Skye Gyngell la modesta, no allo show cucching e Michelin le dà una stella

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Deve essere un segno dei tempi che cambiano se i giudici della Michelin sono andati in visibilio per un ristorante con i tavoli traballanti, i pavimenti non troppo puliti, il bagno a dir poco spartano, un servizio non esattamente inappuntabile. E’ accaduto a Londra, precisamente al Petersham Nurseries Café, un ristorante-serra tra Richmond Park e il Tamigi.

Non una bettola, s’intende. Qualche star è già stata qui e anche i riconoscimenti dei critici non sono mancati da quando il ristorante ha aperto, sei mesi fa. In realtà Skye Gyngell, chef di origini australiane e francese di formazione, due matrimoni, due figle, qualche problema con la droga alle spalle, autrice di successo di libri di cucina, ma in polemica con lo show cooking alla corte di Gordon Ramsay, sapeva già di essere brava. L’avevano già fatto sapere al pubblico d’Oltremanica il Time Out, (“Una cucina fatta col cuore, generosa e bella da vedere”) e The Good Food Guide, la guida che ogni anno mette in lista i migliori ristoranti del Regno Unito  (“una cucina equilibrata e innovativa”). Ma mai, almeno così assicura Gyngell, avrebbe immaginato di ricevere, un giorno, la telefonata della Michelin. “Congratulazioni, lei ha preso la stella!”

Modestia o finto stupore? Il fatto è che, come sanno in molti, il prestigioso riconoscimento che la guida turistico-gastronomica francese accredita da più di ottant’anni ai migliori ristoranti del pianeta, non è esattamente un traguardo facile. Indispensabili, oltre all’imprenscindibile buona cucina, risultano, come spiega con algida ironia Julia Llewellyn Smith del Telegraph, anche “un locale che metta in soggezione, con i clienti che parlano sottovoce, dove cupole d’argento scoperchiano piatti di portata e ogni pietanza è accompagnata da schiume e cremine”. Dove “le tovaglie sono bianche” e il bagno giocoforza all’altezza della situazione.

Il Petersham Nurseries Café non è così. Atmosfera delicata, leccata, glamour, certo, ma informale. Un vivaio per paesaggio, a due passi da un asilo. Anni luce dal cliché. Ma forse i tempi sono davvero cambiati.

Sarebbe bastata la toilette, scherza Gyngell, a scoraggiare i giudici della Michelin e allontanarli dalla decisione di premiare l’ottima cucina del Petersham Nurseries Café. A tacer del resto: il servizio, le tovaglie (assenti), i “pezzi di arredamento mal assortiti”, qualche allagamento di tanto in tanto (“siamo in pianura”, precisa Gyngell), gli operai delle fognature diventati habitués del (bagno del) ristorante.

Non è andata così. I critici della Michelin hanno chiuso un occhio e premiato ‘solo’ la cucina di Gyngell (non è straordinario?): ingredienti di qualità elevatissima, abbinati in modo creativo. Hanno premiato, argomenta Llewellyn Smith, anche la chef-donna, un binomio al quale, negli ultimi tempi, la Michelin si è mostrata particolarmente sensibile.

Modesta e risoluta, soavemente anti-sistema (“non farò mai televisione!” giura), soddisfatta dei suoi datori di lavoro e per nulla intenzionata ad aprirsi un locale tutto suo (“i Boglione sono grandi collezionisti d’arte e io sto bene!”) Gyngell ha però in serbo un nuovo progetto: l’apertura di un’altra sede del Petersham Nurseries Café alla Serpentine Gallery a Hyde Park. La pasta per entrare alla corte di Gordon Ramsay ce l’avrebbe pure. Ma non la voglia. Ora anche la Michelin è dalla sua parte.

[Fonte: telegraph.co.uk]

Foto: Philip Hollis/Telegraph, heidiclaire.blogspot.com, passingopenwindows.comn, fashion.telegraph.co.uk (ritratto), heidiclaire.blogspot.com, dailymail.co.uk, Pam Kent/New York Times, fluidlondon.co.uk, joyceyland.com, gq-magazine.co.uk

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