Alta Fedeltà. La libreria di Epicuro (gastro-gaudente)

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 1984, sono venuto a vivere da solo a Roma, una volta noi provinciali avevamo il privilegio di doverci necessariamente trasferire in città per gli studi universitari. Ricordo esattamente la sensazione di gioia e di estrema libertà di un diciottenne che inizia a gestirsi da solo. A dover attendendere a se stesso.

Ricordo come fosse oggi il via vai di panni puliti e di gamellini pieni di gattò di patate, spezzatini, lasagne, formaggi, salami, che settimanalmente arrivavano dalle mamme preoccupate di come mangiavamo e della nostra igiene personale. Un corso accelerato di cucina regionale italiana. Piatti abruzzesi scambiati con pietanze campane, salumi calabresi, contro formaggi molisani…

Altrettanto chiaramente ricordo i primi tentativi di cucinarsi uno spaghetto, un hamburger, dentro cucine sempre arraffazzonate e antidiluviane. Forni esplosi, frigoriferi che marcivano tutto e padelle da supermercato sottili come lame che rischiavano di carbonizzare tutto. La gioia del primo coltello montana 5 stelle comprato rinunciando al cinema. I primi piatti che riuscivano bene: gli spaghetti con il tonno, rossi e con i capperi, come li faceva la mamma. La scoperta della matriciana, nostro piatto di sostentamento nei buiaccari romani. I primi tentativi delle cucine provate in giro per l’europa, ricordo la mia rinomata carbonade flamande, brasata nella birra, mi sembrava di un esotismo micidiale… Chi l’ha mai più cucinata! Ma soprattutto stava germogliando una passione che mi avrebbe cambiato la vita e mai più abbandonato. Piccoli golosi crescono…

Poco a poco nella mia libreria, a fianco dei testi universitari, degli amati romanzi, hanno iniziato a comparire i libri di cucina. Mia madre, quando sono andato via di casa, mi aveva regalato, il mitico Talismano della Felicità, una bibbia della cucina italiana borghese e a casa mia Il Testo!

Poco a poco, da questo primo libro, hanno iniziato a germogliare altri, ho continuato fino ad oggi, oramai nella mia cucina campeggia una grande libreria, piena di libri che ancora sfoglio e vado a controllare, anche per ricette che conosco a menadito.

Da qui l’idea del gioco di oggi: i cinque libri fondamentali, quelli che regalerei a mio figlio che andasse a vivere da solo e  che si appassionasse (come spero) di cucina.

Ecco il mio elenco:

  1. Grande enciclopedia illustrata della Gastronomia, di Guarnaschelli Gotti. Non potevo che partire da questo, che secondo me è il testo fondamentale del moderno gastronomo. Un libro bellissimo e pieno di foto. Io uso ancora la vecchia edizione di Selezione, con la sua immagine da rivista anni 60, meravigliosa. Oggi è uscita la chicchissima edizione di slow food. Essenziale
  2. Oltre il Fornello. Tanti anni fa scartabellando in libreria, come faccio ancora spesso, mi imbattei in questo libretto edito nella Bur. La firma era prestigiosissima: Gualtiero Marchesi, l’interno intrigante. Lo comprai e ancora riesce a sorprendermi. Mille piccoli segreti e trucchi. Un capitolo si intitola “il declino della besciamella”: Geniale
  3. Il cibo e la cucina, di Harold McGee. Non so se si pù considerare un libro di cucina, ma più che altro un libro di chimica di cucina. Se volete capire cosa succede agli alimenti in cottura perché “a bruciar padelle sono buoni tutti, pochi sanno cosa ci succede dentro” (paracucchi). Tecnico
  4. La cucina creativa, Freddy Girardet. Non so perché questo libro sia stato tanto essenziale per me. Lo comprai sul finire degli anni 80, poco prima di sedermi alla tavola di Crisser e restare fulminato. In questo libro ho capito che la grande cucina è semplicità, rigore e nitidezza. Lo credo ancora. Moderno
  5. Dizionario delle Cucine regionali italiane. Un monumento alla grande cucina italiana eretto dagli amici di Slow Food. Da tenere sempre a portata di mano. Una miniera di alimenti e saperi che rendono giustizia alla più grande cucina del mondo. Patriottico.

Questo il mio elenco, i libri che mi porterei sempre dovunque ed ovunque. Che vorrei sul mio Ipad per essere sicuro di averli sempre con me. I vostri?

