Quasi Rete. La Tunisia, la guerra del pane e il blogger sottosegretarioTempo di lettura: 5 min

Antonio Paolini l’ho conosciuto anni fa anche se all’epoca mi occupavo più di design che di food. Ma le strade e le tavole spesso si incrociano e così ho incontrato Antonio a distanza di tempo alla tavola di uno dei suoi sodali, Alessandro Bocchetti. A casa di Alessandro abbiamo avviato il gioco dei ricordi e siamo anche incorsi nelle ire di Black Mamba che ci ha invitati a uno scambio di telefoni per continuare la nostra (escludente) conversazione. Quel che ne segue è quindi merito di buon cibo, di buon vino e del desiderio di divertirsi seriamente. Antonio ha acconsentito di seguire una rubrica che avevo in mente da tempo in virtù di una logica comune: parlare degli altri in rete con le tante Good News che ci sono in giro. Quasi Rete, questa la rubrica, vuole rifarsi all’esclamazione di Niccolò Carosio durante le radiocronache di calcio. Una sintesi di passione, di buona fede, di descrizione che ancora oggi resta mirabile. Non sarà l’unico contributo di Antonio che su queste pagine curerà un’altra rubrica autonoma fin dal nome: divinopaolini. Non mi resta che ringraziare Antonio per la sua decisione di arricchire le capacità e l’esperienza di scattidigusto e di allegare una breve nota biografica per quanti non dovessero conoscere il suo curriculum professionale. (V.P.)

[Antonio Paolini, aquilano di nascita, vive e lavora a Roma. Critico enogastronomico, per 25 anni giornalista economico al Messaggero, ha scritto per sette anni per Gambero Rosso (magazine, libri e Guide) ed è al tredicesimo anno di collaborazione con Guida Espresso, dove è membro del Comitato Esecutivo e per cui ha curato e firmato la nuovissima “Le Tavole della Birra 2011”. Ha firmato libri e Guide, tra gli altri, anche per Veronelli e De Agostini. E’ responsabile di area per “Vini Buoni d’Italia” (Touring) e consulente di “Linea Verde” (RaiUno).]
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Disclaimer Quasi Rete

“mò co Internet me posso collegà in diretta co nabboriggeno australiano. Vabbè. Bello. Ma io che cazzo me ce devo dì co labboriggeno?” (Corrado Guzzanti)

La Rete è nata per unire. L’uso più frequente che i suoi utilizzatori più accaniti e naviga(n)ti, i bloggers, ne fanno, è scazzarsi tra loro. Anche perché, pare, come nella antika tivì, pure qua nel fighissimo Internet lo skazzo fa audience. Quasi Rete vuol essere un microcontributo a risospingere la Rete verso il target originale. Perciò qui si parlerà (bene) di altri blog pescati per vari motivi nel gran brodo webbico. Ergo, se siete “a rota” di skazzi, kliccate pure da qualche altra parte. Qui, skazzi nisba.

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@slim404 sta lavorando essenzialmente su twitter, ora. Se lo cerchi in rete lo trovi lì, 11 mila collegamenti aperti circa, varie liste di contatti (la prima si chiama @slim404sidibouziz, che sta ovviamente per Sidi Bou Said, il “village de charme” abitato in parte da intellettuali, artisti, e molto da residenti stranieri, nei pressi di Cartagine dove il dissenso ha trovato e succhiato (capita spesso così, chi ricorda ancora il ’68?) la quota “pensante” del suo nutrimento, mentre quella fisica e street fighting l’ha trovata nelle periferie giovani e incazzate, i suburbi di quelli che se vanno a Sidi Bou Said spaccano tutto anche lì, e sai quanto gliene frega che nei Cafè terrazzati e fighetti, con affaccio sulle casette bianche dalle persiane celesti, la collina, e vista mare in fondo, si discettava ogni giorno e si lavorava di cesello e/o ai fianchi contro il sistema APERTO/CHIUSO di Ben Ali. Il cognome di Slim è Amamou, nella sua asciutta scheda bio si autodefinisce anti censura, contro il partito al potere, per la neutralità, e “casualmente”, dice, anche amministratore delegato di una società che si chiama Alixsys, informatica e applicazioni web (molto free access) come oggetto di lavoro, uno dei bersagli ovvi della stretta anti rete libera di un governo che di Internet aveva fatto, all’inizio, quando non era ancora una spina nel fianco e un portaordini inafferrabile per le controparti, una delle bandierine della sua sbandieratissima e rassicurante modernizzazione.

