Clandestina, veloce, temporanea, mobile, pop-up. Gli ingredienti della tavola moderna ci sono tutti nel pasto servito domenica 1° maggio nel vagone numero 2 della linea L della metropolitana di New York.

Un inusuale pranzo di festa itinerante a base di caviale, foie gras, filet mignon e panna cotta al cioccolato, con tanto di maître e posate d’argento. Condizione essenziale per sedersi ‘a tavola’, essere muniti di Metro Card, come ha raccontato il NYT.

Scene di ordinaria modernità, di cibo sdoganato nei suoi rituali più antichi ma che presto potrebbero diventare tabù se passa la proposta della Metropolitan Transportation Authority, la società che gestisce il trasporto di New York, di mettere al bando il cibo in metropolitana per contrastare l’emergenza topi.

Nell’attesa e complice (forse) l’ignoranza del codice di comportamento per i passeggeri che già prevede multe salate per chi mangia nei vagoni della metropolitana della Grande Mela, l’appuntamento per una decina di amanti del mangiare in movimento è stato fissato per domenica, poco dopo le 13, all’angolo Nord-Est dell’incrocio tra l’Ottava Avenue e la Quattordicesima Strada con una hostess dedicata e riconoscibile da un ombrello. Partenza alle 13,30.

Promuovere il proprio locale è la missione degli organizzatori, un pugno di proprietari di supper club newyorchesi, ultima frontiera della ristorazione, metà ristoranti e metà social club, dove si celebra l’incontro tra cibo, spettacolo, arte, musica e intrattenimento.

Per la golosa clientela di Brooklyn è un’occasione per consumare insieme, tra una stazione e l’altra e in poco più di mezz’ora, un pasto gourmet di sei portate, servito su un piano di legno fortunosamente fissato al vagone, con i bicchieri da infilare in appositi buchi, su tavole nere in perfetto stile underground. Il ‘vagone ristorante’ ovviamente non ha cucina. Tutti i piatti sono preparati in appartamenti lungo la linea della metropolitana mentre lo spazio per l’allestimento è gentilmente messo a disposizione da Brooklyn Kitchen, il negozio di utensili per cucina.

L’amuse-bouche è servito alla prima fermata da camerieri armati di guanti bianchi e cucchiai in porcellana. Fornitori della portata sono lo chef Daniel Castaño e Michael Cirino, del supper club A Razor, A Shiny Knife, attivissimi, insieme ad un altro degli organizzatori del pranzo, Jonathan Castaldi, nella promozione di food-eventi (corsi accelerati di cucina fuori porta dove i corsisti assistono persino alla macellazione del cinghiale, preparano la pasta, cucinano e mangiano insieme e saloon itineranti, eventi-educational dedicati al cibo e soprattutto al vino).

C’è spazio per qualche ospite imprevisto: i passeggeri ignari che salgono a bordo digiuni e scendono ‘mangiati’. Segue la fermata con foie gras in brioche e gelatina di Porto e uva passa fatta in casa. Nuovo stop, è la volta della zuppa. C’è tutto il tempo per ascoltare, tra il mare di click dei fotografi, qualche pagina del Grande Gatsby e quando la metropolitana riguardagna la superficie il pranzo volge al termine: arrivano il formaggio e il dessert.

Costo dell’operazione: 1600 dollari. I gourmet di Brooklyn ringraziano. Forse anche i topi.

Fonte: nytimes.com, repubblica.it

Foto: Yana Paskova/The New York Times, clubzone.com

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