Buongiorno L’Aquila! La speranza, due anni dopo la lunga notte del Vinitaly

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Due anni fa, era l’ultima notte di Vinitaly. Ci svegliò il telefono, non era ancora l’alba. Ci inchiodammo a Rai News, l’unica che trasmetteva (una delle poche che ha continuato, senza mai smettere, a trasmettere, a raccontare, a informare).

Ci inchiodammo alle immagini del dolore, dello sgomento. Della paura lancinante per tutti i cari, in senso lato. E ai cellulari. Troppi non risposero. Ora, due anni dopo, è la notte prima della partenza per Vinitaly. E non è certo, per chi è là e per chi vuol loro bene, una notte facile, né una notte qualsiasi.

Quasi Rete sente allora di fare il suo lavoro così: elencando a chi mi/ci segue i link da visitare o ‘ottenere’ (ci sono anche pagine di Facebook) per restare sintonizzati: con l’Aquila, con la sua storia, con lo sforzo difficile, ma davvero disperato solo se isolato, di averne ancora una. E con la vita quotidiana di chi, in questo mare pieno di gorghi, ci naviga dentro. O nuota, immerso fino al collo. E’ fondamentale per loro avere un’audience informata e amica. Testimone. Che non si faccia fregare dalle balle. Resistente a tutti i microrganismi saprofiti che ammalano di brutto il mondo dell’informazione italiana. Che faccia quello che una volta tutti i giornalisti sapevano di dover fare (andare alle fonti), e che ora troppi, in particolare di quelli al comando delle varie portaerei e corazzate pubbliche e private, fanno solo se esse sono fonti di prebende, di lucro, di carriere miracolose (e miracolate).

Andate allora a chiedere l’amicizia FB a Roberto De Viti, straordinario collega, gastronomo e scrittore, ma soprattutto voce libera e ironica, occhio smagato da osservatore mai asservito della città che è sua. E dove vivono i suoi figli, la sua famiglia, gli amici restati malgrado tutto lì.

Fate lo stesso con Marzia Buzzanca, la ristoratrice che ha riaperto per prima in Centro Storico un ristorante (il Percorsi di Gusto, pochi tavoli, ambiente cozy, menu corto e pizza da lievito madre) dopo averne avuto uno stellato, il Vinalia, che non c’è più. Fatevi raccontare come mai, se si fosse mai pentita della sua scelta (che in parecchi hanno definito folle) non avrebbe avuto neanche la canna del gas a cui attaccarsi. Ve lo anticipo io? Perché in due anni non glielo hanno mai riattaccato. Nel giorno in cui nuovi supermanager da milioni di euro all’anno di prebende, stock option, dividendi, si insediano radiosi ai vertici di Eni Enel Finmeccanica & co. chiediamoci/chiedetevi com’è possibile che un locale riaperto così, con quel coraggio, debba cucinare con le bombole. E rispondetevi: perché i signori che esigono serenamente bollette con la mora tanto al giorno, che giocano con indifferentemente i call center e con Gheddafi, secondo giorni e reparti produttivi, non trovano conveniente tirare un tubo per una utente sola. E non per i trenta condomini fitti di appartamenti e caldaiette cui sono grassamente abituati.

Collegatevi con il sito della Fondazione 6 aprile, uno dei cui motori è il collega capo redattore de Il Centro Giustino Parisse, per il quale informare vuol dire raccontare e rivivere ogni giorno la storia della notte maledetta che si è portata via i suoi figli… ma che continua a stare più che mai sul pezzo.

Sintonizzatevi su ilcapoluogo.com, il quotidiano on line fitto, tra l’altro, di interventi e blog (anche tostissimi come quelli dello psichiatra Vittorio Sconci), e che apriva ieri con ‘L’Aquila attende la lunga notte’ parlando delle celebrazioni di memoria e resistenza (già: resistenza, ricordate questa parola?) previste in città e negli altri centri limitrofi variamente feriti.

Pescate nel sito www.animammersa.it la cui anima è Maria Luisa Serripierro.

Cliccate poi spesso sul sito del Comune dell’Aquila per avere anche da lì il polso di quel che realmente succede (o NON succede), delle ordinanze, delle assemblee, dei soldi.

E per favore, cercate le foto, e le immagini che giornali come il Tg1 di Minzolini non trovano evidentemente eleganti, non abbastanza ottimistiche, un po’ deprimenti: insomma, quelle VERE. Quelle che Bruno Gambacorta (Tg2) ha mandato invece in onda in una puntata di Eat Parade che per me è stata un esempio di pacato, lucido, vero giornalismo di settore. Il nostro settore.

Provando a ricordare a tutti noi, e a tutti ‘loro’, che abbiamo occhi non solo per fotografare un piatto e postarlo; gusto non solo per sentire l’umami o riconoscere uno zenzero; passione non solo per le mazzancolle e la Borgogna. E che avere comunque queste doti e questi interessi è un modo per entrare in relazione, per condividere. Non per escludere il resto del mondo.

Buongiorno, L’Aquila. Che la colazione, oggi, sappia anche un po’ del gusto ‘madeleine’ di una dolcezza. E di una speranza.

Foto: tg24.sky.it, giornaledabruzzo.net