Via twitter & contatti, Slim mette in rete a due righe a botta in quasi diretta quel che accade in questo momento nel suo paese, la Tunisia.

Il suo web blog invece sta all’indirizzo http://nomemoryspace.wordpress.com/ nome che è già un programma (alla rovescia). Il titolo dell’ultimo articolo-post prima dei casini, è leggibile a:

http://nomemoryspace.wordpress.com/2010/07/13/responsabilite-facebook-armee/

ed è intitolato per disteso:

un facebook comme support d’un système de responsabilité pour l’armée” – un social network (facebook) come supporto ad un sistema di responsabilità nelle forze armate.

Nel testo si legge tra l’altro: “La responsabilité est basée sur l’engagement. Ça consiste en une déclaration Publique sur une Action future. Une promesse publique”, ovvero: la responsabilità è basata su un impegno. Che consiste in una dichiarazione pubblica su una Azione futura. Una promessa pubblica…

e continua poco dopo: “l’impegno dona un surplus immediato di autorità, ma la realizzazione dell’azione oggetto dell’impegno stesso conferisce un’autorità ancor maggiore”.

Ditelo, s’il vous plait, a qualcuno dei quaquaraquàperepè che promettono di tutto, a schiovere, da questi paraggi… e mantengono una cippa…

PS Il blog e il contatto twitter di Amamou mi è sembrato e mi sembra quello giusto per aprire “quasiRete”… Esattamente mentre finivo di digitare quanto avete appena letto, ho visto la sua faccia passare sul Tg3 della brava ragazza Bianca Berlinguer. Siccome ci si bagna tutti, ormai, nello stesso fiume, ma nessuno, pare, vuole ammetterlo, mi sono posto anch’io il problema di non fare quel che un altro già … etc. etc., e di scegliere, chessò, un altro blogger tunisino, per debuttare. O tornare magari alle mortadelle roventi di casa nostra. Autonomamente, ma fermamente, ho deciso che preferisco arrivare secondo, magari anche terzo, e parlare lo stesso di Slim. Del resto, quanti di voi bastards guardano ogni sera il Tg3? Prego, alzare la mano…

PS2 per chi ha bisogno di contestualizzare nell’universo cibo ogni cosa, la “rivolta del pane” (pane = houbz) tunisina ruota attorno alla baguette locale, che si chiama “bariziana”, cioè parigina. Libération ne ha pubblicata una piegata a forma di pistola come simbolo dell’insurrezione e del contendere tra vecchie e nuove povertà e vecchie e nuove aree del privilegio. Per approfondimenti tecnici, invece, un capolavoro: Lilia Zaouali, “La cucina dell’Islam”.

Foto: Libération

15 Commenti

  1. Grandissimo! Bello questo inizio.

    Certo che con divinopaolini l’autore si presta ad essere criticato a tutto gas! Bell’equilibrio, davvero invidiabile.

    PS @cloo a noi dovrebbero levare le brioche per farci fare una rivoluzione, altro che baguette e maria antonietta

  2. @Caudia: no, Cloo: “noi” salveremo un blog (a settimana…) ;-))
    @Gennaro: basta leggere staccato:
    “divi NO!, Paoli… ni”. Come tutti avranno intuito, parleremo di cantautori e di Sanremo
    @Cinzia: thanks a lot!

  3. Anzitutto benvenuto Antonio, amico di vecchia data (purtroppo per noi!) e compagno di importanti, eccellenti bevute. In seconda battuta aggiungo che aveva ragione Black Mamba quella sera: avete fatto bene a scambiarvi i numeri di telefono e per finire alzo la mano, come richiesto, non accendo più la televisione nemmeno per il TG3!

  4. Che piacere ritrovare un volto già noto su queste pagine che diventano sempre più interessanti… Bravo Paolini ti seguo in tv e mi hai fatto conoscere un sacco di cose!

  5. Complimenti per l’arrivo di Antonio Paolini. Ho assistito ad una degustazione guidata da lui al Vinitaly, è veramente bravo. Grandi!

  6. Ciao Antonio, gran bell’articolo, e fantastica idea questa rubrica, a parte che mi costringerai a vincere la pigrizia e a leggere un sacco di blog a me sconosciuti! 🙂

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