Concentrato di pomodori cinesi made in Italy

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Pomodoro un po’ cinese e un po’ di Reggio-Emilia. Il miscuglio sino-emiliano era destinato a finire nel piatto se i Nas di Parma non fossero intervenuti sequestrando 220 mila buste di doppio concentrato di pomodoro cinese pronte ad essere miscelato con pomodori prodotti nella provincia di Reggio Emilia ed essere esportato con l’etichetta made in Italy.

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La scoperta, avvenuta a conclusione di indagini avviate nell’autunno del 2009, ha portato però anche alla conferma che confezioni monodose di pomodoro sono già state vendute in passato, per essere commercializzate ad un ditta tedesca e a due società italiane, una della provincia di Cremona e l’altra di Cuneo, entrambe raggiunte da un provvedimento di sequestro. Le tre aziende, raccontano i Nas di Parma in un comunicato, “assemblavano un kit completo per spaghetti composto, oltre che dalle confezioni di concentrato di pomodoro, anche da una busta di formaggio grattugiato e da una confezione di spaghetti, il tutto destinato a paesi esteri, prevalentemente la Germania”. Ora l titolare dell’azienda di Reggio-Emilia rischia fino a due anni di reclusione o una multa fino a 2.065 per frode alimentare. Un po’ pochino per scoraggiare l’odiosa pratica di raggirare il consumatore sulla provenienza di un prodotto alimentare. Soprattutto se in ballo c’è la sicurezza alimentare.

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L’obbligo specifico di indicare in etichetta la provenienza di un prodotto, introdotto dopo lo scandalo di “mucca pazza” per carne di pollo e bovina, frutta e verdura fresche, cioccolata, uova, miele, latte fresco, pesce e passata di pomodoro, non è valida per carne di maiale, coniglio, salumi, derivati dei cereali come pane e pasta, frutta e verdure trasformate, formaggi, latte a lunga conservazione e derivati del pomodoro, in gran parte proveniente dai mercati asiatici e dalla Cina in particolare. Il concentrato di pomodoro, per esempio, spesso destinato ad essere rilavorato ed esportato, sta letteralmente invadendo il mercato europeo e mondiale. Nei primi tre mesi dell’anno la sua presenza in Europa (prima voce nelle esportazioni agroalimentari cinesi in Italia, pari al 10% della produzione nazionale di pomodoro) è triplicata rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso provocando un effetto dumping sul prodotto europeo e minacciando la sicurezza alimentare. Da numerose analisi risulta infatti che nel concentrato proveniente dalla Cina il pomodoro è spesso presente soltanto in tracce essendo costituito da scarti vegetali come bucce e semi di ortaggi e frutti e presenta livelli di muffe che frequentemente eccedono i limiti di legge. Tra i prodotti più a rischio per il consumatore, oltre ai preparati a base di concentrato di pomodoro, c’è la “polpa di pomodoro”, una definizione apparentemente innocua, se non addirittura invogliante, ma che può nascondere la presenza di concentrato di pomodoro congelato, vietato invece per la passata e naturalmente per i pelati.

Per chi volesse segnalare eventuali frodi è attivo un numero verde dei NAS: 800020320.

[Fonte: Nas di Parma. Immagine etichetta: www.cremaonline.it]

1 commento

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