Il cine-panettone/1 Natale al Goccetto (champagne a fiumi)

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A Roma c’è una tradizione oramai consolidata da tempo il giorno della vigilia di Natale a ora di pranzo: il brunch al Goccetto, da Sergio e Anna. L’usanza ha avuto origine una mattina del 24 Dicembre 1999, in cui quasi per caso ci siamo incontrati con le buste della spesa per fare gli auguri ai padroni di casa, con una decina di amici. C’erano i Bocchetti, Daniele Cernilli, Antonio Paolini, Dionisio, Renatino Viola e il mitico Martino, oltre alla sottoscritta, che guardacaso trova destino propizio ovunque si aprano grandi bottiglie. Ricordo che l’esordio fu del Paolini: Apriamo Vigna d’Alceo 1996! Un vino spettacolare, l’ho ribevuto recentemente e confermo la sua magnificenza. Erano circa le ore 12, il gruppo di amici si rinforzava e ognuno offriva una buona bottiglia, Champagne e grandi rossi italiani e francesi, di tutto, in allegria e senza fretta, bevuta libera, come viene, come ci va. Abbiamo finito alle 18.30, sbronzi e felici. Io non avevo impegni quella sera, di solito ceno da sola la notte di Natale, ma gli altri sì che avevano obblighi. Addirittura qualcuno, senza fare nomi, che doveva andare a trovare la famiglia fuori Roma, si è addormentato all’Autogrill, con i regali per i nipotini nel baule della macchina…Con animo gioioso ricordo quella giornata e infatti da allora, ogni anno, la pratica si ripete più o meno con gli stessi criteri e metodi qui descritti. Quest’anno, abbiamo inaugurato il girone dantesco con Egly-Ouriet brut rosé Grand Cru, un classico fra i miei rosati preferiti, ma a seguire è andata ancora meglio. Carrellata di Champagne di altissimo livello che in sequenza rapida ha visto succedersi: Initial di Jacques Selosse, Billecart Salmon Cuvée Nicolas Francois 1998, Billecart Salmon Cuvée Elisabeth Salmon rosé 2000, Bollinger R.D.1997, Bollinger Grand Année rosé 2002 e dulcis in fundo un vero e proprio capolavoro, Le Clos St. Hilaire 1998 di Billecart, tanto per chiudere in bellezza, secondo lo stile della casa.

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Non serve che vi racconti la meraviglia di questi vini, sono degli standard che lascerebbero chiunque senza parole, ma devo segnalare una conferma, come personale, piccola delusione, Bollinger R.D. ’97, assai distante dall’annata precedente che ricorderete come un capolavoro di eleganza. Un po’ come Salon ’96 e Salon ’97, il secondo scompare di fronte al primo. Cartellino giallo anche per Selosse che non è mai stato fra i miei preferiti per via di una caratteristica nota di Zabov… Solo che io preferisco Zabov, insomma, piuttosto che l’imitazione, mi fido dell’originale. Tutti d’accordo invece su Billinger Grand Annèe Rosé 2002, un rosato perfetto, cremoso con un equilibrio ineccepibile. Ma il vero fuori classe, cari amici, è stato Le Clos St. Hilaire 1998 di Billecart. Chapeau! Per me questo è lo Champagne, tutto il resto è noia. La bevuta si è conclusa verso le 18, ci siamo scambiati gli auguri e ognuno ha preso la sua direzione, io sono passata a casa a cambiarmi, ad indossare i panni di Black Mamba, perché è vero che anche quest’anno ho festeggiato da sola, ma alla maniera di Black Mamba… ça va sans dire, mes amis!