Paesaggio Italiano. Alto Adige tra dolci e una Schiava da urlo!

Adoro lo sci: bianco, neve, freddo, solitudine. Gli sci solcano linee precise, come coltelli affilati. Quasi un esercizio zen, che mi riconnette con il mondo e la natura. Intorno tutto è calma e serenità, il gesto diventa una leva con cui sollevare tutto il peso quotidiano. Sono pazzo per la montagna d’inverno. Almeno quanto detesto lo stupido verde estivo. Quindi cerco di frequentare il più possibile l’Alto Adige. Mi sento a casa, io terrone, in questo panorama aguzzo, ogni volta che arrivo in prossimità di una chiesetta ripida che lambisce l’autostrada, alle ore più impensabili del giorno o della notte, da solo alla guida o con bambini e cane che dormicchiano dietro, sorrido come un ebete e mi sento arrivato.

L’Alto Adige non è solo sci, ma soprattutto una regione straordinaria per qualità della vita, dei prodotti offerti, dei vini antichi e delle tavole pregiate. Sembra che non ci sia mai crisi a queste latitudini, tutto è calma e serenità. Gentilezza e ospitalità. Persino la proverbiale sipatia per itedeschi, sembra essere svanita, sconfitta dagli euro che noi italiani (malgrado tutto) facciamo circolare con maggiore zelo.

La ricetta è sempre quella, in giro per qualche giorno alla ricerca di scorci, sapori e profumi che sappiano raccontare un territorio. Parlano i paesaggi e le leccornie di questa terra. Partiamo dall’Alta Badia, una piccola valletta che era disabitata fino alla grande guerra, poi diventata luogo di turismo invernale. Siamo in una valle Ladina, e non è poco, giochiamo in casa: i Ladini sono i terroni del Tirolo e i tirolesi i terroni della Germania. Quindi se la transitiva ha un senso, siamo a casa!

Il primo posto da segnalare è subito qui, a pochi chilometri da casa. I dolci di Ricky, uno straordinario pasticcere della Val Badia, capace di spaziare dagli strudel tipici a dolci inventivi e moderni. Se hai voglia di dolce è l’indirizzo giusto. La cortesia è veramente squisita in questa piccola casa nascosta, dal decor minimalista e caldo. Il rito della cioccolata calda è delizioso dopo una giornata di sci, seduti ai tavolini ordinati davanti alle vetrate. Ma ancora più straordinari sono torte e paste. Lo strudel della valle poi è piacevolissimo: di un’eleganza rustica e semplice, sa di cose buone di una volta, come la frolla che lo veste e il ripieno di mele e cannella. Fantastico in ogni occasione, ma soprattutto per una colazione gagliarda, adatta ad affrontare il clima alpino. Ma non scherzano neanche gli strudel tradizionali, o le invenzioni più recenti e scanzonate, talvolta persino piccanti. Una menzione a parte la biscotteria, sa di burro e uova del giardino, sa di sapori antichi e dimenticate, persino un semplice cuoricino di pastafrolla è spaziale.

