Vale di più la Guida Michelin o la Guida dell’Espresso? E’ più attendibile quella del Gambero Rosso o la sommatoria della televisiva Alice? Domande che in questi giorni circolano e circoleranno sempre di più dopo le prime anticipazioni e con l’avvicinarsi delle presentazioni, degli eventi, del lancio dei comunicati stampa. Io sono rimasto colpito dalla notizia che Vittorio Zucconi ha rilanciato dagli States su Repubblica, La guida americana per “automobilisti negri”.

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Per trent’anni, dal 1936 al 1964 (le date della prima e dell’ultima pubblicazione), il Green Book for Negro Motorist è stata la Michelin per gli automobilisti di colore che potevano sapere quale ristorante o motel li avrebbero accettati. Uno strumento per evitare la mortificazione o qualcosa di peggio, annota Zucconi che ha ripreso la notizia del ritrovamento negli archivi del museo della Fondazione Ford. Un oggetto che era stato cancellato giustamente dalla memoria. Una guida della disperazione sponsorizzata dalla casa automobilistica che accettava le rate di qualsiasi automobilista.

L’editore, Victor Green, sperava sin dalla prima edizione che un giorno della guida non ce ne sarebbe stato più bisogno. Era ottimista: a Los Angeles solo 13 alberghi accoglievano ospiti di colore e a New York era possibile soggiornare solo nell’oasi di Harlem. Accadeva nello scorso secolo, ma poco più di una generazione fa. A una distanza corta dal primo Presidente afro-americano della storia degli USA.

Fa uno strano effetto a vedere il mondo dalla parte giusta e al contrario rispetto a un determinato ordine. Sarebbe come se qualcuno oggi pubblicasse una guida dei posti da evitare….

Per scaricare la copia integrale dell’edizione del 1949 della The Negro Motorist Green Book in formato pdf (92 mb) ecco l’indirizzo.

Nel 2006 Patti Digh aveva dedicato un post al Green Book dell’agente di viaggio di New York.

[Fonte repubblica.it – Images: From the Collections of The Henry Ford]

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