Ricordi di ostriche e di stelle tra le maree e le alghe della Côte Fleurie

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Partiamo che è buio. Carichi di bagagli come gli emigranti, e come gli emigranti diretti verso nord. Gli edifici e i lampioni sfilano via dal finestrino nero, poi i campi e le case coloniche in lontananza, sagome sfocate ai due lati della strada, i macchinari che saranno ripresi all’alba e le cassette degli ortaggi estivi…

L’automobile segue una traiettoria precisa, taglia le curve fluidamente scivolando sull’asfalto come le note di Nyman, come se il senso del viaggio fosse solo questo movimento costante in avanti, e forse lo è. Per adesso è così.

Per qualche ora, l’unico altro rumore avvertibile attraverso il ronzio del motore è lo scalare delle marce che segue l’andamento del terreno, una variazione di suoni nella trama musicale che accompagna il mio dormiveglia.

mappa-per-honfleur

Quando mi riscuoto e mi sollevo dall’angolo in cui mi sono rannicchiata il sole è già alto da un pezzo sopra l’autostrada. Di fermarsi non se ne parla, lo faremo solo oltre confine, dieci minuti per caffè e croissant appena un attimo prima che il pilota del gruppo stramazzi e si decida a cedere finalmente il volante a uno di noi. In realtà c’è un’unica possibile alternativa, perché di noi quattro io ho solo il foglio rosa e il terzo possessore di patente quando guida assomiglia pericolosamente a Mister Magoo. In poche ore i ruoli sono già definiti: pilota, navigatrice (se non sto leggendo per fatti miei) perché forse non saprò guidare ma sono l’unica che si orienti tra strade e cartine, addetto alla colonna sonora e seconda riserva al volante, e poi coautore della colonna sonora, nonché prima riserva al volante e selezionatore di ristoranti.

Perché le idee ce le siamo già chiarite da qualche settimana. Normandia, Londra e dintorni. Tradotto vuol dire: ristoranti, visite alle località di interesse turistico (senza strafare), musical e spettacoli teatrali, sarti e calzolai di Jermyn street (quel poco che consentono le nostre finanze, ma per mia sventura quel tanto che padri e zii ci hanno commissionato), altri ristoranti.

Prima tappa ad Auxerre. Una notte in un letto vero, uno sguardo alla cattedrale, una cena tranquilla e soprattutto un memorabile chablis della casa, servito in caraffe e prima dimostrazione che il vino sfuso può raggiungere livelli altissimi.

bassa-marea-a granville

Poi la Normandia, Honfleur. Spiaggie interminabili e brumose e barche che si rovesciano dolcemente su un fianco al tramonto, come mandrie che si preparino per la notte. Le maree sono una cosa strana, e ci metterò qualche giorno per capirne il ritmo…

Qualche giorno! E già, proprio così. Solo che non ce ne siamo accorti.

-Lucia, ma tu hai sentito i ragazzi?-

-No, Laura… Neanche Anna. E Marisa?-

-Nemmeno…-

I ragazzi si sono letteralmente volatilizzati. Sono passati giorni dalla partenza e nessuno ha più avuto notizie. I ragazzi saremmo noi, e quelle che parlano al telefono le nostre madri imbufalite che a nessuno di noi, men che meno a me, appena maggiorenne, è venuto in mente di chiamare per avvertire che siamo ancora vivi. Quella che la prende meglio è la mia futura suocera, abituata da sempre a figli adolescenti che spariscono in barca nel mediterraneo per mesi, e per fortuna mia madre si uniforma. Del resto stiamo bene, no?

Stiamo benissimo.

Semplicemente siamo presi dal nostro girovagare attraverso villaggi di pescatori, montagne che all’improvviso si staccano dalla terraferma per trasformarsi in isole come nei libri di fate, porti avvolti nella nebbia sbucati dai romanzi di Simenon, e stabilimenti balneari dove la gente si ostina a girare in costume da bagno sotto un cielo perennemente velato, costringendoci a stringerci ancor più nei nostri maglioni. E poi alghe. Alghe a mucchi, gettate sulla riva e sugli scogli, sui moli. Ne hanno così tante che le ritroviamo a tavola, nel gran plateau de fruit de mer. Trionfi di ostriche, cappesante, cozze, vongole, granchi, e astici che presi da entusiasmo, per giorni diventano il nostro alimento principale, ma non il solo. Facendo quasi sempre un paio di pasti, ci ricordiamo anche dell’agnello pre salè e della côte de veau à la normande, oltre che della torta di mele, dei formaggi (il livarot e il pont-l’Eveque, il camembert) e del calvados.

Honfleur-paolo-tinti

Sistemati in una vecchia villotta appena fuori il paese, dove ogni mattina in un giardino per noi primaverile facciamo colazione con baguette e marmellate fatte in casa, l’immancabile burro di Isigny e croissant e pain au chocholat, pianifichiamo l’esplorazione dei dintorni, stabiliamo ogni giorno su quale meta puntare, turistica e gastronomica. Deauville, Caen, Trouville, Le Mont St-Michel e la cattedrale di Bayeux, visitata durante le prove di un concerto per organo…

Bayeux-paolo-tinti

Un effettaccio, non c’è dubbio ma un effettaccio grandioso. Giri oziosi per la campagna e lungo la costa fermandoci ogni volta che ci imbattiamo in uni scorcio interessante. E di nuovo a Honfleur, che giriamo a piedi con i tempi lunghi di un Gran Tour, dove entro nella prima stella Michelin della mia vita, e l’impatto e’ così forte che negli anni a venire riproporremo infinite varianti di quelle uova di quaglia pochet, come del dolce, una meringa morbida con gelato di lamponi che finirà nel pranzo di nozze!

Foto: Francois Mativet, Nekr, Francesco Arena, Paolo Tinti

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