Giusto il tempo di far colazione, oggi ci attendono un poco di chilometri. Niente sci, ma presa la macchina direzione Merano, Cornaiano in particolare,  nel bel mezzo dei famosi vigneti. La macchina rotola leggera sull’asfalto, curva dopo curva ci lasciamo le montagne acuminate alle spalle. Il paesaggio cambia, la neve da bianca si fa grigia, fino a scomparire e lasciare posto alle vigne e i fruttetti. Tutto ordinato preciso, quasi schematico. Da qui arrivano alcuni dei vini più straordinari d’Italia: i bianchi eleganti e moderni e i rossi potenti e concentrati. Le cantine si susseguono, senza sosta. Grandi, piccole, persino grandissime, qui il vino è una roba seria e si sente. Noi cerchiamo altro, un luogo preciso: la Cantina di Girlan, spinti dall’eco della sua Schiava, un vino leggero ed elegante, fenomenale, che per me è uno dei grandi piccoli vini di cui è piena l’Italia. Qui è il vino di casa, quello dal consumo quotidiano e semplice e da Girlan semplicemente ne fanno la migliore! Ci aspetta un amico,  Oscar Lorandi, da poco tempo nuovo direttore. La cantina di Girlan è una realtà storica, sta sul territorio di Cornaiano da tanto, dagli inizi del secolo scorso, e ora si sono impegnati in un progetto di recupero e rilancio impressionante. La cosa che più mi colpisce è la voglia di conciliare antico e moderno, di rilanciare una realtà senza perdere neanche un grammo della propria storia. La nuova cantina sorgerà su quellla vecchia (anche fisicamente) mischiando i piani e percorrendola si fa un viaggio del tempo. Si inizia nella modernità più assoluta, per poi scendere nelle viscere del territorio altoatesino e nella storia di Girlan, in un reticolo di gallerie e cunicoli, ancora utilizzati per la cantina. Acciaio scintillante, mosaici moderni, legni operosi e tufo scavato, sono i materiali tra cui muoversi in un simbolico contaminarsi di antico e moderno che è anche la cifra del loro vino. Assaggiamo tutti i vini della produzione che ci colpiscono, ma quello che ci tramortisce è la degustazione di vecchie e nuove annate di schiava Gschleier, semplicemente la migliore

2009 al naso profumi vivi e esuberanti, il frutto è intenso e sapido. Campeggia una nota austera che si concede poco. In bocca seducente, scabro e nervoso, l’acidità lo regge vigorosamente. Ancora giovanissimo e assai piacevole nella sua chiusura sapida. 3 scatti

2007 profumi vinosi e piacevolmente rustici. Il frutto è esuberante e fresco, note di pesca bianca al vino. All’assaggio è tannico e nervoso, ancora molto giovane. La beva è compulsiva e rinfrescante. 2 scatti + secchio

2005 aromi maturi e severi. Il frutto è nitido e maturo. Estremamente composto ed elegante. In bocca è molto esuberante, la trama tannica è fitta e intensa, una fresca acidità ne regge la beva. Peccato per una chiusura non finissima. 2 scatti

2000 al naso è austero e rusticamente elegante, il frutto è scuro e scalpitante, inizia a virare su seri toni minerali di pietra.  All’assaggio convince pienamente con grinta e dinamica. Il frutto è nitido e i tannini vellutati e freschi, spaziale. 4 scatti + secchio

1995 sentori evoluti, ma anche complessi. Si insinua una nota di acciuga che fa temere. All’assaggio però cambia registro, il frutto è ancora vivo. Non enorme ma fresco ed elegante. La sapidità ne sostiene la beva. 3 scatti

1985 naso complesso ed evoluto, note di salamoia che lo sbilanciano, ma anche terra e humus. All’assaggio è agile e fresco, inizia una leggera scissione e chiude su note minerali di pietra focaia. 2 scatti

1976 una meraviglia, una schiava di oltre trent’anni in grandissima forma. Complesso e austero al naso, una nota scabra di pietra e humus lo segna. In bocca è agile e persino fresco, incredibilmente vivo e scattante. Un grande vino. 4 scatti

Questo il rapido resoconto di una degustazione spaziale, che inquadra la schiava in un’altra luce, esco frastornato e incredulo, non per il tanto vino bevuto, ma per la qualità di questa schiava, fitta, scura e minerale, capace di sfidare il tempo, con lo slancio di un fondista. Che vini!

