. C’è il Gas riservato ai lavoratori del Polo tecnologico di Roma e quelli per genitori di scuole steineriane. E poi Gas di borgata e di periferia agiata o che effettuano la consegna a domicilio; Gas di estrema sinistra (Felce e Mirtillo), Gas che salvano le imprese dal fallimento o che comprano scarpe. O ancora Gas del napoletano in cerca di produttori senza diossina o che acquistano, causa il “degrado ambientale di Napoli, prodotti freschi da Puglia e Basilicata. Alcuni presentano lunghe liste d’attesa, altri sono visibilmente in cerca di adepti; alcuni chiedono una fee di accesso, altri no. Talvolta ridanciani e solari nell’appellativo (Fata Zucchina, Utopie Sorridenti, Banda Gassotti, ErGas, Gaspita!,Gas Sott’e’ncoppa, La Canna del Gas, Friarielli) ma sempre serissimi negli intenti. Piacciono più al Nord (sono 183 in Lombardia, 78 in Piemonte, 64 in Veneto) che al Sud (solo 20 in Campania, appena 5 in Calabria e 9 in Sardegna) e sono imparentati con le francesi Associations pour le Maintien d’une Agriculture Paysanne, a loro volta imitazione delle anglosassoni Community Supported Agriculture (CSA), gruppi di consumatori che “adottano” un produttore agricolo con il quale condividono il rischio, impegnandosi a consumarne il raccolto senza chiedere di più (se è andata male per i cetrioli, ci si accontenterà dei fagiolini!).

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Di questo mondo semisommerso si accorgono talvolta persino le istituzioni. Finanziando i Gruppi di Acquisto (alla fine del 2009 la Regione Piemonte ha stanziato 450 mila euro a favore dei Gas) o ospitando eventi che possono facilitare l’incontro tra produttori e Gas potenziali. Come i sei farmers’s market biologici organizzati, a partire da sabato 12 e domenica 13 giugno all’Auditorium di Roma da Coldiretti, Aiab e Amab nell’ambito del progetto Il Bio Sotto Casa, finanziato da UE e Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Sarà l’incrocio tra una filiera certa e al limite corta con un modello di piattaforma distributivo mutuato dalla GDO a diventare la soluzione per acquisti di alimenti di qualità “a fiducia” scalzando e riutilizzando gli spazi dei supermercati?

Foto: Vincenzo Pagano

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