Luigi Nastri convince con la sua performance gastronomica al MacroTempo di lettura: 3 min

Quarta edizione di ROMA – The Road to Contemporary Art, per la seconda volta nella sede unica del Macro Testaccio, che ha visto la presenza di 76 gallerie italiane ed estere organizzate in tre sezioni: Main Section, Startup e Fuori Misura, allestita a cielo aperto.

Grande l’affluenza di collezionisti ed appassionati affamati di arte contemporanea che sono stati sfamati da una ricca esposizione di opere. Sfamati anche nei bisogni più terreni con una vasta proposta gastronomica affidata ad un corner di Molto, declinato in champagneria, e da Settembrini che da Prati è giunto al Mattatoio in grande stile, con un’offerta variegata e particolarmente ricca.

Marco Ledda, Luca Boccoli e Gigi Nastri non hanno lesinato per portare “in mostra” la solida realtà di via Settembrini, allestendo un ampio spazio esterno dedicato alla ristorazione in senso lato con una offerta in grado di coprire ogni tipologia di bisogno per ogni ora della giornata dell’appassionato d’arte, mantenendo inalterato lo stile estetico ben riconoscibile del locale originale.

Settembrini al Macro si sviluppa in orizzontale nello spazio esterno posteriore ai due spazi espositivi; si inizia nella parte più a destra con il bar dove fare aperitivo o bere un caffè per poi procedere in un unicum di gusti, sapori e colori.

Al banco dei salumi e formaggi, una vera delizia estetica, c’è Fabrizio che oltre a comporre divertenti piatti gourmet ci informa in anteprima che l’offerta birraria di Settembrini ora prevede anche le birre di Atlas Coelestis.

Poco più in la del banco di Fabrizio, in rapida sequenza, trovano spazio gli altri corner allestiti: goloso buffet con primi piatti e secondi di carne e pesce, focacce e panini con le più svariate farciture e banco per gli abbeveraggi.

Se questo primo “blocco gourmet” è stato pensato per soddisfare i visitatori più dinamici e meno esigenti, è nel vip lounge che si officia il rito più “settembrino”, con tanto di massiccio spiegamento di forze: Pino Mondello con Cristina al cocktailbar, Luca Boccoli in sala e Gigi Nastri nella esotica cucina da campo per il caso approntata: la formula è semplice, una volta chiusa la mostra ci si viene a rifocillare in grande stile qui, avendo facoltà di scelta tra due menu uno da sei ed uno da quattro portate.

La sala gira dinamica sotto la guida di Marco e Luca; la cucina, tra camion cucina e fornelli da campo, macina piatti con rilassatezza come se la brigata coordinata da Nastri fosse nel ben più attrezzato e comodo ristorante di Prati.

Il menu ha previsto due antipasti, un primo, due secondi ed un dolce conclusivo: fresco e saporito il “sushi piemontese” con la fassona declinata in una tartare con erbe di campo e salsa al wasabi e in un taglio sashimi su quenelle di riso bianco; leggero ma dalla bella nota sapida “ricotta carciofi e gamberi rossi” dove il gioco di consistenze ha arricchito un piatto dal già ampio respiro gustativo; nel già classico “risotto seppie limone liquirizia” viene raggiunto l’apice della serata con una mantecatura che, vista la circostanza, è da encomio con la sua lunghezza gustativa molto godibile.

Piacevoli e divertenti anche i due secondi, “pescato del giorno e vignarola” ed il “calamaro ripieno di pomodorini capperi e olive con scarola”; la cena al Macro termina con un freschissimo e super estivo “minestrone di frutta con tè verde e sorbetto di sedano” in cui svetta il sorbetto a pulire la bocca dalla dolcezza della frutta ed i sapori intensi della cena in generale.

La piacevole serata termina al bancone con Pino Mondello con cui, complice un after dinner come si deve, si può discutere e commentare di arte e di gastronomia.

(cliccando sull’icona si apre la galleria con le foto ingrandite. Sulla destra della prima foto appare la freccia per scorrere tutte le immagini)

3 Commenti

  1. Dalle foto sembrerebbe che si stia tornando ai piatti a forma di piatto, decorati come piatti e di materiale piattesco. 😀
    Quindi possiamo sperare che in futuro prossimo la smettano di portarti da mangiare sopra lastre tombali, tegole parigine e porcellane dalla geometria che terrorizzerebbe Lovecraft… 😎

  2. La speranza è che non sia una virtù dettata dalla necessità di lavorare in un ambiente così con tutte le limitazioni del caso…
    Dirò di più, poco tollero anche i piatti quadrati e rettangolari 🙂

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