La pizza vince il MondialeTempo di lettura: 3 min

Una partita del Mondiale di Calcio vorrei vederla. Almeno una. Finale, Spagna-Olanda. Mi dicono che da sempre la finale di un Campionato del Mondo è brutta perché bisogna vincerla. Quindi, niente spettacolo. Per me finale significa Spagna ’82 davanti alla tv e Italia ’90 all’Olimpico. Ricordo con un po’ di malessere quella all’Olimpico con gli italiani che feriti a morte tifavano contro l’Argentina rea di aver buttato fuori l’Italia a Napoli. E l’assurdo di quel rigore che chiuse l’incontro anche per il distinto signore argentino che indossava cappello di paglia ed elegante giacca a righine bianco-azzurre. Il ricordo gastronomico, però, è di quel 1982 con un piatto di mozzarella di bufala integrale (era il periodo dell’oscurantismo in cui molti credevano alla diceria che la mozzarella doveva per forza essere mista bufala-vaccina) e alla pizza conseguente. Già, meglio mangiare la pizza davanti alla televisione per ascoltare interviste e commenti. O scendere in pizzeria. Al tempo non se ne fece nulla. Tutto chiuso. Ma la discussione è rinata oggi dopo un annoiante (come al solito) Gran Premio di Formula 1 a Silverstone trangugiato su un piatto di pasta con le zucchine. Che si mangia stasera davanti alla partita? Un bel gazpacho freddo con i pomodori dell’orto o i frutti di mare alla plancha di Rafa’s a Roses sarebbero in tema. O una bella pizza. A Napoli una bella pizza di Enzo Coccia che è sempre sulla cresta dell’onda con idee e nuove avventure come quella di New York ci starebbe tutta.

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Mi ha incuriosito la notizia del nuovo packaging il cui prototipo è apparso proprio in occasione dei Mondiali. Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica) ha realizzato un prototipo di contenitore in collaborazione con il Gruppo Seda (che fa capo all’imprenditore napoletano ed ex presidente di Confindustria Antonio D’Amato), Future Brand, Annalisa SpA, Antico Molino Caputo e appunto Enzo Coccia. Duplice l’obiettivo: conservare al meglio il prezioso carico nel tragitto forno-casa e assicurare la migliore riciclabilità di quello che nell’85,3% dei casi diventa il piatto di portata. Salvare la fragranza della pizza permettendo la traspirazione ma ostacolando l’ingresso dell’aria e permettere di far finire la parte superiore tra i materiali di raccolta differenziata da riciclare sono state le linee seguite dal progettista, l’ingegnere Salvatore Rocco che ha una grande passione per la pizza napoletana. Dopo gli imballaggi studiati per McDonald’s sì è concentrato sulla pizza e sul contenitore che viene prodotto ogni anno in milioni di pezzi: 170 milioni per l’Italia e 450 per l’estero.

Stasera si gioca la finale ma una vittoria italiana c’è stata in questi mondiali. Oltre al polpo-oracolo Paul dall’isola d’Elba è la pizza napoletana. Secondo Comieco su 36 milioni di consumatori abituali di pizza da asporto ben 31,3 milioni hanno seguito i Mondiali e circa 16 milioni hanno consumato pizza da asporto comprandola o ordinandola fino a quattro volte la settimana! E quasi il 74,3% la mangia durante la partita, mentre il 34,7% lo fa prima del fischio d’inizio e soltanto il 16,4% dopo che l’arbitro ha mandato le squadre negli spogliatoi.

Una sola domanda: in quale di questi momenti si mangia la pizza di migliore qualità?

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