Il 3 ottobre torna la BioDomenica, l’appuntamento annuale con gli acquisti bio organizzato da AIAB, Coldiretti e Legambiente. Quest’anno l’undicesima edizione apre anche all’estero con le piazze di Queensland (Australia), La Paz (Bolivia) e Caceres (Spagna) trasformate in mercati.

Un’occasione per curiosi, neofiti e consumatori bio consolidati, per assaggiare, in oltre cento piazze italiane, le produzioni locali, incontrare i produttori e i gruppi di acquisto. Un appuntamento che dovrebbe confermare il successo dei consumi biologici in Italia, in costante crescita da anni e, secondo le ultime rilevazioni di Ismea presentate a settembre al Sana di Bologna, in corsa anche nel primo semestre del 2010 con punte di aumenti a due cifre per pane (+19,2%), salumi (+20,4%), miele (+13,7%), prodotti lattiero-caseari (+11,2%), per la prima colazione (+17,3%) e per l’infanzia (+31,1%) e con uova, latte fresco e yogurt ai primi tre posti della graduatoria dei prodotti bio più consumati.

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Biologico Glocal è il titolo dell’ultima edizione della BioDomenica che, oltre ad ospitare i produttori australianispagnoli e boliviani quest’anno si è data una missione davvero internazionale: far crescere la consapevolezza che mentre “agisce localmente” l’agricoltura “ha in mente l’intero sistema” e che il biologico rappresenta un modello di sviluppo capace di dare una risposta alle grandi emergenze planetarie come i cambiamenti climatici, la minaccia alla biodiversità, la crisi energetica e gli ostacoli nell’accesso dei contadini al mercato. L’agricoltura biologica è una ricetta da valorizzare  perché permette di conservare le risorse, “ha a cuore l’equilibrio dell’ambiente, migliora la fertilità del suolo e la diversità biologica dell’azienda agricola, supporta le alleanze fra piccoli produttori, dettaglianti e consumatori dando priorità al mercato interno”. Un vantaggio, quest’ultimo, di cui possono beneficiare tanto i contadini dei paesi più poveri (in Africa il 60% della forza lavoro sono agricoltori) quanto quelli di alcune nazioni ricche (in Italia 8 aziende su 10 sono più piccole di 5 ettari).

Il successo della produzione agricola su piccola scala è un dato di fatto persino in città dove crescono gli orti urbani, come confermano i dati divulgati al Convegno “Biologico Glocal: esperienze di agricoltura urbana”, che si è tenuto il 30 settembre al Mercato di Campagna Amica del Circo Massimo a Roma in occasione della giornata lancio della Campagna BioDomenica. L’interesse per l’orto in città (nelle metropoli come nei piccoli comuni), generalmente di proprietà comunale e assegnato in comodato ai cittadini, è ormai una passione e una pratica quotidiana per almeno un giovane su quattro di età compresa tra i 25 e i 34 anni e per quasi la metà degli over 65.

Insomma, vecchi e giovani uniti nell’abbraccio della terra. Vecchio e nuovo insieme in un ritorno a modelli di sviluppo che sembravano definitivamente superati. E i quarantenni? E i cinquantenni? A leggere i dati, sono in fila per comprare biologico!

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