I Nas di Bari hanno sequestrato sessanta tonnellate di cagliata priva delle indicazioni di tracciabilità, impropriamente congelata e in cattive condizioni igieniche. Un quantitativo di materia prima con la quale sarebbe stato possibile produrre più di mezzo milione di confezioni di mozzarella da 125 grammi.

L’utilizzo di cagliate per produrre mozzarelle di latte vaccino è legale sia in Europa che in Italia dove, secondo stime di Coldiretti, almeno una mozzarella su quattro tra quelle in commercio è stata prodotta con cagliate straniere che non è obbligatorio indicare in etichetta.

Lituania, Ungheria, Polonia e Germania i paesi ‘specializzati’ nella produzione di cagliate utilizzate per produrre mozzarelle, poi vendute a prezzi competitivi rispetto a quelle prodotte con il latte e spesso preferite, per questione di prezzo, dal consumatore ignaro.

Ora Coldiretti, insieme all’Associazione Italiana Allevatori (Aia) e in collaborazione con la facoltà di Agraria dell’Università di Bari, ha messo a punto una tecnologia in grado di evidenziare un ‘marcatore’ che segnala quando la mozzarella non è prodotta con solo latte fresco.

Una mano al consumatore e alle imprese italiane che lavorano nel settore (39 mila) potrebbe arrivare dal provvedimento, all’esame dell’Ue, che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di latte e derivati e l’utilizzo di sostanze diverse dal latte e che vieta l’uso di polveri e caseinati in sostituzione del latte per la produzione dei formaggi.

Fonte: repubblica.it

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