La sveglia suona, la luce che filtra attraverso gli scuri, significa solo una cosa: sole! Salto giù dal letto voglio sciare, mi vesto e apro le imposte, guardo il termometro: -10 , il sole brilla, la caffettiera gorgoglia. È un giorno perfetto! Mattina sci sulle piste di san Cassiano e a pranzo vi porto a Utia des Trausines. Che posto! Da fuori la scambieresti con mille altre baite per sciatori: musica tirolese, sci al sole, gente che mangia. Ma appena entri capisci che è tutta un’altra storia. In fondo una griglia e da questa, le migliori bistecche della mia vita. Carne locale, black angus, nebraska, bisonte, maiale, costine. Non possono mancare raclette e formaggio fuso. Io non ho dubbi, vado da Willi e gli chiedo una fiorentina delle sue. Carne locale, di cui si conosce tutto, frollata alla perfezione. E poi, lui alla griglia. Si muove agile e sicuro, come un’alpinista, tra fiamme e coltelli. Non usa protezioni, ma non si brucia ne si taglia, le prime volte restavo incantato a guardarlo, agile e preciso come un funambolo. La carne che ci porterà è semplicemente da coppa del mondo, sia per materia prima che per cottura. Deliziosa nella sapidità che si ferma un nanosecondo prima dell’eccessivo, nello scottato che flirta con il bruciato senza mai caderci, nella succulenta cottura al blu, ma diamine, cottura! Non crudità. In una parola maestria…

Inutile dirvi del kaisermarren delizioso, o della sontuosa raclette con formaggio e speck o dei vini che si possono assaggiare, c’è tutto. Tutto in secondo piano rispetto la ciccia e che ciccia.

[continua…]

Foto: Francesco Arena

13 Commenti

  1. una schiava del 1976!? io vado sempre a selva e ricordo la schiava (o st magdalener) come un vino da boccioni al supermercato… ma siamo sicuri?

  2. ha risposto a Ugo: vero ugo, ricordi bene, la Schiava è in alto adige il vino da tutti i giorni semplice e beverino. Ma non vuol dire che non ce ne siano di strepitose. Huck am Back per esempio è da sempre uno dei miei vini preferiti. ma queste schiave di Girlan, a parte il nome impronunciabili 😉 sono strepitose… dei grandi vini capaci di grandi invecchiamenti!

  3. Bellissimo racconto! Adoro le cantine altoatesine e tutta quella parte dell’Italia, dove si mangia bene e le persone sono cordiali. La Schiava Girlan secondo me è un grande vino, come dite voi, me lo berrei a secchiate!

  4. Bravo Ale, un racconto meraviglioso. Sulla schiava Girlan poco da dire se non che ho bevuto la 1976 da Roscioli e da Settembrini e le ho trovate fantastiche. Ero con Lorenza Sebasti del Castello di Ama e anche lei è rimasta colpita dalla piacevolezza di questo vino e dalla sua longevità.

  5. Che voglia di AA!
    Bel tuffo virtuale, grazie Ale.

    Refusino: la frittatina dell’Imperatore è Kaiserschmarren. 🙂

  6. ha risposto a umberto: bella domanda… differenti, direi che l’Huck è più pettinata, mentre il Gschleier (un nome così può essere solo maschile :-D) è più scompigliata e intensa… Però non ho mai assaggiato annate così vecchie… Qualche tempo fa aggiustando la cantina ne trovai un cartone di 2005 e me lo sono bevuto con molta gioia e piacere…

  7. Huck am Bach dovrebbe essere un Santa Maddalena, cioè con 10% di Lagrein (che si fa sentire) infatti secondo me è un vino abbastanza diverso dalla schiava “in purezza” (Lago di Caldaro) ad iniziare anche dal colore, dalla concentrazione…
    Io amo molto la schiava e sono d’accordo che “è uno dei grandi piccoli vini di cui è piena l’Italia”!
    Finora però non ne ho mai assaggiate di così vecchie, quindi grazie del suggerimento!
    A questo punto sarebbe bella una degustazione per la Schiava, così come “promessa” per il Rossese…e come tipologia (se mi passate il termine, ma al momento non me ne viene uno più appropriato) forse non siamo poi così lontani…

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