9 Commenti

  1. Un pezzo proprio divertente! Pieno di ironia e di grande amore per la cucina.

    Quanto a me, ricordo ancora come fosse ieri la mia prima parmigiana (e forse la mia prima impresa in cucina), eseguita seguendo anche le virgole del libro I sapori del sud di Rita e Mariano Pane. Consumato con gli occhi per non sbagliare il minimo passaggio. Risultato ottimo, stupefacente, imprevedibile. Evviva i libri di cucina che fanno sembrare bravissime anche le cuoche alle prime armi!

  2. A diciottanni a casa da solo!? Beato te… Avrei pagato oro (che ovviamente non avevo) per poterlo fare.
    Anche io adoro i libri di cucina. Alla tua lista aggiungerei il nuovo libro del noma bellissimo. L’immamcabile Artusi e un giorno al Bulli. Tanto per capire che non si è tutto fermato loscorso millennio…

  3. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Vero, ma la mia lista è del millennio scorso perché io sono di quello e i libri che mi hanno segnato sono di allora…. Questo non significa che non ci siano oggi bei libri, anzi… Quelli che tu hai citato di Phaidon sono bellissimi, anche il dizionario delle cucine regionali è abbastanza nuovo… Ma lasciatemi aggiungere un altro libro vecchissimo ma fondamentale “la cucina napoletana” di Carola Francesconi, imprescindibile!
    Ciao A
    Ps vivere da soli a 18/19 anni è straordinario, tutti dovrebbero farlo 😉

  4. Il Guarnaschelli Dotti! fantastico.
    Girardet mi trova d’accordo; poi, se un giorno – non sia mai – mia figlia fosse interessata, le consiglierei Bras, ma anche Kitchen Confidential, Hermé o Conticini per la pasticceria, ma anche le Odi elementari di Neruda, Montalban, o Rabelais, Montanari e Camporesi… e questo perché trovo che la letteratura e la storia parlino molto di più al cervello e al cuore di questa passione per il cibo che i ricettari enciclopedici, o i libri dei professionisti.
    (Poi, ovviamente sarebbe bombardata dalle varie Pic, Piccini, Ruscalleda…ma questa è ancora un’altra storia. Una tipica storia di sforamenti, di numero e di genere).

  5. a casa il Testo era una copia del Cucchiaio d’argento annotata da mia nonna (grande cuoca!) e riempita di foglietini con aggiunte varianti e correzioni alle ricette stampate
    personalmente leggo e mangio molto ma non sovrappongo le attività per assoluta inoccregibile cronica incapacità di cucinare, se sono in giornate di grazia riesco a cuocere! 🙂 pt

  6. Anch’io uscita di casa a 18 anni. Avendo però passato le varie fase del cucinare da sè, farei una selezione a gradi.
    Prima un libro semplice e forse banale di cucina casalinga, solo per far abituare mio figlio all’idea di cucina bene. Ce ne son tanti, certo non Cotto e Mangiato. Oppure per farlo avvicinare subito alla vera cucina anche se semplice: il Gastronauta.
    Poi Afrodita, non per le ricette, perchè giovani siam stati tutti e tutti abbiamo sognato prima o poi di sedurre (e arrivare al dunque) con del buon cibo 🙂
    E poi tre libri seri. Assolutamente come te il Dizionario delle cucine italiane, poi …mumble qui la scelta si fa difficile per un libro omnicomprensivo che posso accompagnarlo nell’età adulta in cucina.
    Ultimo libro, un libro du JFK Fisher, così impara a capire che attorno al cibo si può fare della vera letteratura.

  7. ha risposto a Alessandro Bocchetti: ne parlerò al prossimo consiglio di famiglia 🙂 il volume è fuori dalla mia disponibilità, destinato alla discendenza femminile
    per il cuocere, stai tranquillo che se mi metto ai fronelli non uscirà nulla di serio e sano! Escoffier mi avrebbe condannato ai lavori forzati

  8. Io avevo il libro delle ricette di Nonna Papera. E ho imparato a fare le frittelle di zio Paperino. Fanno schifo. All’università cucinavamo poco a casa, più che altro si andava sotto all’Osteria del Sole, in vicolo dei Ranocchi dietro a piazza Maggiore. un posto mitico dove bevevi vino pessimo sfuso e mangiavi la mortadella che compravi dal salumiere lì a fianco. A parte Nonna Papera, zero libri di cucina, solo giornalini tipo Lando… Da noi andavano per la maggiore. Bologna la dotta! 😀

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